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Sassolini economici

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In realtà io non mi riferivo a "svaluatazion dell'euro" e "contrazione della domanda globale", ma a "rottura dell'eurozona" e "contrazione della domanda globale", generata dal fatto che il giorno dopo la rottura dell'eurozona il sistema finaziario si paralizzerebbe esattamente come avvenne dopo Lehman. L'effetto di breve di una rottura dell'eurozona sarebbe una recessione, e non come sostengono alcuni una ripresa ciclica trainata dall'export (visto che gli export sono dati dal prezzo per le quantità vendute, il vantaggio di avere un prezzo piu basso non sarebbe assolutamente sufficiente a colmare il crollo della quantità venduta). Questa è la posizione di molti, ne cito qualcuno a caso:

a) Paul De Grauwe (marzo 2013): “Chiunque avalli l'uscita dell'Italia dall'euro si porterà la responsabilità di aver causato una spaventosa destabilizzazione globale, con effetti e durata imprevedibili ma sicuramente pesanti e non brevi”; “Potrebbe anche essere che dopo due-tre anni o forse più, si riesca alla fine a trarne vantaggio. Ma il problema è che nel frattempo ci sarebbe un aggravamento a picco della recessione in Italia con impennate dei tassi, inflazione alle stelle e moti di piazza sempre più violenti. Anche le tensioni internazionali crescerebbero verticalmente. Insomma l'operazione è troppo rischiosa, è un passo che non si può fare perché l'azzardo supera grandemente i possibili futuri benefici».

b) Nouriel Roubini (gennaio 2006): “unless Italy and other Eurozone laggards change their policies to pursue serious economic reforms that restore competitiveness and growth, they will eventually be forced to exit EMU. This would be a disaster (…)“

c) Paolo Manasse (gennaio 2013): “A questo punto una rottura dell’Euro avrebbe costi molto alti. I paesi che uscissero tornando ad una moneta nazionale vedrebbero una fortissima perdita di potere d’acquisto per le famiglie poiché le monete nazionali si svaluterebbero di molto, del 30-50% e l’inflazione salirebbe, erodendo il valore di salari, pensioni e stipendi, i depositi sarebbero riconvertiti forzosamente nelle nuove monete, e dunque ne uscirebbero dimezzati; i governi perderebbero l’accesso ai mercati internazionali e dovrebbero dichiarare la loro insolvenza ristrutturando il debito pubblico e riconvertendolo in moneta nazionale; molte banche fallirebbero perché i loro investimenti in titoli di stato perderebbero valore, mettendo a rischio i depositi dei cittadini, e riducendo ancor più i prestiti alle imprese; con minori consumi e minor credito molte imprese fallirebbero e ci sarebbe una recessione e disoccupazione molto elevata, che potrebbe però essere compensata dall’aumento delle esportazioni dovute alla svalutazione”.

d) Geoge Soros (maggio 2013): “If Italy tried to leave the euro, it would have to default on its debt, which would be catastrophic not only for Italy, but for all of Europe and even for the global financial system

 

Quanto ai paper, pure in quel simpatico circo del goofy3 sono stati illustrati i risultati raggiunti dall'Oxford Economics che, in linea con tutti gli economisti sopra citati, parte dall'ipotesi che euro break up significa congelamento del sistema finanziario globale, il che significa recessione pesante, altro che “boccata d’ossigeno”. Ma l’argomento è stato bellamente accantonato…anzi peggio..al signore che presentava I risultati di tale studio sono state poste domande del tutto insignificanti quali “lei vede una svaluazione del 30%...io penso piu del 15%”…senza rendersi conto che il nocciolo della questione è proprio questo: nessuno sa quali possono essere gli effetti, I danni per le banche europee, e quindi il sistema finanziario si congela (again, it would be a Lehman2!!). Per la precisione: questa sarebbe la conseguenza a livello di crescita cíclica di una rottura dell’euro. Nulla a che vedere con i problemi di bassa crescita strutturale dell’italia, che non dipendono dall’euro e che una uscita dall’euro non vedo come possa risolvere.