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L'economia sociale di mercato, commenti

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Caro Boldrin, premetto che condivido il programma di FARE e lo voterò. Dico qui cose solo in parte pertinenti con il tuo post, ma ci tengo a dirle e questa è un’occasione abbastanza opportuna. Riguardano l’aggettivo “Sociale” in ESdM.

Magari non per gli economisti (seri), ma certamente per la gente comune che sente Monti (o Bersani) dire che lui è a favore della economia sociale di mercato, il senso può essere diverso da quello che intendi tu. Può volere dire che si è sensibili agli effetti sociali del funzionamento di un’economia di mercato. Come dire che si è sì a favore dell’economia di mercato, ma anche a favore di valori di solidarietà collettiva.

Aspetta a sbuffare, sbuffo anch’io, tuttavia sono convinto che un'aperta presa di posizione su questi valori sia politicamente cruciale. 

Ieri sera a cena un amico, medico e ricercatore di 42 anni, figlio di operai, passato di sinistra riformista, elettore di Matteo Renzi, mi dice che conosce Giannino e apprezza molto il programma di FARE. “Allora lo voti?” gli chiedo. “No”. “Perché?”.

Perché, mi dice, è troppo drastico. “In che senso?”.

Vedi, mi risponde, io sono d’accordo che ci sono milioni di italiani che vivono direttamente o indirettamente di cattiva politica, sostanzialmente dei parassiti, una palla al piede per la crescita. Però penso che la maggior parte di loro sono dei poveracci e che non si possa metterli di colpo sul lastrico. Sarei a favore se fossi spietato, ma io non sono spietato, sono tutt’altro.

D’accordissimo, continua lui, sul vendere subito tanti immobili statali per ridurre il debito. Ma dismettere in tempi brevi aziende statali e municipalizzate che danno posti di lavoro (gonfiati e diseconomici, ok) a tanta gente, avrebbe effetti sociali intollerabili. Dato che, privatizzando seriamente quella aziende, i privati poi giustamente dovranno licenziare tanta gente “inutile”.

Per il mio amico medico, economia sociale di mercato vuole dire avere a cuore anche la sorte di questa gente.

Gli ho fatto le mie obiezioni, le stesse che gli avresti fatto tu. Ma gliele ho fatte dopo avergli detto che condividevo senza riserve la sua posizione ‘morale’: anch’io sono tutt’altro che spietato.

D’accordo, il medico pietoso fa la piaga purulenta. Il mio punto (vorrei dire il nostro punto) è che il bravo medico deve fare capire al suo paziente che, se non è scioccamente “pietoso”, non è neanche spietato: combatte la malattia ma sta dalla parte del paziente, gliene importa davvero di lui. “Sociale” in questo senso.

Bersani ieri ha espresso questo punto “morale” con efficacia: https://www.youtube.com/watch?v=8yX7ef0pcEk (da 30” a 1’ 27”).

Condivido le obiezioni che faresti a Bersani. Ma l’appello ai valori che Bersani richiama secondo me va condiviso e dobbiamo dirlo apertamente, senza il pudore che forse trattiene alcuni di noi.

Se davvero vogliamo avere il voto del mio amico medico. Il rischio, altrimenti, è che il mio amico medico ci rifiuti perché ci mette insieme alla destra di cui parla Bersani. In effetti, temo, è sostanzialmente per questo che non ci voterà.

Non sto dicendo che dismettere le aziende statali sia sbagliato. Sto dicendo che bisogna spiegare bene che noi ci preoccupiamo davvero di quelli – parassiti o meno – che perderanno il posto. Che lo facciamo perché si possa creare nuovo lavoro “sano” per i loro figli, se non per loro.

E dire tutto questo con una faccia e un tono che mostri solidarietà, non indifferenza o peggio fastidio.

P. S.: del tutto d'accordo col commento precedente di Corrado Ruggeri, che leggo solo ora.

Al tuo amico

andrea moro 19/1/2013 - 14:55

suggerirei di leggere attentamente la proposta di FARE sulla riduzione delle spese, approfondita in questo documento. Scoprira' che non si intende mettere sulla strada nessuno, anche perche' non si puo'. Puo' spiacere o meno, e' irrilevante: non si puo' ne' licenziare ne' ridurre gli  stipendi. E nemmeno serve, perche' facendo due conti si scopre che basta limitare gli aumenti delle pensioni e degli stipendi, e si puo' persino farlo in misusa equa, e cioe che per quelle sotto i 3000 euro venga mantenuto il potere d'acquisto grazie alla contemporanea diminuzione delle imposte. 

Il programma di FARE fa aumentare i posti di lavoro eliminando gli sprechi, non li fa diminuire. Il documento rivela che si possono prendere misure senza enormi costi sociali, basta toccare le aree di spesa che piu' costano alla politica (e non parlo solo degli stipendi parlamentari, ovviamente). 

potrà anche leggere questo documento e forse convincersi, ma moltissimi altri, pure ben disposti verso le nostre proposte, non leggeranno e giudicheranno in base a un'impressione complessiva.

L'impressione che spesso diamo è che siamo spietati, non solo coi politici e i tanti cialtroni e mascalzoni che se lo meritano, ma anche coi poveracci. Cioè "di destra". Un'impressione che deriva molto più dal tono dei nostri discorsi che dal loro contenuto. E' sul tono, non sui contenuti, che vorrei attirare l'attenzione.

In politica e altrove, il tono conta spesso più dei contenuti. Chiedilo alle donne, ;-) che infatti scarseggiano nel movimento, nonostante splendide eccezioni.

E forse è lo stesso per molti giovani, pure abbastanza latitanti, a giudicare dagli incontri cui ho partecipato.

E vai a vedere il tono degli interventi prevalente nel sito di FARE e anche nel Forum.

 

La tua risposta è simile a quella che mi ha dato un "fattivo" (termine geniale, lo dico senza ironia) di Bologna al gazebo, quando gli ho fatto notare che la foto a grandezza naturale di Giannino colpiva per l'eccentrità troppo immoderata ;-) del suo abbigliamento.

Alla mia obiezione, basata su fatti, che questo allontanava molti miei amici e conoscenti altrimenti ben disposti, mi ha risposto "Spiega ai tuoi amici che l'aspetto non è importante, convincili che quello che conta è il programma".

Ma non si fa prima e meglio a cambiare stile e toni, se si vuole davvero vincere convincendo milioni di persone, non solo qualche decina di migliaia di piccoli imprenditori giustamente furiosi?

Beh noi siamo qui per spiegare. Giannino, mi sembra, ha moderato i suoi vestiti piu' eccentrici.

Per il tono, c'e' un'agenzia di comunicazione incaricata di comunicare, conto che sappiano fare il loro lavoro. 

Ma se pensiamo al tono di fassina nell'intervista citata dall'articolo di Sandro di pochi giorni fa qui su nfa, non so bene chi sembri piu' di destra. La verita' e' che il nostro e' proprio un programma per outsiders. Lo e' piu' di tutti gli altri programmi. Se qualcuno ha un'impressione contraria, devi farti carico tu stesso di spiegargli che non e' cosi.