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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 2

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qualche spunto..

PJ 28/8/2013 - 12:15

In fatto di diagnosi, come dici tu, ne ha fatte tante e su tante argomenti…e molte (non tutte) queste diagnosi tendono ad andare nella direzione opposta rispetto a quello sostenuto da molti studiosi della materia. Non è mio obiettivo voler confutare in poche righe tutte queste diagnosi, ma spero possano essere uno spunto interesante qualora voglia reperire mateeriale specialistico sugli argomenti:

a)      L’euro è la principale causa della perdita di produttività italiana: questo lo sostiene praticamente solo lui e il suo amico che scrive su Il Giornale. Argomento buono per aizzare le folle, ma privo di ogni fondamento.

b)      L’italia, come Spagna e Irlanda, sta vivendo una crisi di bilancia dei pagamenti causata dall’euro: il debito pubblico non c’entra, l’origine della crisi sta nell’esplosione del debito privato finanziato con capitale estero: falso. Questa diagnosi, corretta per Paesi come Spagna e Irlanda (anche se , come abbiamo visto, l’euro non è la sola e piu importante cause del capital flight&sudden stop, che ha interessato anche paesi con cambi flex) non lo è per l’italia (Krugman dice: “Italy is often grouped with Greece, Spain, etc. in discussions of the euro crisis. Yet its story is quite different. There were no massive capital inflows; debt is high, but deficits aren't”). L’evoluzione del current account italiano e della posizione finanziaria netta dell’italia non ha niente a che vedere, per dinamica e dimensioni, con quella dei PIGS. Il CAD è peggiorato di pochi punti percentuali, mentre nei PIGS ha toccato il -10% o -15%! (non si puo certo parlare di “crisi”, ed il peggioramento è stato dovuto il larga misura all’evoluzione del prezzo del petrolio ed alla perdita di quote di mercato su beni a basso valore aggiunto per la concorrenza dei paesi emergenti, e non da attacchi imperialistici tedeschi a suon di tagli di stipendi. Vai a dare un’occhiata al trade balance italiano UE ed exUE, cosi come al trade balance con energía e senza energía, cosi come alla composizione merceologica degli export italiani e tedeschi,  e ti accorgerai di questo).

Lo stesso vale per gli afflussi di capitale per finanziare debito privato,che sono stati quasi inesistenti: l’italia ha un debito estero netto di 15% o giu di li, i PIGS han toccato picchi di 80% e 100% (il debito totale dell’italia è molto piu basso di quello dei PIGS ma sbilanciato nella sua composizione sul debito pubblico, la quota finanziata dall’estero è pure bassa e concentrata nel debito pubblico…il trigger della crisi è stato causato dal fatto che l’elemento di vulnerabilità italiano risiedeva nell’alto debito pubblico italiano finanziato in parte da capitali esteri e dalle banche nazionali. Col sudden stop after Lehman, i capitali esteri che finanziavano il debito PUBBLICO sono stati richiamati, causando problemi al settore pubblico che sono arrivati poi a catena alle banche – piene di titoli di stato ­- e al settore privato. Il meccanismo è l’esatto opposto di Spagna e Irlanda: con il sudden stop due to Lehman, i problemi di leverage del settore pubblico si sono trasferiti al settore privato, e non viceversa).

c)       La germania sta segando il ramo su cui è seduta: i PIIGS, a causa dell’austerità, vedranno le proprie importazioni dalla germania crollare, trascinando il modello imperialista nel báratro: questa la stiamo vivendo live. Causa austerity, tutti i PIGS + Italia hanno current account close to flat o positive. E la Germania? Il current account è piu o meno sempre quello, attorno a +7%. Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda…messi assieme arrivano si e no al 5% degli export tedeschi, i quali hanno rapporti piu stretti con turchia, polonia, svizzera…ma come si fa a credere alla favola che il successo commerciale tedesco è basato sulla vendita di BMW e mercedes a cambi favorevoli in grecia e portogallo?!?! L’evoluzione dei current account sopra citata mostra che questa, appunto, è una favola.

d)      L’uscita dall’euro, con il conseguente deprezzamento della valuta, consentirebbe un miglioramento cíclico dei tassi di crescita italiani grazie alla dinámica degli export, che a sua voltarenderebbe meno painful il processo di riforme che l’italia deve fare: gli economisti citati nel post precedente, esprimono dubbi al riguardo, ed anzi sostengono che l’euro exit, proprio perchè non gestibile in modo ordinato (altra favole degli euro exiters), aggraverebbe la recessione. Nel suo blog, BAgnai citava un paper UE come la prova scientifica della sua posizione, mostrando come l’elasticità degli export italiani al prezzo è molto alta, e quindi una svalutazione farebbe volare gli export. Giusto. Ma quel paper (a differenza del suo blog) riportava anche la elasticità degli export alla domanda globale. In caso di euro exit non si ha solo fx depreciation, ma anche caduta della domanda globale, a detta di molti esperti. In Lehman abbiamo visto quale effetto ha prevalso. Quindi ci andrei con le pinze a dire che svalutazione = export boom.

