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Sassolini economici

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Il declino nella crescita del PIL italiano, sia in valori assoluti sia rispetto ai principali paesi europei, è in atto da parecchio tempo. I grafici a partire proprio dal 1990 sul reddito pro-capite li trovi nel rapporto Idee per la crescita prodotto da Università Bocconi ed Ente Einaudi  (non metto il link perché l'ho trovato solo con paywall, ma se qualcuno è più bravo di me ....). I dati sono quelli del'OCSE national accounts, nel caso qualcuno voglia riprodurli. Raccontano essenzialmente la stessa storia dei grafici di Michele. Il decino c'è ed è importante, sia in termini assoluti sia in termini relativi. La demografia gioca un suo ruolo ma una componente molto importante, che fa la differenza tra Italia e altri paesi, è la (mancata) crescita della produttività nel nostro paese.

La demografia gioca un suo ruolo ma una componente molto importante, che fa la differenza tra Italia e altri paesi, è la (mancata) crescita della produttività nel nostro paese.

La struttura demografica italiana, come quella tedesca, giapponese o spagnola, é il risultato di decenni di politiche errate, sia familiari che del lavoro che anche scolastiche.

E qui continueró in un altro post, perché i miei neuroni hanno deciso di virare sulla questione scolastica, anzi universitaria.

Aneddoticamente: io ho lasciato l'universitá, unipa, vecchio ordinamento a 22 anni, per andarmene a lavorare, mi sembrava assurdo dover entrare nel mondo del lavoro a 30 anni per completare un corso di studio che i miei coetanei nel Regno Unito o negli USA, per non parlare della Turchia, completavano a 21 o 22 anni, mi sono poi laureato al polimi, in un corso affine, con il nuovo ordinamento da studente lavoratore, senza frequentare, dai 26 ai 30 anni, il risultato per quanto mi riguarda é che ho 8 anni di vantaggio in carriera, esperienza e professionalitá sulla gran parte dei miei coetanei italiani, tranne casi come un mio caro amico, con cui dividevo una stanza, che dopo il primo anno di unipa, capita l'antifona, prese un biglietto di sola andata per Londra, inizió spelando polli con i portoghesi, si fece un anno di learning on the field per imparare l'inglese in maniera sufficiente ad iscriversi alla meno schizzinosa universitá che lo accettasse, e poi si iscrisse alla LSBU (che a quanto pare negli ultimi anni ha comunque superato la Metropolitan, LOL) . Questo mio caro amico ha almeno 3-4 anni di vantaggio su di me.

E se rinascessi 1000 volte a 19 anni me ne andrei 1000 volte a studiare in una universitá del Regno Unito, la prima che mi accetta. Se nella vita uno non si é posto come obiettivo quello di diventare un professore universitario, anche la peggio universitá del Regno Unito é meglio della miglior universitá italiana.

Anzi, profitto se mi sta leggendo qualche 19nne, la scorsa settimana ero a cena con due ragazze ventenni studentesse di una universitá italiana, unipi, che mi facevano notare come  nel loro corso le cose funzionavano piú o meno come ad unipa nei primi anni 90, solo che essendo triennale il corso molti invece che a 30 finivano a 25.

Totalmente insostenibile, in pratica nel 2014 ci sono ancora sacche accademiche che usano l'universitá non per produrre capitale umano pronto ad entrare nel mondo del lavoro al piú presto possibile, ma a selezionare i migliori candidati potenziali per la loro casta.

Non é probabilmente la principale causa del declino italiano, ma certamente una chiarissima concausa.

I miei cognati turchi si sono tutti laureati a 21 anni, 2 in matematica, 1 in business ed 1 in chimica, a 22 anni lavoravano tutti e 4 (ed oggi sono: 1 import/export manager, 1 real estate sales manager, 1 insegnante di matematica ai licei, 1 insegnante di chimica e biologia ai licei), a 27 max erano sposati, e subito dopo aveva iniziato a mettere al mondo dei figli. Nel frattempo hanno comprato case,  venduto case, fatto e pagato mutui, comprato auto, comprato mobili, etc ... etc ... 

Idem negli USA, idem nel Regno Unito, idem in tutti i paesi sani del mondo.

