Titolo

La propaganda anti-Euro e Twitter

8 commenti (espandi tutti)

Lex monetae: ogni Stato sovrano determina la propria valuta legale. Quindi, i contratti che ricadono sotto legge italiana (cioé il 95% dei titoli di debito pubblico, e buona parte del debito privato) verrebbero riconvertiti in nuove lire. Se ne discute su varie pubblicazioni generaliste (a memoria, ricordo di aver letto articoli su Forbes e FT Alphaville).

Naturalmente, il discorso è ben diverso per i titoli di debito e i contratti emessi sotto legge internazionale (in particolare, inglese). Uno dei problemi dell'Argentina (se ricordate la "vittoria" dei fondi speculativi sui titoli di stato, alcuni mesi fa) era che buona parte del debito ricadeva sotto la legislazione americana (fu un tribunale di New York a decidere). Ma fortunatamente gran parte del debito italiano ricade sotto la legislazione italiana.

Inoltre, c'è un altro fattore importante da considerare. Con incagli e sofferenze bancarie al 22%, ed un rapporto debito/PIL al 130%, mi chiedo quale sia la reale solvibilità, dentro l'euro, del debito (pubblico e privato) del nostro Paese...

Lex monetae: ogni Stato sovrano determina la propria valuta legale. Quindi, i contratti che ricadono sotto legge italiana (cioé il 95% dei titoli di debito pubblico, e buona parte del debito privato) verrebbero riconvertiti in nuove lire. Se ne discute su varie pubblicazioni generaliste (a memoria, ricordo di aver letto articoli su Forbes e FT Alphaville).

Quindi basterà far riferimento alla Lex monetae e i nostri creditori andranno via soddisfatti e contenti di esser stati trattati in punta di codice?

almeno in Italia. L'idea che la scappatoia legale risolva non solo il problema legale, ma anche quello economico sottostante.

Federico, il problema non è se legalmente lo stato può ridenominare i propri debiti, facendoli passare da debiti in euro a debiti in una valuta che stampa lui. Il problema è quali sono le conseguenze sulla sua credibilità futura se lo fa. Non cambia assolutamente nulla che l'esproprio dei creditori avvenga in punta di codice, o mediante dichiarazione di bancarotta oppure mediante una rivoluzione armata.  L'unica cosa che conta è la risposta alla seguente domanda: dopo aver osservato un evento espropriativo, tu hai più voglia o meno voglia di prestare i soldi al paese che l'espropriazione ha messo in atto? Ripeto, non è un problema legale, è un problema economico di fondo. Paradossalmente, il fatto che l'esproprio possa avvenire senza violare le leggi o senza atti rivoluzionari catartici è peggio, perché significa che il paese nel suo funzionamento normale non offre alcuna protezione agli investitori. Almeno le rivoluzioni sono eventi eccezionali e si può sperare che dopo le cose cambino.

Un altro esempio di questo atteggiamento, scambiare i problemi economici per problemi legali-amministrativi, è il modo in cui sono trattati i debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni. Lo stato ha permesso il loro accumulo per sfruttare il fatto che, per come sono al momento strutturate le leggi contabili e in particolare la definizione di debito a livello europeo, essi non rientrano nella conta del debito, mentre se tali debiti venissero pagati emettendo Btp lo sarebbero. Tu credi veramente che i mercati non se ne accorgano? Presumibilmente è peggio, perché al posto di un debito di consistenza chiara c'è un debito che nessuno sa esattamente quanto sia. Aggravando l'incertezza qusto fa crescere il costo del debito. Però tutti quanti, serenamente, si sono convinti che finché quel debito non viene contabilizzato secondo le regole del Manuale SEC 95 allora non esiste e non ha effetto. È un atteggiamento semplicemente assurdo.

Se fossimo nel 2006 probabilmente sottoscriverei il suo commento fino all'ultima parola. Però mi sembra di capire che, oggi, gli investitori stiano già prezzando gli eventi di cui noi amabilmente discutiamo. Del resto, perchè dovrebbe esistere un differenziale tra titoli di Stato italiani e tedeschi se non a causa del fatto che sia già ampiamente contemplata la possibilità che il sistema Italia possa un giorno non essere in grado di ripagare i debiti?

Leggendo un'intervista del prof. Bisin su Wall Street Italia cito, testualmente, "Il discorso sul default parziale e' complesso. adesso e' troppo tardi, rischiamo l'esplosione. Io vedrei bene un meccanismo istituzionale formale per default organizzato e ordinato in sede UE." Inutile nasconderci, prof. Brusco: questo è lo scenario nel quale ci troviamo, lo sappiamo bene noi, e lo sanno benissimo gli investitori internazionali. Il debito (pubblico, certo, ma soprattutto privato) si trova probabilmente già da tempo su una traiettoria insostenibile.

Il nocciolo della questione mi parrebbe essere, a questo punto, il come uscirne. Le possibilità, per chi ritiene che una possibile soluzione sia lo smantellamento ordinato dell'eurozona, sono molteplici e correttamente riportate da marcodivice pochi commenti sotto.

Non sono sicuro che gli investitori esteri reagirebbero in modo più negativo ad una ridenominazione e conseguente svalutazione del debito italiano, piuttosto che ad un "default organizzato" (per usare le parole del prof. Bisin) o, peggio, ad una soluzione di tipo greco. Per non parlare del bail-in alla cipriota: che fine farebbero le nostre banche?

