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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

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Scusi, ma una correlazione (in quanto tale) non può essere "inversa". Una correlazione segnala un "co-movimento" ma non indica per definizione nessuna relazione causale. E' molto semplice: dY e dLP sono entrambe variabili endogene. E' questo il punto chiave che fa cadere tutta la premessa della legge di KV

Scusi, ma

Giorgio 13/8/2013 - 00:31

Scusi Tomacelli, ma non ho capito se risponde a me. 

Direi di no, dato che non ho parlato di correlazione "inversa". Fino al concetto di correlazione penso di poter arrivare. Invece lei ha scritto di un legame di causalità che va nelle due direzioni. Su questo era la mia domanda.

 

Quanto al fatto che sia dY che dLP siano entrambe endogene, pur non avendo letto Kaldor, mi sembra di capire che si riferisca agli incrementi di produttività generati da un incremento della domanda estera, la quale a sua volta mi sembra di aver capito che di solito è considerata esogena.

Quindi la sua obiezione dovrebbe essere superata dal fatto che si valutano gli effetti degli incrementi della domanda estera, esogena, uno dei componenti di Y, sulla produttività del lavoro, endogena.

http://en.wikipedia.org/wiki/Verdoorn%27s_law

Innanzitutto mi chiamo Monacelli :). 

La legge di KV viene testata con regressioni di dLP su dY. Nel lungo periodo è ovvio che le due variabili si influenzano a vicenda. Quindi come tale la relazione non è testabile. 

Riguardo a "domanda estera esogena". Mi pare le sfuggano due aspetti importanti. Primo, la domanda estera è una funzione (i) del livello aggregato del reddito estero, (ii) del tasso di cambio reale (in prima approssimazione). Quest'ultimo non è ovviamente esogeno.

Secondo, e ancora più importante, se anche la domanda estera fosse una variabile completamente esogena: come la misura? Il problema che sembra sfuggire a molti è il solito. Non posso misurare "domanda" utilizzando una misura reale di "export", diciamo X. E' lo stesso problema di KV, ed è questo il punto essenziale per l'econometrico. Perchè la variabile misurata "export" non vuole dire "domanda". Vuol dire quantità di export "di equilibrio", cioè: X_dom=X_offerta=X_equil. 

Ancora una volta: nei dati si misurano le variabili di equilibrio. Se Italia esporta 100, vuol dire che sono 100 unità domandate o offerte? Da cui il problema di identificazione primario, che è sempre quello di distinguere, nei dati, domanda vs. offerta.

Scusi

Giorgio 19/8/2013 - 21:45

Scusi per la confusione sul cognome, l'ora tarda, il caldo, il vino... :) e anche per le domande insistenti...

a) Il tasso di cambio reale, dipendendo anche dai prezzi esteri (a maggior ragione quando il tasso di cambio nominale è fisso) non è esogeno?

b) Perché mai i dati dovrebbero rispecchiare dei valori di equilibrio delle variabili? (Se ho capito "la variabile misurata "export" non vuole dire "domanda". Vuol dire quantità di export "di equilibrio", cioè: X_dom=X_offerta=X_equil. ")

c) Nella frase "È evidente che dY causa dLP, ma e' altrettanto evidente che vale anche il viceversa, cioè che dLP causa dY." mi pare che lei si riferisse al PIL, cioè che Y fosse il PIL reale, qui invece Y è l'output, cioè immagino il  volume della produzione (quantità di prodotto). Non mi pare che siano la stessa cosa. Se la produttività del lavoro aumenta, e la manodopera non diminuisce più che proporzionalmente, aumenta anche il prodotto ma... questa produzione aggiuntiva viene venduta e diventa PIL o si accumula sotto forma di scorte di invenduto, prima magari di essere avviata alla discarica?

Se ha letto "Il tramonto dell'euro" (che è del 2012 non del 2013) avrà presente la storia dei 100 caffè.