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Quanta flessibilità è necessaria?

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Rissumendo: nella proposta del governo non e' rimasto nulla della felxisecurity auspicata da molti.

Niente security, visto che confindustria non vuole metterci i soldi.

Niente assegno di disoccupazione per i precari, la cui condizione non viene migliorata da questa riforma.

Un assegno di disocupazione di entita' miserevole previsto per i soli dipendenti piu' gli apprendisti, limitato ad un solo anno di durata. Che pure andra' a regime solo dal 2017.

Liberta' di licenziamento per motivi economici ingiustificati senza possibilita' di reintegro. Ed e' ovvio che un motivo economico ingiustificato nulla a che fare con la flessibilita'. Questa norma e' solo un grimaldello per abbassare ulteriormente il costo del lavoro, liberandosi dei contratti piu' onerosi e per tornare agli anni '50, quelli delle discriminazioni verso i sindacalisti  e dei reparti confino nella FIAT di Valletta.

 

Qualcuno sa dirmi cosa mira ad ottenere questa riforma oltre che cercare di rilanciare la produttivita' abbassando ulteriormente il costo del lavoro? Ovvero esclusivamente a spesa dei lavoratori dipendenti?

Nulla di cosi' sorprendente, se si pensa che gia' ora una buona parte dei contratti precari vengono utilizzati per abbassare il costo del lavoro e non per aumentarne la flessibilita'.

Davvero abbiamo bisogno di questa flessibilita'?

E che gioco sta giocando Monti quando annuncia che il tempo della concertazione con le categorie e' finito mentre proprio in questi giorni il suo governo deve piegarsi alle richieste di Banche e ordini professionali?