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L'economia sociale di mercato, commenti

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Credo che la sua critica sia in realtà frutto di un equivoco piuttosto banale.  Per "istituzioni", in ambito economico, non si intende semplicemente lo stato o il regolatore pubblico.  Sotto questa definizione rientrano invece tutte le strutture, meccanismi, "regole del gioco", norme sociali ecc.  che in vario modo alterano gli incentivi degli agenti o più in generale il loro comportamento.

In realtà, accade spesso che schemi istituzionali più specifici (a cui fa riferimento ad esempio un'impresa) siano definiti da organizzazioni (p.es. un'autorità di regolamentazione) il cui comportamento è a sua volta influenzato da istituzioni di ambito più ampio (norme costituzionali).  Inoltre, qualsiasi organizzazione (sia essa un'impresa, un organo pubblico ecc.) si basa su schemi, accordi, regole che coordinano l'operato di coloro che la compongono; anche questi schemi possono essere considerati istituzioni, rispetto ai membri dell'organizzazione.  Il punto però è che in qualsiasi analisi occorre tenere ben distinti i diversi livelli.  Douglas North si è impegnato a fare chiarezza su questa distinzione.

Sul problema più generico da lei sollevato, di come possa nascere un'istituzione che ponga limiti al comportamento degli attori, una risposta parziale: molte istituzioni nascono per risolvere problemi di coordinazione e di azione collettiva, quindi la loro esistenza è nell'interesse degli attori stessi.  Ciò ovviamente, non significa che questi problemi siano di facile soluzione.

Una per tutte: un'agenzia antitrust che faccia da poliziotto dei mercati. Fa parte delle istituzioni di qualsiasi economia moderna.