Titolo

FARE, un partito territoriale

4 commenti (espandi tutti)

  Lasciando stare l'approfondimento sugli aspetti territoriali dei voti raccolti da FARE, mi sembra utile una analisi sul tipo di propaganda elettorale svolta da FARE. Pur non essendo un esperto in comunicazione, penso che la razionalità dei progetti, la coerenza e sostenibilità delle proposte sono valori nei dibattiti che si svolgono in ambienti selezionati, e nelle tavole rotonde. Nelle piazze ed alla televisione contano molto di più i messaggi semplici, che vanno incontro ai desideri collettivi, e poco importa che questi siano compatibili o meno con la situazione reale. Per entrare nel concreto, io penso che alcune proposte di FARE, trattate un po' come marginali, fossero in realtà molto più comprensibili delle inappuntabili discussioni sulle fondazioni bancarie. Ad esempio, la proposta di tagliare drasticamente stipendi, bonus ed emolumenti a manager di stato o di aziende quotate (cose proposte da FARE, ma non sufficientemente valorizzate), sono suscettibili di essere semplificate ed utilizzate nella propaganda.  Lo stesso può dirsi del tagli delle "pensioni d'oro": una quantificazione di queste vere storture del nostro sistema economico e la proposta di ridistribuire gli importi relativi potrebbe raggiungere la "pancia" degli elettori. Ripeto: non sono un esperto, e quello che ho scritto rappresenta una modesta esemplificazione.  Credo che si debba fare molta strada per arrivare a "comunicare" con i cittadini, portandoli sulle idee di FARE. 

Anch'io credevo, come quasi tutti noi, che ci fossero milioni di italiani "produttivi" pronti a sposare il nostro programma. Purtroppo pare proprio che non sia così, abbiamo sopravvalutato di molto le capacità di comprensione degli italiani.

Allora che fare? Provo ad articolare una risposta.

1. Scegliere poche cose, come quelle indicate da Rosario, più facilmente comprensibili. Non è necessario "vendere" il programma nella sua interezza. Questo è un bisogno di una ristretta élite di intellettuali, ma la gente comune ha bisogno di poche proposte semplici, che facciano capire in che direzione vogliamo andare. Poche proposte chiare, concrete, facilmente comprensibili e credibilmente realizzabili, che diano il senso del cambiamento radicale che vogliamo. Il programma completo interessa a pochi, è bene che ci sia, ma va lasciato sullo sfondo. Ad esempio, non "dismissione degli asset mobiliari e immobiliari", ma "vendere le caserme inutilizzate", o qualcosa del genere. Pochissime cose che simboleggino efficacemente il tutto. Da battere e ribattere (come fa Berlusconi, che a livello di comunicazione è efficace -- con la differenza, a nostro vantaggio, che noi non dobbiamo raccontare balle).

2. I nostri leader devono imparare a parlare in modo semplice, comprensibile a tutti. Ad esempio, rinunciare a dire PIL come se la gente fosse tenuta a sapere cos'è. Tanto meno "un punto di PIL".  Boldrin, ad esempio, sebbene sia stato bravissimo nelle apparizioni in TV, non parlava a tutti, parlava a chi un po' di economia la sa già. Cioè a pochissimi, quelli che poi ci hanno votati.  Bisogna invece mettersi su di un piano di divulgazione estrema, stile Piero Angela.

3. Non meno importante, abbandonare ogni atteggiamento di impazienza nei confronti di chi si ostina a non capire -- penso ancora a Boldrin, che pure personalmente mi entusiasma, ma io so di essere atipico, parte di una minoranza infima. E' un'impazienza intellettuale e morale, quella di Boldrin come pure la mia, che molto facilmente si colora di ostilità, nelle due varianti "dite cazzate = siete ignoranti e/o cretini" e/o "siete in malafede".

Io stesso, dolorosa confessione personale, ci casco continuamente, perfino nelle discussioni con le persone a me più care, a rischio di divorzio. ;-) E' difficilissimo, ma necessario, se si vuole andare oltre l'1%, e salvare qualche matrimonio. :-)

Grande pazienza, pacatezza, rispetto per gli interlocutori, rinunciare persino a pensare "cretini" o "disonesti". Ciò non impedisce di parlare con estrema franchezza e forza, anzi.

Imparare da Grillo, che tratta il suo pubblico, quale che sia, con una trascinante e contagiosa empatia. Non occorre raggiungere i suoi livelli istrioneschi, ma il principio è quello, e spiega parte del suo successo.  Obama è un altro possibile modello, mi riferisco allo stile comunicativo, non ai contenuti.

Connotare positivamente, sempre, sempre, sempre. Includere, includere, includere. :-)

4. Affiancare a nfa un sito divulgativo, come palestra per la comunicazione politica di massa, sulla linea sopra indicata.

My two cents

punto 3

marcodivice 7/3/2013 - 13:39

avendolo appena contravvenuto , in una discussione con un amico che non capiva l'importanza dello spread e del perchè le sue variazioni siano così rapide, ne sottolineo l'importanza. All'elettore non piace sentirsi dire che non capisce nulla.

.....