In Italia invece nel limbo fino a 30 anni, oggi teoricamente 25, se non fosse che oggi a 25, dato che non c'é mercato interno in Italia, perché non ci sono famiglie, non c'é chi si indebita per comprare beni o servizi, e dato che la produttivitá degli altri paesi nella stessa situazione é maggiore, non si puó nemmeno galleggiare grazie all'export, e quindin non c'é lavoro per queste persone in Italia, che a quanto pare vengono tutti qui a Londra o quasi.

E dato che tra le tante cose che sembra non servano ai candidati ad entrare a far parte della casta accademica non c'é una conoscenza adeguata della lingua inglese, vengono a fare quasi tutti i kitchen porter, le aupair, a spelare polli, e via di questo passo, con la massima speranza di arrivare ad ottenere un contratto da £6.50 all'ora (che nell'Italia di oggi senza mercato interno si sognerebbero).

Mia sorella mi ha fatto iscrivere qualche settimana fa ad un gruppo su Facebook creato per questa generazione: https://www.facebook.com/groups/italianialondra

Consiglio a tutti di farsi una sana lettura.

E dato che tra le tante cose che sembra non servano ai candidati ad entrare a far parte della casta accademica non c'é una conoscenza adeguata della lingua inglese

Per chi fosse tentato di rispondermi che chi é causa del suo male, dovrebbe piangere sé stesso, a mia sorella, che sarebbe stata ottimo materiale per la casta accademica, avendo finito un corso vecchio ordinamento a 26 annni, e che lavora da professionista all'estero da subito dopo la laurea, indirettamente, ho risposto cosí:

"In tutta sincerità, sono finito in questo gruppo perché chi mi ha invitato a parteciparvi, come mi ha altresì invitato a iscrivermi a gruppi come Bambocci in Fuga o altri gruppi simili, lo abbia fatto, immagino, per condividere implicitamente una sua personalissima ricerca epistemologica sull'osservabilità dei percorsi di comprensione potenzialmente affini, se non proprio atti, a proporre spiegazioni razionali a questioni come:

"Perché stanno arrivando una marea di cittadini Italiani a Londra?" oppure "Perché l'Italia è in depressione?" oppure "Perché l'Italia è l'unico paese sviluppato delle sue dimensioni che nella storia dell'umanità abbia sperimentato una recessione a tripla convessità?" (incidentalmente, recentemente anche la Finlandia, ma è molto più piccola) oppure "Perché l'Italia ha subito 25 anni di stagnazione" oppure "Perché l'Italia è in declino da 15 anni?".

Nella particolare selezione delle popolazioni osservate, è insito che mi abbia voluto suggerire un particolare percorso di ricerca, l'indagine sul capitale umano contemporaneo, che suggerisce una problematica eterogenesi delle cause che personalmente stento ad accettare.

Attenzione, è una congettura verosimile, e come in ogni problema complesso, deve necessariamente giocare un ruolo, ma a mio modo di vedere questo non è un ruolo da protagonista, quanto da comprimario.

Il problema dell'Italia e degli Italiani non è soltanto, anzi dovrei certamente dire non è ormai soltanto, una generale mancanza di comprensione della realtà e di preparazione alla stessa, mancanza determinata da un sistema scolastico, accademico e lavorativo fuori dagli schemi dominanti nel resto del pianeta, dominanti non perché imposti da fantomatiche élite più o meno fantasiosamente nascoste ma perché naturalmente emersi nel corso di un poco sorprendente processo evolutivo ed adattativo, processo a cui purtroppo l'Italia ha smesso di correlarsi proattivamente almeno dal 1970.

Il problema, visibile a qualsiasi povera Cassandra, e qui non parlo di sistemi informatici ma il riferimento è quello classico, è che in Italia, come in Giappone, in Spagna o in Germania o in tutti quei paesi in cui decenni di scelte scellerate hanno portato alla situazione attuale, non c'è più mercato interno, o comunque non c'è più un mercato interno all'altezza degli investimenti in conto capitale del sistema paese, e quando parlo di conto capitale, parlo sia di infrastrutture che di capitale umano.

Il mercato interno è stato asfissiato non dalle politiche di austerità, dall'adozione dell'Euro o da mille altre più o meno improbabili piccoli eventi, ma dalla eccessiva contrazione demografica, che non è stata contrastata per almeno 3 decenni, se non con il palliativo di una blanda politica di immigrazione, senza alcun incentivo reale all'immigrazione di qualità o a politiche per il sostegno alla fertilità."

