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Quanta flessibilità è necessaria?

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tizioc 23/3/2012 - 18:23

Commento: ma merce lo è il lavoro, e quindi – per definizione – il lavoratore ossia colui che si definisce tale in quanto produttore di lavoro. Se vogliamo de-mercificare il lavoratore (ed io sono d’accordo) bisogna sapere che c’è un doppio prezzo da pagare,

Non è detto che sia così.  A rigor di logica, l'obiettivo di "demercificare" il lavoratore nel senso di rispondere alle istanze di dignità dei lavoratori richiamate da Bregantini (e già esposte nell'enciclica Rerum novarum) spetta al sistema di assicurazione sociale.  Un sistema supportato da politiche attive per l'impiego, come quello proposto da Ichino sul modello danese, può tranquillamente fare fronte a tale esigenza.  Di fatto, il progetto di riforma annunciato dal Governo sembra aver completamente trascurato l'impianto delle due proposte (Ichino e Boeri-Garibaldi) di cui finora si era discusso, a parte aspetti secondari quali il disincentivare e limitare l'applicabilità dei contratti flessibili.

flexsecurity

chemist 23/3/2012 - 19:33

Ma certo, in termini di costi per es. Ichino propone di trasferirli dalla cassa integrazione ad un sussidio di disoccupazione (nell'ottica di proteggere l'individuo piuttosto che la stabilità del suo lavoro). Si può supporre che questo sistema sia più funzionale (ammesso che in un paese come l'Italia lo si possa far funzionare) perché rende il mercato del lavoro più flessibile... in ogni caso rimane il fatto che la collettività si accolla dei costi, solo con modalità diverse.