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Sassolini economici

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La demografia gioca un suo ruolo ma una componente molto importante, che fa la differenza tra Italia e altri paesi, è la (mancata) crescita della produttività nel nostro paese.

La struttura demografica italiana, come quella tedesca, giapponese o spagnola, é il risultato di decenni di politiche errate, sia familiari che del lavoro che anche scolastiche.

E qui continueró in un altro post, perché i miei neuroni hanno deciso di virare sulla questione scolastica, anzi universitaria.

Aneddoticamente: io ho lasciato l'universitá, unipa, vecchio ordinamento a 22 anni, per andarmene a lavorare, mi sembrava assurdo dover entrare nel mondo del lavoro a 30 anni per completare un corso di studio che i miei coetanei nel Regno Unito o negli USA, per non parlare della Turchia, completavano a 21 o 22 anni, mi sono poi laureato al polimi, in un corso affine, con il nuovo ordinamento da studente lavoratore, senza frequentare, dai 26 ai 30 anni, il risultato per quanto mi riguarda é che ho 8 anni di vantaggio in carriera, esperienza e professionalitá sulla gran parte dei miei coetanei italiani, tranne casi come un mio caro amico, con cui dividevo una stanza, che dopo il primo anno di unipa, capita l'antifona, prese un biglietto di sola andata per Londra, inizió spelando polli con i portoghesi, si fece un anno di learning on the field per imparare l'inglese in maniera sufficiente ad iscriversi alla meno schizzinosa universitá che lo accettasse, e poi si iscrisse alla LSBU (che a quanto pare negli ultimi anni ha comunque superato la Metropolitan, LOL) . Questo mio caro amico ha almeno 3-4 anni di vantaggio su di me.

E se rinascessi 1000 volte a 19 anni me ne andrei 1000 volte a studiare in una universitá del Regno Unito, la prima che mi accetta. Se nella vita uno non si é posto come obiettivo quello di diventare un professore universitario, anche la peggio universitá del Regno Unito é meglio della miglior universitá italiana.

Anzi, profitto se mi sta leggendo qualche 19nne, la scorsa settimana ero a cena con due ragazze ventenni studentesse di una universitá italiana, unipi, che mi facevano notare come  nel loro corso le cose funzionavano piú o meno come ad unipa nei primi anni 90, solo che essendo triennale il corso molti invece che a 30 finivano a 25.

Totalmente insostenibile, in pratica nel 2014 ci sono ancora sacche accademiche che usano l'universitá non per produrre capitale umano pronto ad entrare nel mondo del lavoro al piú presto possibile, ma a selezionare i migliori candidati potenziali per la loro casta.

Non é probabilmente la principale causa del declino italiano, ma certamente una chiarissima concausa.

I miei cognati turchi si sono tutti laureati a 21 anni, 2 in matematica, 1 in business ed 1 in chimica, a 22 anni lavoravano tutti e 4 (ed oggi sono: 1 import/export manager, 1 real estate sales manager, 1 insegnante di matematica ai licei, 1 insegnante di chimica e biologia ai licei), a 27 max erano sposati, e subito dopo aveva iniziato a mettere al mondo dei figli. Nel frattempo hanno comprato case,  venduto case, fatto e pagato mutui, comprato auto, comprato mobili, etc ... etc ... 

Idem negli USA, idem nel Regno Unito, idem in tutti i paesi sani del mondo.

In Italia invece nel limbo fino a 30 anni, oggi teoricamente 25, se non fosse che oggi a 25, dato che non c'é mercato interno in Italia, perché non ci sono famiglie, non c'é chi si indebita per comprare beni o servizi, e dato che la produttivitá degli altri paesi nella stessa situazione é maggiore, non si puó nemmeno galleggiare grazie all'export, e quindin non c'é lavoro per queste persone in Italia, che a quanto pare vengono tutti qui a Londra o quasi.

