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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 2

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Se l'Italia esce dall'euro con il fine evidente di svalutare chi ha titoli italiani alla scadenza non ne ricompera più se non gli paghi un interesse sufficiente a coprire il deprezzamento da svalutazione.
Visto che quando l' Italia svalutava allegramente la lira l'ha fatto ininterrottamente ( dal 1975 al 1995 il marco è passato da 200 lire a 1000 lire, e il dollaro da 600 lire a 1700 lire ) l'uscita stessa dall'euro sarebbe un segno di ritorno al passato.
Ogni anno 120 miliardi di euro di titoli italiani in mano estera scadono, se li vuoi far ricomperare devi pagare più interessi se non li puoi far comperare alle tue banche, ma tutta la spesa per comperare titoli di stato italiani nell'anno passato si è risolta pari pari in una riduzione del credito alle imprese.
Il punto che non capisco sinceramente è quando Bagnai dice letteralmente che la colpa degli sbilanci è di chi ha prestato i soldi ( a privati o agli stati ) come se sia possibile costringere una persona o uno stato a farsi prestare dei soldi, non ha assolutamente senso, come non ha senso dire ( sempre Bagnai ) che se le banche fossero obbligate a comperare titoli di stato per sostenere il debito pubblico questo sarebbe un BENE, è un inno alla dissolutezza e alla irresponsabilità.

Ok ma poter svalutare e dover pagare interessi più alti non si compensano nel medio-lungo periodo? Mentre col cambio fisso nel caso in cui, come si dice avvenga in questo periodo, devo pagare interessi più alti per scontare il rischio di default/uscita dall'euro ho uno strumento in meno per difendermi.

 

L'osservazione invece riguarda la "colpa" dei creditori. Se la banca il mutuo me lo regala (apparentemente), io la casa me la compro. A me in Spagna mi hanno fatto sentire un fesso per 4 anni perché non mi compravo dei buchetti fatiscenti per cifre che mi avrebbero costretto a mutui minimo ventennali. La pressione all'"indebitamento allegro" causato dalla facilità del credito si sente, forte, fino al singolo individuo.

certo che nel lungo periodo si compensa tutto.
a meno di ulteriori interventi: così la svalutazione nel tempo si compensa, e si torna alla situazione precedente (a meno di riforme, o ulteriore svalutazione). così come il rischio defualt/euro-exit: i tassi alti prima o poi si compensano (tornando bassi in seugito a default/euro-exit, oppure a riforme).
quindi?

sull'osservazione: la pressione esiste certamente. qual'è il ruolo della "deregolamentazione" e quale quello di governi che sempre, puntualmente, in ogni caso, cercano modi per "spingere il credito", e soprattutto amano farlo nel settore immobiliare?

se non fossi ignorante non farei domande :-) Il punto è che venendo meno il cambio flessibile in questo caso sembra esserci uno strumento in meno che si può decidere di utilizzare o meno a seconda della situazione, ad esempio per non subire una più forte "svalutazione interna"  con maggiore disoccupazione e diminuzione dei salari. Se posso permettermi una analogia per un pugile una cosa è usare il sinistro per scelta, un'altra doverlo usare perché ha il destro legato (non pretendo che l'analogia rispecchi la realtà, piuttosto quello che posso aver erratamente inteso).

 

per intervento ignorante, intendevo il MIO intervento :)