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La propaganda anti-Euro e Twitter

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Sono perplesso. Nel 2012 le importazioni ammontavano, in totale, a 400 miliardi di euro (dal sito ISTAT), dunque non capisco da dove saltino fuori i suoi "500 miliardi di spesa annua" per materie prime. Forse si riferisce alla spesa totale per materie prime, che tuttavia comprende anche quelle prodotte sul territorio nazionale, e che ovviamente non risentirebbero dell'eventuale svalutazione. Che poi la stessa svalutazione abbia come effetto la penalizzazione delle importazioni, e la promozione delle esportazioni, beh è proprio questo l'obiettivo, no?

Per quanto concerne il discorso sul debito pubblico, persone che hanno lavorato in posizioni apicali in merchant banks (es. Borghi) affermano che, già ora, dall'estero vengono acquistati molti meno titoli di stato italiani (lo spread ne è il sintomo più evidente). Ritornando ad un cambio fluttuante, si ristabilirebbe il prezzo "naturale", definito dalle leggi di mercato, della nostra valuta, senza alcuno sconquasso particolare. Del resto, dopo la svalutazione della sterlina, i titoli di stato britannici si mantengono su rendimenti bassissimi semplicemente perchè lo Stato britannico ne garantisce la solvibilità. Anche interfenendo con strumenti "non convenzionali", come il quantitative easing, che non ha causato nessuna iperinflazione, tra l'altro. E se necessario, ricorrendo anche all'acquisto diretto da parte della Banca Centrale, come fa ad esempio la FED o la BOJ.

Ripeto, sono un ignorante in materia, dunque non sono qui con l'intento di voler "fare la lezioncina"(ad esperti come Bisin o Boldrin tra l'altro) coprendomi di ridicolo. Sono curioso di leggere ciò che avranno da dire, e spero che avremo modo di discuterne civilmente.

All the best.

riguardo le importazioni (che NON sono solo materie prime, ma anche semilavorati), il problema è dato dalle filiere industriali odierne, molto globalizzate. ergo, appena svaluto, OGGI, pago il 20% in più prodotti che mi servono proprio per produrre ciò che POI potrò esportare. alla lunga, eventualmente, si dovrebbe formare un settore interno che provveda a quanto prima si importava. ma siamo sicuri che, con la moria di imprese già in corso, il sistema economico sopravviva alla prima botta?

sul resto il discorso è troppo lungo e non intervengo. faccio solo notare che il "meccanismo di mercato" della fluttuazione dei cambi, specialmente in caso di una botta come quella sopra descritta, diventerebbe molto molto rapidamente tutto fuorchè "di mercato". e allora...

il flusso logico per l'abbandono dell'euro e ritorno alla lira è:

fattibilità tecnico\giuridica e relative ricadute -> gestione della transizione -> effetti della svalutazione sulla nostra economia.  Inutile litigare sul terzo punto, senza prima aver affrontato e risolto gli altri due.

Per quanto concerne il discorso sul debito pubblico, persone che hanno lavorato in posizioni apicali in merchant banks (es. Borghi) affermano che, già ora, dall'estero vengono acquistati molti meno titoli di stato italiani

bastano le statistiche mensili di Banca d'Italia...Se c'è un problema di flussi di capitale esteri che se ne vanno (assieme a qualche capitale italiano) dovresti spiegare come faresti a trattenerli con la prospettiva di una svalutazione del cambio ?

Inoltre, a quelli che ricordano con nostalgia  l'Italia degli anni '90, quando tutti eravamo più giovani (la demografia non è una variabile irrilevante),  si dovrebbe rammentare che la struttura industriale del paese è profondamente cambiata da allora (in peggio): basta pensare a quante auto produceva allora la FIAT in Italia e a quante ne produce oggi. Sei sicuro che basterebbe svalutare il cambio per avere un aumento immediato della produzione ? In altri termini è solo un problema di prezzi o anche di prodotti/innovazione/qualità ?

 

Ho più dubbi che certezze, mi creda, tuttavia noto che la BOJ svaluta lo yen, e i tassi restano bassi; la Gran Bretagna svaluta la sterlina, e i tassi restano bassi. In tutto il mondo si attuano politiche espansive, dell'inflazione non si vede nemmeno l'ombra. Il PIL, seppur di poco, cresce, mente in Europa restiamo intrappolati in una depressione che sembra senza fine.

E non sto parlando solo dell'Italia, "corrotta ed improduttiva", ma di un gruppo estremamente eterogeneo di Nazioni (Grecia, Irlanda, Italia, Spagna, Portogallo) a cui si stanno aggiungendo persino le virtuose Slovenia, Finlandia, Olanda...
Insomma, ad un insieme di Stati estremamente diversi l'uno dall'altro, accomunati da un unico comun denominatore: l'appartenenza all'unione monetaria, e l'applicazione in apparenza aprioristica e dogmatica di politiche restrittive e deflattive che non hanno eguali nel mondo moderno.

Mi chiedo come sia possibile che una situazione che, ad un profano come il sottoscritto, pare così evidente, non lo sia anche per voi. Sinceramente mi stupisce molto, e sono curioso di leggere quali siano le ragioni che vi portano a concludere che l'esistenza della moneta unica non giochi un ruolo fondamentale nella profonda crisi in cui ci troviamo.

ti suggerisco di controllare pil reale, salario reale, partite correnti di uk, ma soprattutto svalutare una moneta è molto differente da uscire da un'area valutaria comune.non si può stringere il discorso alla sola svalutazione.