La demografia gioca un suo ruolo ma una componente molto importante, che fa la differenza tra Italia e altri paesi, è la (mancata) crescita della produttività nel nostro paese.

[Ricomincio, sperando che stavolta neuroni e sinapsi mi mantengano in carreggiata]

La struttura demografica italiana, come quella tedesca, giapponese o spagnola, é il risultato di decenni di politiche errate, sia familiari che del lavoro che anche scolastiche.

La mancata crescitá di produttivitá chiaramente gioca a svantaggio degli italiani nel confronto con quegli altri paesi che si trovano nella stessa situazione, e a fronte di un mercato interno depresso, o comunque non adeguato alle rispettive potenzialitá,  sono costretti ad esportare per mantenere uno stile di vita adeguato al loro livello di investimento in conto capitale (e mi riferisco ovviamente alla serie storica degli ultimi decenni, non al dato puntuale).

A questo punto, quale che sia stata la causa che ha portato a quel tipo di struttura demografica, é praticamente accademico. Avrá contribuito un differenziale negativo di produttivitá rispetto ad altri paesi? Probabilmente sí. Ma oggi per avere un mercato interno decente, adeguato alle dimensioni delle coorti over 35, al paese mancano 6-7 milioni di persone nelle coorti 22-35, ed altri 9-10 milioni nelle coorti 0-21.

Parliamo di 15 milioni di 0-35 mancanti se volessimo mitigare il trapezio, o 17 milioni se volessimo ottenere un bel cilindro.

A me pare chiaramente che di fronte a quel genere di numeri, non c'é produttivitá che tenga. Il delta di produttivitá spiega perfettamente perché a Londra vengono gli Italiani e non i Tedeschi, ma non credo possa essere vista come una grande aspirazione quella di esportare come i Tedeschi o i Giapponesi (o nel prossimo futuro i Cinesi) per galleggiare, invece di dotarsi di un sistema paese capace di sostenere un mercato interno degno di questo nome.

Incidentalmente, in valori assoluti arrivano piú Tedeschi che Helleni a Londra, ma se teniamo in considerazione la demografia, i risultati cambiano consideravolmente:

Comparative attractiveness of London for working newcomers from six selected countries in 2013-14

P.S.: per chi fosse interessato al testo accompagnatorio: http://ale.riolo.co.uk/2014/08/comparative-attractiveness-of-london-for-working-newcomers-from-six-selected-countries-in-2013-14.html, ma in tutta onestá non aggiunge molto al grafico.

really?

keith fragoviak 27/10/2014 - 00:33

Are you so sure? Non cambia proprio niente? Cioè vogliamo proprio dire che il cambio fisso non ci svantaggia rispetto al nostro maggiore competitor europeo. Eppure c'erano bei giorni in cui noi brutti sporchi inefficienti e fannulloni crescevamo più della Germania, ah bei tempi

 

il cambio fisso non ci svantaggia rispetto al nostro maggiore competitor europeo

Prendi due uomini, tenuti ad acqua per 30 giorni, falli gareggiare, uno vincerà. Qual'è il futuro che preferiamo? Far correre  il più veloce con una soma sulle spalle, o prendere entrambi, rifocillarli, e poi farli gareggiare di nuovo, e vinca il migliore?

Bello il grafico grazie. Dimostra perfettamente che :

1. l'Italia cresceva di più solo negli anni 80 a botte d'inflazione. Dopo il 1982 l'inflazione inizia a fermarsi e la finta crescita inizia a soffrirne.

2. Che il cambio non c'entra veramente una ceppa(termine tecnico economico per dire nulla). Fino al 95 continua a svalutarsi a ritmi sempre più elevati ed i tassi di crescita non cambiano.

3. Per contro da quando si ferma, per anni .... non cambia nulla

4. Poi nel 2003-2004 stranamente dopo un'ondata pesante di riforme che cambiano la faccia della Germania iniziano a divaricarsi.

Certo in mezzo ci sono anche faccenduole come la germania ovest che si carica sulle spalle la germania est, ma si sa son dettagli che i guru non si disturbano a ricordare, anzi diranno che è stato un vantaggio.

come non ricordano che nel frattempo c'è stata la rivoluzione dell'ICT,che noi abbiamo sostanzialmente persa. Non ricordano l'evoluzione del prezzo del petrolio, ecc.ecc.

