Titolo

Il margine di errore nei sondaggi della consistenza elettorale di un partito piccolo

1 commento (espandi tutti)

Concordo in pieno. Secondo me per capire le intenzioni di Monti bisognerebbe mettersi nei suoi panni e da questa prospettiva analizzare le scelte che ha compiuto.

Parto dal punto centrale e secondo me non in dubbio: Monti sa che il PD non avrà i numeri per governare da solo, e avrà quindi bisogno di allearsi dopo le elezioni. Ovviamente punta ad essere lui l' alleato per poter incidere in qualche modo nell' azione di governo, magari con un ruolo di spicco.

Dato questo obiettivo c' erano due modi per raggiungerlo. Il primo era fare una lista civica slegata il più possibile dai vecchi partiti ( senza chiusura totale, un Ichino ad esempio non sarebbe stato un problema, etc..) e con un programma preciso ( un' agenda monti con però annesso capitolo del come fare ). Non credo che Fid avrebbe avuto problemi a confluire in una simile realtà smussando alcuni punti del suo programma.

La coalizione di MM sta adesso circa al 14% alla camera, ed è composta più o meno da un 8% per la sua lista, un 4% UDC e un 2% a FLI. È ragionevole pensare che avrebbe ottenuto consenso attorno al 8-10% correndo da sola, lasciando a UDC e FLI anche il rischio di non entrare in parlamento, diventando l' interlocutore obbligato del PD e raggiungendo l' obiettivo.Invece no.

La sua scelta è stata per il secondo metodo, allearsi con UDC e FLI, portarsi dietro la benedizione del vaticano, i parenti di Casini in parlamento e di conseguenza scrivere un programma di buone intenzioni adatto per tutte le stagioni. IMHO erano entrambi metodi validi per ottenere la possibilità di portare le proprie idee nell' azione di governo, la scelta del primo o del secondo dipende più che altro da quali siano queste idee.