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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 2

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o meno esplicit. si richiamano tutti. Ossia, il presupposto implicito e': l'Italia e' una paese disastrato ormai al conto (quello surrealmente scaricato sulle spalle incolpevoli delle generazioni future, per intenderci, dalla Kasta, capace unicamente di rinviare/portare a nuovo, devaluing). l'Unico modo per indurre cambiamenti e' il bastone. Aut fai le riforme Aut fai la fine della Costa guidata da Schettino....La domanda pero' e': l'Italia ce la fara'? 120k espatriati da codesto paese solo nel 2012. Sarebbe interessante calcolare quanti scrivano dall'estero-
f.to un n espatriato)

Indipendentemente da quello che ci vorrebbe imporre o suggerire l'Europa (la Germania in primis, come indicato con, penso, poca ironia nel commento), l'Italia deve fare le riforme se vuole sostenere il livello di beni e servizi che la popolazione pretende ogni giorno. Quindi la gente deve capire che non è possibile un'alternativa soluzione, con buona pace di chi vuole continuare ad esasperare le teorie di Keynes (che non condivido totalmente, ma che in parte possono essere efficaci in particolari situazioni; ma non ora, soprattutto in Italia dove la spesa pubblica a deficit fa da padrone da lungo tempo). Altrimenti può tornare un Paese povero, iniziando a partire con il ridimensionamento della spesa e delle necessità che i consumatori dovranno accettare. Aldilà di complotti, diktat o altro ancora.

Several centuries ago....l'Italia va trattata come un paese emergente, in cui le regole sono da riscrivere da ZERO, ispirandosi a Galileo Galilei, piu' che al Talmud. A buon intenditore. Certo, a dare retta a De Mauro sull'ignoranza CRASSA degli Italiani, passando attraverso le fondazioni politico-bancarie....e varie altre celesti amenita' omens aren't good