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Sassolini economici

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è una utile ricognizione e fa piacere che qualcuno si ricordi ancora del problemino che ci ha interessato non più di 3 anni fa.

per indole pigra, lascio ai commentatori qualificati gli spunti più succulenti, i PADRE e madre :-) ecc. mi tengo però lo spassoso riferimento agli aspetti giuridici della ristrutturazione (eventuale, eventuale!) del debito italiano. contrariamente alla totalità dei commenti dell'epoca, l'autore ritiene che l'introduzione dall 2013 delle clausole di azione collettiva CAC abbia reso legalmente più difficile una rinegoziazione.

è bizzarro (una grillata, suvvia) sotto due punti di vista: 1) il default dell'Italia non è una questionedi tar, consiglio di stato, brillanti avvocati e procure di trani. infatti tutto il resto del paper è centrato sulle dimensioni di quello che sta per diventare il terzo debito pubblico mondiale.

2) vista la coesistenza sul mercato di titoli di stato italiani con-e-senza CAC, perfettamente confrontabili, qualcuno ha notato differenze di prezzo? non è una domanda retorica, potrebbero esserci differenze coperte da rumore di fondo, magari qualche analista ci si potrebbe dedicare con grande utilità collettiva.

A dire la verità, i recenti sviluppi relativi al debito Argentino provano esattamente il contrario, e peraltro in uno Stato di diritto qualsiasi tipo di controversia (come generalmente emergono in tutti i casi di default) è risolta in via giurisdizionale...

 l'enola gay al decollo aveva la lampadina della targa bruciata, eppure...

l'argentina ha tuttora traversie giudiziarie, però presso una corte americana, non a buenos aires. traversie che comunque non sarannno mai concretamente  risolte a favore del creditore dal giudice estero ma solo da una eventuale transazione.

non basta che un credito sia certo, liquido ed esigibile, occorre che ci siano i soldi.