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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 2

6 commenti (espandi tutti)

  • Mio padre o mia madre non riuscirebbero a capirlo, probabilmente nemmeno a leggerlo. Avrebbero problemi con tutte le parole straniere (step, traded, learning-by-doing, gap, pro-trade, ...), con gli acronimi (LP, TFP, ...), con il grafico, con tutte le assunzioni implicite, etc..
  • Se non lo capisce mio padre (laureato in filosofia), non lo capirá ottimisticamente il 99% degli over 70, il 98% degli over 50 ed il 95% della popolazione.
  • Questo detto leggendolo non ho pensato nemmeno per un momento che fosse una volgarizzazione, se me l'avessero chiesto avrei risposto che mi pareva rivolto ad uno 0.1% (max 1% ad essere veramente ottimisti) della popolazione.

Ti piacerà sapere che questo mese ci sono state circa 60mila visitatori unici, che corrispondono circa allo 0.1% della popolazione. Agosto è un mese scarso di visite, ma come ordine di grandezza quello è il pubblico a cui ci rivolgiamo, ma pretendere che tutti capiscano tutto è sinceramente poco realistico. 

Hai ragione sugli inglesismi; gli acronimi erano tutti spiegati nel primo post, ma sulla sostanza, è vero che un blog cerca di divulgare, ma questi post in particolare erano necessariamente più tecnici, perché non c'è altro modo di smascherare chi cerca di divulgare via slogan o, nel peggiore dei casi, via grafico postato su un blog con quattro dati messi in croce senza che vi sia una minima seria riflessione sul perché si sono scelti quei dati e quelle variabili, quale sia il ragionamento logico di riferimento, etc.... Dico nel peggiore dei casi, perché dati (e ragionamenti raffazzonati) danno una parvenza di accademicità al ragionamento logico che purtroppo può confondere i non specialisti (e anche gli specialisti, a volte). 

Noi ci adoperiamo per divulgare, ma questo non significa che tutto sia spiegabile a tutti. Alcuni dei nostri post sono più ostici degli altri, e questi due sono forse fra i più difficili apparsi sul sito. Non tutto può essere spiegabile ad un settantenne laureato in filosofia; ma il punto di questo post, credo, era anche quello di rendersi conto come operano gli economisti, come si disseziona una domanda, e come il consenso si forma dopo un lungo percorso di ricerca su ogni sotto-questione. Ognuna di queste, poi, richiede spesso conoscenze che non è possibile affrontare su un blog.

Faccio un esempio usando un tema accennato nel primo post:  perché e come si possa (provare a) stimare relazioni endogene fra variabili (cioé quando la variabile A influenza la variabile B, ma anche B influenza A). A tecniche di questo tipo si arriva, peraltro non sempre, in un corso di econometria di una laurea in economia. In sostanza, direi che il 95% dei laureati in economia non ha le basi per capire la questione, figurarsi quelli in filosofia. Però il laureato in filosofia dovrebbe capire che correlazione non implica causazione, e che dedurre la seconda dalla prima porta a conseguenze a volte sbagliate. 

Insomma, per chi non capisce o non può capire i dettagli, credo che lo sforzo di Tommaso possa bastare a far capire che certe questioni non si possono risolvere via blog. Non dico che non fosse possibile fare meglio, ma credo Tommaso sia stato molto bravo a spiegare come un ricercatore affronta il tema. Senza questo tipo di analisi, si possono scrivere tutti i post, o anche i libri che si vogliono, ma non si arriva alla comprensione delle questioni. 

In sostanza, hai ragione a lamentarti, questo post si rivolgeva soprattutto a specialisti, perché esiste l'urgenza di smascherare chi pretende di manovrare le folle con argomenti pseudo-accademici, e solo persone che fanno ricerca sul serio possono farlo, ma non è facile senza il supporto di un esperto del settore come è Tommaso. 

Restiamo disponibili, comunque, a rispondere a questioni specifiche. 

Grazie Andrea: hai descritto perfettamente il senso del post.

Ti piacerà sapere che questo mese ci sono state circa 60mila visitatori unici, che corrispondono circa allo 0.1% della popolazione

son contento per i 60k visitatori unici, ma dubito che tutti e 60 mila capirebbero l'articolo che stiamo commentando da cima a fondo. D'altra parte quanti sono quelli che leggono e capiscono quel che scrivono i Bagnai, i Borghi, le Napoleoni, i Barnard o gli adepti di Auriti?

Per esempio, sul perché e percome si possa (provare a) stimare relazioni endogene fra variabili (cioé quando la variabile A influenza la variabile B, ma anche B influenza A), tema accennato nel primo post, si arriva, peraltro non sempre, in un corso di econometria di una laurea in economia.

Leggere questo inizialmente mi ha sorpreso non poco. Poi mi sono ricordato che da studente ho condiviso la casa per qualche tempo con degli studenti in medicina e di economia, e di come mentre costoro si lamentavano in continuazione di quanto fosse difficile passare analisi o statistica, quando davo uno sguardo ai loro appunti ed esercizi, mi sembravano sempre piuttosto banali rispetto a quanto incontravo io a ingegneria, per non parlare di quello che incontravano mio fratello o mio cognato a matematica.

P.S.: repetita juvant, non mi lamentavo, perchè non pensavo volesse essere un articolo divulgativo.

quando davo uno sguardo ai loro appunti ed esercizi, mi sembravano sempre piuttosto banali rispetto a quanto incontravo io a ingegneria

La matematica e' abbastanza facile, ma non si puo' ripetere un corso di econometria in un blog. 

A me sono piaciuti molto i post. L'argomentazione è estremamente rigorosa e trovo molto utile anche il modo in cui fanno capire la complessità dei problemi, direi che l'interesse va aldilà dei singoli temi affrontati perché dà veramente un ottimo spaccato dell'attività e del modo di ragionare di un economista, cosa che il blog tenta di fare da sempre.

Forse è un limite aver preso come tesi da smontare  una tesi così specifica e così forte (euro come causa principale della crisi della produttività in Italia) che certo è sostenuta da Bagnai ma non riassume tutte le possibili argomentazioni euro-exit (né di Bagnai né di altri). Sarebbe interessante anche discutere più in generale i problemi posti da un'area valutaria comune come l'Euro. Forse non sarebbe male un altro post più generale sulla questione euro/aree valutarie/bilance dei pagamenti/flussi capitali, ho colto qualcosa nei commenti (e addirittura su twitter), sono temi interessanti.

Un'altra cosa che viene da pensare leggendo i post è che parte di queste metodologie e di queste ricerche siano molto recenti e le relative conoscenze poco stabili. In genere è possibile fare una divulgazione accessibile anche di questioni molto complesse solo quando queste siano state sufficientemente "digerite" dalla comunità scientifica mentre è più difficile farlo per ricerca "di frontiera".

Colgo l'occasione per dire che @monacelt, quando ha tempo, è piuttosto efficace anche su twitter (ce n'è per tutti :-) ) anche se personalmente non mi sembra un mezzo particolarmente adatto (al massimo si può fare a "clavate").

Quando ci sono post di questo tipo io torno a rileggerli varie volte (anche a distanza di settimane). Poiché le domande che mi suscitano sono tante la mia unica speranza è che l'autore sia così paziente da continuare a rispondere a nuovi commenti anche dopo mesi :-)