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La propaganda anti-Euro e Twitter

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Cavolo, questa prima che macroeconomia di base è algebra! Dati i costi, svalutando lui potrebbe vendere allo stesso prezzo di mercato internazionale che equivale a un maggior ricavo in valuta nazionale, coprendo i costi.

Si può risolvere il problema tagliando i costi a monte? Probabilmente, si dovrebbero valutare conseguenze su tutti gli ambiti; personalmente non credo che ci siano molti margini. Ma proprio qui è il cuore del commento di Alessandro: gli economisti che sostengono che sia quest'ultima - piuttosto che la ridenominazione e svalutazione - la soluzione migliore, hanno l'onere professionale ed etico di dimostrarlo valutando imparzialmente le alternative, e non andare avanti a botte di partiti presi.

eh, perchè basterebbe valutare un attimino la cosa in termini reali, per vedere che l'algebra va allegramente a farsi benedire. dimmi un po', se io utilizzo due kg di legno per produrre una matita, ed un mio concorrente ne utilizza uno solo, in tutto ciò dove entra la valuta in cui si compie lo scambio con il cliente?
ma non c'è niente da fare. l'illusione monetaria è più forte di qualsiasi religione.

(ah, in ogni caso, il nostro imprenditore che svalutando può fare prezzi più bassi si è come al solito dimenticato che la filiera produttiva odierna è praticamente interamente internazionalizzata, e che per produrre i beni da vendere a basso prezzo, deve prima comprare altri beni, ad alto prezzo. ops.)

La filiera di un agriturismo è elementare. I costi sono prevalentemente di personale (50% circa), variabili (luce, gas, lavanderia ecc.) e costi fissi. C'è poco da limare sui costi (se non scendendo drasticamente nella qualità (appartamenti non puliti ecc.). Ma i prezzi finali, quelli sì li impone il mercato internazionale. Mi dica lei cosa fare per riuscire ad avere margini decenti. Io lo faccio come hobby, e mi permetto di avere tutto in regola, chi ci vive molto semplicemente fa nero ed evasione. La teoria è una cosa. La realtà è un altra cosa.

qualunque svalutazione di sorta non cambierebbe nulla, a meno che la svalutazione non serva effettivamente a ridurre i salari reali dei dipendenti.
è banalmente ovvio che quindi il problema sono, appunto, tasse e burocrazia.

Non c'è nulla da dimostrare, secondo me, caso mai basta mostrare quello che già le diverse nazioni fanno.
Ci sono nazioni che, incapaci di intrapprendere certe riforme, ricorrono la spirale svalutazione-inflazione senza uscirne mai (come un drogato nel tunnel) e ci sono nazioni che invece hanno il coraggio e la capacità, quando serve, di fare riforme pubbliche energiche e radicali per mantenere alto il livello del sistema paese (formazione, ricerca, produttività generale del fattori, welfare). Prendo per esempio la Germania con agenda 2010, la Svizzera con il suo contenimento della spesa pubblica e del debito e la Svezia degli ultimi 20 anni con il forte calo di spesa pubblica e tassazione. Li prendo ad esempio perché sono nazioni che esportano parecchio (Svezia 34% del PIL, Germania 43%, 53% la Svizzera, malgrado il Franco forte) e lo fanno sulla base della qualità dei prodotti e del sistema-paese, non di semplici giochini alegbrici basati sulla forza o debolezza della valuta.

 Lo fanno sulla base della qualità dei prodotti

Mia moglie anni fa ha comprato un frullino svizzero (http://www.bamix.com/).

Prima di prendere questa decisione (non ci vuole un mutuo, ma costa 3-4 volte i competitori da supermercato) i frullini le duravano 1-2 anni. Il frullino svizzero invece ci seppellirà. Basta usarlo un paio di volte per rendersi conto che al suo confronto, i competitori che si trovano usualmente negli scaffali dei supermercati, ma anche nei negozi di elettrodomestici o anche in quelli di prodotti per la cucina, paiono giocattoli per bambini.