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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

2 commenti (espandi tutti)

1. la poduttività francese e italiana e cresciuta molto meno dei salari. in questo sito se n'è parlato abbondantemente in passato,ma se non credi a quanto leggi qui penso che draghi mentre parla ai leader ue possa esser ritenuto affidabile  o no (slide 10)?

2. la svalutazione è solo il terzo step del processo di uscita dall'euro. stamparlo in caratteri cubitali e ripeterlo. scusami non ce l'ho assolutamente con te, che anzi discuti in maniera cordiale, ma davvero non se ne può più di discussioni sugli effetti di svalutazioni e cambi flex\fixed senza che prima qualcuno abbia chiaramente mostrato un modo di uscita dall'euro e un modo di gestire la transizione. personalmente non ho trovato nessuno che l'abbia fatto, per questo ti ho chiesto dei link quando hai scritto di aver trovato proposte soddisfacenti al riguardo. En passant, negli anni 90 il prezzo del petrolio era sotto i 40 $ accanto alla svalutazione ci fu un taglio dei salari reali, il mondo era in boom ecc.ecc.

3. il 2% di target sarà anche fondamentalista, ma una bassa inflazione avvantaggia i lavoratori dipendenti.

I salari e la produttività francesi (quest'ultima maggiore di quella tedesca), sono cresciuti più o meno alla stessa velocità, andando di pari passo. In quest'altro articolo si nota anche come la Francia sia in linea con il target di inflazione stabilito dalla BCE (vedere secondo grafico).
Questa è anche la scelta più sensata in un'ottica di lungo periodo, e sarebbe soprattutto al scelta più intelligente se si volesse ridurre gli squilibri intra-Eurozona: far crescere i salari nei paesi core, e contemporaneamente riportarli in linea con al produttività nei pesi periferici. Scegliere solo una di queste opzioni sarebbe dannoso per l'intera area