1) Nel grafico c'è il gdp REALE. Gdp reale vuol dire a prezzi costanti cioè depurato dagli effetti dell'inflazione. Quindi indipendentemente dal tasso di inflazione degli anni 80, il reddito delle persone CRESCEVA dal punto di vista reale non solo nominale.

 

2 e 3) Be' non direi dal 1987 al 1992 entriamo nello SME credibile e il tasso di cambio rimane bloccato e infatti la nostra crescita si arresta. Nel 1992 tardivamente svalutiamo e infatti la crescita riparte. Nel 1996 rivalutiamo per entrare nell'euro e la nostra crescita si appiattisce leggermente nell'anno successivo. Ci ripigliamo un po' tagliando i salari (pacchetto Treu)

 

4) E' vero la botta vera arriva nel 2003-2004 quando i nostri fratelli europei tedeschi prendono a picconate il loro mercato del lavoro facendone precipitare il costo a botte di minijobs e flexsecurity. http://fsaraceno.wordpress.com/2014/09/11/labour-costs-who-is-the-outlier/ Per di più finanziando quest'operazione con soldi pubblici (il loro debito pubblico esplode in quegli anni)

Il punto è che la Germania non è nuova a questo tipo di politiche deflazionistiche il problema nel 2004 sta nel fatto che non c'è più la flessibilità del cambio a riequilibrare queste storture. In un regime di cambio fisso se abbasso la mia quota salari ottengo immediatamente un vantaggio rispetto ai miei competitor commerciali per ovvi motivi. Il problema è che lasciando il cambio libero di fluttuare questo gioco sporco verrebbe assorbito dalla rivalutazione della tua moneta conseguente alla maggiore domanda dei tuoi beni. Nell'eurozona questo non può accadere. Siamo l'unica parte del mondo in cui la legge della domanda e dell'offerta è inibita. Alfieri del libero mercato con il prezzo della valuta pianificato. Questo gioco al ribasso sui salari non solo non è salutare per il proprio mercato interno ma costringe anche i paesi con la stessa moneta a fare altrettanto per non perdere competitività rispetto al partner che segue la politica del beggar thy neighbors. Inutile dire che per giocare a questo gioco bisogna essere oltre che un po' stronzi anche il paese più forte dell'unione all'interno del quale non sia troppo traumatico tagliare i salari che sono notoriamente rigidi verso il basso. Se in Germania si può tagliare è molto più difficile farlo in Grecia Spagna Portogallo o anche Italia. Non perché in italia siamo più più scapestrati ma perché i nostri salari sono inferiori. Riguardo alla favola della Germania Ovest che si sacrifica per aiutare i fratelli dell'est e si accolla l'onere economico della ricostruzione http://www.libreriauniversitaria.it/anschluss-annessione-unificazione-ge... Magari ne parliamo in un altro momento

L'ultima svalutazione della Lira si esaurisce nel 1995, poi per un decennio Italia e Germania hanno avuto tassi di crescita identici. Solo nel 2006 (11 anni dopo!) la Germania inizia a crescere più velocemente, ben 2 punti di Pil all'anno in più. Germania e Italia sono stati per anni i malati d'Europa, poi la prima si è ripresa, la seconda è ormai agonizzante.
P.S. Nei cinque anni dentro lo SME il tasso di crescita medio per l'Italia fu del 2,4%, nel triennio di svalutazione 93-94-95 fu dell'1,4%.

Occam

Vincenzo Pinto 28/10/2014 - 21:44

Mai capito perche' quando si parla della miracolosa crescita italiana degli anni '80 non si prende in esame la spiegazione piu' semplice, e cioe' che la spesa pubblica aumento' in maniera rilevante e finanziata in buona parte a debito. Cosa non piu' possibile a fine decennio non tanto per colpa dello SME, della Germania o dell complotto giudoplutomassonico, ma perche' gli interessi erano aumentati assai vista la mole di debito. Non sono esperto di contabilita' nazionale ma se chiedi in prestito 10 miliardi di EUR oggi e ci assumi mezzo milione di impiegati pubblici a 20.000EUR/anno, il PIL aumenta di 10 miliardi di EUR. Basta guardare questo documento per vedere chiaramente che la spesa pubblica aumenta parecchio tra il 1975 e il 1985, e la serie storica del debito pubblico per capire che il finanziamento avvenne per lo piu' in deficit, ovvero a spese delle generazioni future.