Scusa se mi sono allungato troppo. A queste si aggiunge poi la favola del debito pubblico italiano colpa del divorzio, che è quella che mi piace di piu…J ma magari un’altra volta…:-)

tasto like

marcodivice 28/8/2013 - 13:13

lo so sono pedante, ma rinnovo la richiesta del tasto like :)  qui andrebbe premuto a manetta.

se posso per il punto d, sarebbe simpatico se B&B descrivessero una procedura credibile per evitare il collasso del sistema bancario durante la transizione visto che per l'uscita partono dal presupposto della fine dell'euro come moneta.

Alcuni commenti, in realtà (a) lo sostiene solo Bagnai, a Borghi non interessa (b) è una considerazione che conoscevo ma io sono interessato ai problemi di tutta l'Europa, non solo dell'Italia (la povera Spagna...), tieni presente che quando Bagnai si riferisce all'"Euro" credo si riferisca all'intero sistema quindi anche all'assenza di sistemi di monitoraggio/controllo circolazione capitali, (c) e (d) molto interessante, cercherò di approfondire.


Tutti gli spunti sono molto interessanti, alcune cose le conoscevo, altre no. Tutto questo non fa che confermarmi nell'idea che ci sia bisogno di un dibattito più esteso, non si può pretendere più di quello che fai tu in un commento (comunque mi hai dato di che studiare per un po' :-) ).

Prego,  figurati.

a)      Avevo inserito Borghi perchè in una trasmissione TV  (con Boldrin in collegamento, e vi lascio immaginare la sua faccia ascoltando ste robe..:-)) si lancio’ in una sparata del tipo “ma basta vedere la línea della produttività sul grafico…da quando siamo entrati nell’euro…línea piatta”…ossignur…comunque non è rilevante.

b)      Si, hai ragione, è l’intera costruzione dell’eurozona che deve essere oggetto di analisi per poter capire quali siano le decisioni migliori da prendere, non c’è dubbio. Volevo solo sottolineare che nel blog di Bagnai si prende sistemáticamente in giro chi, a suo modo di vedere, non si rende conto che in Italia “il debito pubblico non c’entra, è tutto un problema di debito privato finanziato con massicci capitali proveniente dall’estero”..si trovano ad esempio frasi del genere:” Che l’euro ci ha messo in crisi perché ci ha costretto ad accumulare ingenti quantità di debiti verso l’estero, per finanziare un crescente deficit commerciale, per lo più verso i paesi del Nord, non lo dico perché sono “antitedesco”, come farfuglia qualche traditore. Lo dico perché, come accuratamente ripeto, nella mia totale, vacua, desolante assenza di qualsiasi originalità, mi limito a riportare le parole di tanti saggi e illustri colleghi, inclusi i padri dell’euro. Sono un nano sulle spalle di giganti. Dai piedi di balsa”. Krugman e mille altri economisti questi ingenti capitali esteri per finanziare debito privato non li hanno visti. Il gigante dai piedi di balsa in questione era Roubini. Puoi tranquilamente digitare in google “Roubini 2006 Davos” e leggere lo speech, quello con Tremonti special guest... secondo te, Roubini, ci disse che la colpa dei nostri mali era da cercare nell’euro e nella Merkel, o in qualche altro posto?

Grazie ancora per l’interessante discussione. E ovviamente condivido l’idea che è la costruzione dell’intera eurozona che debe essere analizzata e migliorata. Ma se si parte da una analisi sbagliata dei motivi per cui i vari Paesi stanno avendo difficoltà, dubito si possa arrivare a proporre soluzioni efficaci.  L’analsi della situazione di Spagna e Irlanda fatta da Bagnai in parte ricalca quella fatta da molti economisti. E’ l’utilizzo della stessa diagnosi per spiegare i problemi italiani che lascia basiti.

Scusa se ti annoio, dopo di questo smetto…J

Vorrei solo fare una precisazione, forse superflua. Tutta la discussione sulle poltiche monetarie piu giuste da adottare (euro exit si o no, manovre di tassi, liquidity injections, “gestione” del cambio) sono discussioni che riguardano esclusivamente la gestione della “ciclicità” dell’economia. Un conto, infatti, è l’aspetto cíclico della crescita economica, e la política monetaria puo essere d’aiuto, qualore ben utilizzata, per evitare overheating nelle fasi di espansione e accelerare l’uscita dalle recessioni. Un conto è la crescita strutturale dell’economia, cioè il tasso di crescita potenziale di un Paese “across the cycle”. Se il tasso di crescita potenziale dell’italia è tra i piu bassi all’interno dei Paesi ad esso paragonabili per livello di sviluppo e benessere (ed è questo l’argomento, a mio avviso, su cui bisognerebbe concentrare l’attenzione sia dal punto di vista del dibattito político che económico), questo dipende da scelte di politica económica, dalla costruzione di istituzioni economiche e sistemi di incentivi sbagliati accumuluti per decenni.  Ed è questa la vera emergenza. Un libro iluminante in tal senso è “Why nations fail. The orign of power, poverty and prosperity” di Acemoglu. Un affascinante viaggio a metà tra la macroeconomia e la storia economica alla ricerca dei fattori che accomunano I paesi che prosperano e che mancano nei paesi (e negli imperi) che sono entrati in declino. Per usare le parole dell’autore, «Extractive institutions » : questo deve essere il nostro nemico. Se non  lo sconfiggiamo, EUR o non EUR, non andiamo da nessuna parte. E depende solo da noi, non dalla Merkel.