E dato che tra le tante cose che sembra non servano ai candidati ad entrare a far parte della casta accademica non c'é una conoscenza adeguata della lingua inglese, vengono a fare quasi tutti i kitchen porter, le aupair, a spelare polli, e via di questo passo, con la massima speranza di arrivare ad ottenere un contratto da £6.50 all'ora (che nell'Italia di oggi senza mercato interno si sognerebbero).

Mia sorella mi ha fatto iscrivere qualche settimana fa ad un gruppo su Facebook creato per questa generazione: https://www.facebook.com/groups/italianialondra

Consiglio a tutti di farsi una sana lettura.

E dato che tra le tante cose che sembra non servano ai candidati ad entrare a far parte della casta accademica non c'é una conoscenza adeguata della lingua inglese

Per chi fosse tentato di rispondermi che chi é causa del suo male, dovrebbe piangere sé stesso, a mia sorella, che sarebbe stata ottimo materiale per la casta accademica, avendo finito un corso vecchio ordinamento a 26 annni, e che lavora da professionista all'estero da subito dopo la laurea, indirettamente, ho risposto cosí:

"In tutta sincerità, sono finito in questo gruppo perché chi mi ha invitato a parteciparvi, come mi ha altresì invitato a iscrivermi a gruppi come Bambocci in Fuga o altri gruppi simili, lo abbia fatto, immagino, per condividere implicitamente una sua personalissima ricerca epistemologica sull'osservabilità dei percorsi di comprensione potenzialmente affini, se non proprio atti, a proporre spiegazioni razionali a questioni come:

"Perché stanno arrivando una marea di cittadini Italiani a Londra?" oppure "Perché l'Italia è in depressione?" oppure "Perché l'Italia è l'unico paese sviluppato delle sue dimensioni che nella storia dell'umanità abbia sperimentato una recessione a tripla convessità?" (incidentalmente, recentemente anche la Finlandia, ma è molto più piccola) oppure "Perché l'Italia ha subito 25 anni di stagnazione" oppure "Perché l'Italia è in declino da 15 anni?".

Nella particolare selezione delle popolazioni osservate, è insito che mi abbia voluto suggerire un particolare percorso di ricerca, l'indagine sul capitale umano contemporaneo, che suggerisce una problematica eterogenesi delle cause che personalmente stento ad accettare.

Attenzione, è una congettura verosimile, e come in ogni problema complesso, deve necessariamente giocare un ruolo, ma a mio modo di vedere questo non è un ruolo da protagonista, quanto da comprimario.

Il problema dell'Italia e degli Italiani non è soltanto, anzi dovrei certamente dire non è ormai soltanto, una generale mancanza di comprensione della realtà e di preparazione alla stessa, mancanza determinata da un sistema scolastico, accademico e lavorativo fuori dagli schemi dominanti nel resto del pianeta, dominanti non perché imposti da fantomatiche élite più o meno fantasiosamente nascoste ma perché naturalmente emersi nel corso di un poco sorprendente processo evolutivo ed adattativo, processo a cui purtroppo l'Italia ha smesso di correlarsi proattivamente almeno dal 1970.

Il problema, visibile a qualsiasi povera Cassandra, e qui non parlo di sistemi informatici ma il riferimento è quello classico, è che in Italia, come in Giappone, in Spagna o in Germania o in tutti quei paesi in cui decenni di scelte scellerate hanno portato alla situazione attuale, non c'è più mercato interno, o comunque non c'è più un mercato interno all'altezza degli investimenti in conto capitale del sistema paese, e quando parlo di conto capitale, parlo sia di infrastrutture che di capitale umano.

Il mercato interno è stato asfissiato non dalle politiche di austerità, dall'adozione dell'Euro o da mille altre più o meno improbabili piccoli eventi, ma dalla eccessiva contrazione demografica, che non è stata contrastata per almeno 3 decenni, se non con il palliativo di una blanda politica di immigrazione, senza alcun incentivo reale all'immigrazione di qualità o a politiche per il sostegno alla fertilità."