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FARE, un partito territoriale

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Quindi ci stai dicendo che abbiamo superato il punto in cui i "beneficiati" superano i "benefattori". Ossia chi lavora nel privato e paga imposte vere e non figurative è orami una minoranza che viene e verrà comunque schiacciata da una maggioranza di elettori. E' altamente probabile che non sia poi tanto lontano dal vero. And so? Esiste ancora una prospettiva di uscire da questa trappola?

Secondo me si.

L'attuale programma è spiegato in modo troppo tecnico e senza una vera spiegazione degli intenti.

Spesso le persone si chiedono: "Con queste cose, io ci guadagno o ci perdo?"

Servirebbe almeno un'introduzione dove si spiega che l'obiettivo non è "fare gli interessi di qualcuno", ma lavorare tutti insieme sul lungo periodo.
A quel punto diventa più facile capire che ognuno deve mollare il suo piccolo osso per poter acchiappare la gallina.
;)

Esattamente quello che penso io. Programma difficile da capire anche se fatto in dieci punti.
Bisogna utilizzare piattaforme di democrazia 2.0

Abbiamo superato il punto in cui i "beneficiati" superano i "benefattori".

Di gran lunga. Dal punto di vista della percezione individuale il numero dei "beneficiati" lo stimo al 80-90%.

Bisogna tener conto che nel circo mediatico italiano si cerca di raccontare agli elettori favole come quella che sanita' e pensioni sono "regali" dello Stato ai suoi sudditi, e non sono per nulla servizi statali pagati mediamente da loro stessi, dove l'intermediazione dello Stato comporta. in sostanza, grandi sprechi  per consulenze, politici incompetenti strapagati, corruzione, tangenti, e ad un servizio razionato e di scadente qualita'. L'elettore italiano medio non ha l'alfabetizzazione economica sufficiente a non essere influenzato da queste favole.

Se consideriamo invece la realta' economica, secondo me solo il 25% circa dell'economia italiana opera in regime di effettiva concorrenza internazionele, e soffre senza sconti l'enorme pressione fiscale imposta, il restante 75% dell'economia e' composto da statali, dipendenti di grandi industrie statali o private ma assistite e protette dallo Stato, e una pletora di impiegati e professionisti "tutelati" dallo Stato contro la concorrenza sia internazionale sia interna italiana.

Con una riforma decente dello Stato ci sarebbero vantaggi per l'80-90% dei cittadini, anche la netta maggioranza dei "tutelati" e assistiti, e svantaggi sostanzialmente per l'alta dirigenza dello Stato, politici, e grandi industriali privati assistiti. Ma mentre il 25% degli italiani direttamente esposti alla concorrenza e al mercato puo' fare i conti facilmente e capire quanto nocivo e fallimentare sia lo Stato italiano per la loro attivita', specie nel confronto col nord-Europa, il  ~10% di italiani che naviga nell'oro del bilancio pubblico ha comunque invischiato una solida maggioranza di elettori italiani nella sua ragnatela di corruzione, pensioni di invalidita' false, evasione fiscale tollerata, posti statali con bassi stipendi ma possibilita' di andare a fare la spesa in orario d'ufficio, spazzini e portantini di ambulanza assunti per non far nulla perche' mancano perfino le ambulanze e i camion per farli lavorare, e mille altri sprechi statali. Questo ~65% di "invischiati" si aggiunge al 10% di quelli che grazie allo Stato navigano nell'oro facendo un 75% di contrari ad ogni riforma seria. Per riformare il sistema prima dell'inevitabile fallimento ci vuole un mezzo miracolo.

Sono un'imprenditrice che opera nell’Italia meridionale e condivido gran parte dell'analisi di Lodovico Pizzati. Tuttavia, ho il dubbio che un'altra variabile abbia inciso sul risultato: nelle regioni in cui si sono candidate persone che avevano forte riscontro sul territorio, siamo stati scelti dagli elettori, mentre nelle regioni in cui si sono candidate persone che non avevano sèguito sul territorio, i cittadini non hanno votato per FARE....