Federico, il tuo commento sembra dire che siccome tanto siamo già in brache di tela e i mercati danno per scontato un default italiano tanto vale il default farlo subito. Guarda che non è così. Lo spread che abbiamo rispetto ai bund è sicuramente troppo alto e sarebbe bene farlo scendere, ma non rende affatto la situazione insostenibile.  Prova a dare un'occhiata a quanto pagavamo di interessi nel 1990 e quanto paghiamo adesso: in termini di rapporto al PIL è circa la metà.  Ti assicuro che potrebbe andare molto, molto peggio. E sicuramente andrà peggio se si continuano a diffondere voci sul default. L'unica cosa veramente insostenibile della situazione attuale è il continuo calo del PIL, e la crescita anemica quando va bene. Occorre quindi argomentare che il default o l'uscita dall'euro (che è comunque una forma di default) può essere utile per riavviarne la crescita in modo stabile nel lungo periodo, non con qualche fiammata.  Se hai pazienza tra poco usciranno articoli che discutono esattamente di questo.

Ma, soprattutto, io veramente non capisco la logica di concentrarsi su un'azione di politica economica, l'uscita dall'euro, che è complicata, richiede comunque parecchio tempo e rischia di creare forti ripercussioni negative a livello internazionale. Il punto è già stato fatto da Marco Divice. Perché, per una volta, non proviamo a mettere a posto le cose che veramente non vanno?

Scusa, mi cito, perché ciò che sostieni è forse la linea più semplice ed essenziale del discorso, nonché la più comprensibile. Poco più su ho scritto:'Io che ne so poco di economia, devo individuare una logica semplice per dare un senso alle nozioni in mio possesso. Ad esempio, mi ha interessato molto il loro tentativo di legittimare l'uscita dall'Euro associandoci a tempo perso la frase "ma le riforme sono comunque necessarie". Mi piace, perché questa frase è un pò la loro essenziale rovina. Intanto, la buttano li con poca convinzione, e questo è tutto dire. Insomma, non sono propriamente dei luminari delle riforme, e forse forse, non sono neanche così convinti che si debbano così tanto fare. Ok, magari qualche riforma si, la farebbero, ma la spesa pubblica, quella no, non mi pare proprio che vogliano toccarla. Ok, non è questo il punto. Non la spesa pubblica, non adesso. Dunque, ricapitolando:"Ma le riforme sono comunque necessarie!" Eccola! E' ancora lei! Se ne fanno scudo! Allora: se quella frase non la dicono, ci sono ottime ragioni per pensare che ci sia qualche problema. Se quella frase la dicono, invece...pure. Se le riforme sono necessarie, perché non farle subito? Perché non sprecare fiato proponendo soluzioni a problemi che sono nell'ordine di un'abbondante manciata di provati luoghi comuni impacchettati sistematicamente all'estero sulla mancata credibilità dell'Italia? Perché non dedicarsi a quello, invece di legittimare impavidamente sulla pelle altrui analisi così FRAGILI per loro DIMOSTRABILE IMPREVEDIBILITA' o anzi - volendo anche andargli incontro - per la loro NON TRASBURABILE ED IPOTETICA IM/PREVEDIBILITA'? Se le riforme sono necessarie, cari miei, pensate a quelle. Non fate gli eroi di minoranza contro un mondo accademico in combutta contro di voi, senza alcuno spiraglio di ragione contro di voi, senza alcun dubbio contro di voi, senza alcuna prova contro di voi, senza alcuna autorità...sempre e solo contro di voi. Pensate ai problemi di questo paese, invece di sputare sangue per rimandare ancora una volta nel tempo ogni - possibile - soluzione ad ogni - singolo - ed innegabile problema.'
Insomma, è più la fatica di pensare al default, con tutti i rischi del caso, posticipando l'analisi dei problemi, che non la fatica di affrontarli subito, quei problemi. Cos'è più produttivo? 

Esatto

sandro brusco 9/8/2013 - 23:59

Grazie per la ripetizione, il tuo commento mi era sfuggito. Io tutta questa fregola da parte degli euroexiter per dire che le riforme (e quali) vanno comunque fatte non l'ho vista, ma non essendo mai stato su twitter magari mi è sfuggito qualcosa.

Trovo che questo sia l'errore logico più rilevabile nella diatriba anti-euro, quantomeno il più semplice, per chi ne capisce poco. Bisognerebbe farglielo notare. In assenza di precise idee riformiste, è evidente che la loro volontà di uscire dall'Euro ha qualche difetto intrinseco. Stessa cosa se queste idee ci fossero, e contemplassero la volontà di aumentare la spesa quanto più ci aggrada. Ci sono veramente tante questioni. Ad esempio, intanto, come può esserci un'uscita organizzata? Chi è che ha ipotizzato per filo e per segno la procedura? E come tenerla nascosta, e come dichiarlarla? E come può a questa scelta seguire una fase riformista, se nessun partito o movimento o nicchia che vuole uscire dall'Euro ha al contempo idee precise su ciò che bisogna fare dopo? E' che bisognerebbe averle adesso queste idee, perché è adesso che loro vorrebbero uscire dall'Euro. E cosa credono, che poi, magicamente, il sistema politico inizierà improvvisamente a funzionare? Non è solo questione di economia, santo cielo, è una questione pratica: se non hai una base maggioritaria, politicamente rilevante e sostanzialmente organizzata, che organizzi l'uscita dall'Euro e tutto ciò che ne segue, come fai ad augurarti che questa avvenga? Cos'è, improvvisamente, la casta si sforzerebbe di non essere più tale? Bah...dovreste fare un post anche su queste cose banali e semplici! Sono questioni meno faticose ma altrettanto efficaci :) Grazie.