Titolo

Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 2

2 commenti (espandi tutti)

Vorrei chiedere un approfondimento al prof. Monacelli sulla parte relativa ai beni non commeciabili. Quando lei dice che la diminuzione della domanda dei beni traded (T) ha dirottato la domanda verso il settore non traded (NT) ma la produttività NT non è aumentata a causa di frizioni finanziarie (più o meno mi sembra questo il concetto) si riferisce alla formula che esprime il tasso di cambio reale in rapporto sia alla ragione di scambio, sia al rapporto tra prezzi dei beni T e prezzi dei beni NT (che si trova nell sue slides)? Poi alcuni aggiungono anche un legame al premio al riscio per il mercato finanziario. Cioè mi dica se è giusta la mia interpretazione: se la ragione di scambio migliora c'è un apprezzamento reale; se diminuisce il prezzo dei NT c'è un apprezzamento reale. Naturalmente vanno considerate anche le elasticità prima di affermarlo. I paesi sviluppati (secondo Balassa e Samuelson) hanno la produttività dei T (es. settore manifatturiero) che cresce più velocemente rispetto al settore NT (es. servizi) ed i prezzi dei NT più alti (crescono più velocemente rispetto a quelli del settore T) rispetto ai PVS e sperimentano un apprezzamento reale. A ciò vanno aggiunti gli studi sul pass-through del tasso di cambio: il pass-through nel breve periodo è parziale (deviazioni dalla PPP) e nel lungo periodo è completo (vale la PPP). Il grado di pass-through indica in quale proporzione una variazione del tasso di cambio si trasmette ai prezzi alle importazioni in valuta locale (anche qui bisognerebbe precisare se il regime è LCP - local currency pricing- o PCP - producer currency pricing- o PTM - pricing to market). La mia domanda è la seguente: come si legano i discorsi relativi alla letteratura sul pass-through e sui prezzi relativi dei beni NT alla parte dell'articolo che tratta dei beni non commerciabili nella risposta alle teorie euro-exit? Mi rendo conto che ho messo insieme varie cose ma è difficile trovare spiegazioni esaustive e convincenti su questo argomento molto importante.

Confesso di non aver capito la sua domanda. In ogni caso le frizioni finanziarie non hanno relazione con la decomposizione del tasso di cambio reale a cui lei accenna tra "ragioni di scambio" e "prezzo relativo di beni T e N" (che è una mera riscrittura di una identità). Non capisco anche quando parla di "miglioramento" delle ragioni di scambio. Dipende come le definisce (prezzo imports /p beni domestici, o viceversa?), e in ogni caso l'unico concetto che capisco è "apprezzamento relativo" o deprezzamento.  Ragioni di scambio che si apprezzano, migliorano o peggiorano? MOlti pensano che ragioni di scambio che si apprezzano siano una sciagura, perchè la perdita di competitività, etc.. (solita storia).

Bottom line: quando si parla di prezzi relativi, tassi di cambio reali, etc.. sempre bene definire a monte esattamente di che si parla.