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Quanta flessibilità è necessaria?

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Non era mia intenzione negare la necessità di superare le attuali tutele o dire che le aziende licenzino senza pensarci.

Solo che la soluzione, amio parere, deve essere coerente e a tutto tondo.

Inserire maggiore flessibilità in uscita e non rafforzare\universalizzare contestualmente gli ammortizzatori sociali è ricetta per un disastro; distinguere in questo modo tra licenziamenti disciplinari ingiusti e economici ingiustificati è ipocrita: se l'azienda vuole licenziare mr. X per motivi disciplinari e se lo vede negato per motivi non discriminatori è OVVIO che procederà con quello economico (nel nuovo sistema) e non ci trovo nulla di immorale, aggiungerei.

In breve, pur preferendo una soluzione stile-Ichino (magari estesa anche a chi aveva meno di 10\15 anni di anzianità, se necessario), avrei almeno rovato più semplice e lineare eliminare tutte queste manfrine, inserire un firing cost basato sulla anzianità per tutti i casi non disciplinari, e mantenere la sola tutela dai licenziamenti discriminatori o antisindacali.

Invece, la soluzione temo aumenterà i ricorsi in tribunale e genererà ulteriori differenze di interpretazione giuridica (licenziare per motivi economici nel caso quello disciplinare sia giudicato ingiusto è discriminatorio o no?) Tutto qui.

P.S.

Giuseppe Ferrari 21/3/2012 - 21:16

Aggiungo che con "controriforma" intendo la possibilità, temo concreta, che nel prossimo parlamento si possa costituire una maggioranza "trasversale" al grido di "No al Governo delle Banche, si al ritorno dell'articolo 18", facendoci perdere una occasione storica e probabilmente unica.

Tanto prima o poi, qualcosa andrà fatto. Sul lato della tassazione non credo proprio che questo governo o i prossimi vadano ad abbassare significativamente i costi sul lavoro per le imprese. Sul lato della libertà d'impresa, non è in procinto una liberalizzazione del settore bancario, ma probabilmente un giorno si renderanno conto dell'inutilità delle fondazioni. Non ci spero comunque. Non rimane altro che la riforma del mercato del lavoro, per il momento e futuro molto prossimo. Potrebbero tagliare decisamente i costi dello Stato e tagliare le tasse al contempo, liberalizzando quello che rimane, ma non vedo spiragli di possibilità con questa élite di merda (vero Brunetta?). Saranno costretti, se non ora molto presto. Con la situazione del debito pubblico e i relativi interessi da pagare, devi cercare di favorire la crescita economica. Altrimenti muori, e sì che una nuova ondata di populismo e totalitarismo arriverà a quel punto (qualche politico sarebbe addirittura favorevole, pur di non vedere i "banchieri" al potere...).

...questa riforma del mercato del lavoro che sta varando questo governo, sarà quasi completamente inutile per la crescita economica. Prima devi abbassare i costi alle imprese, rifondare il sistema degli ammortizzatori sociali, tagliare le spese inutili dello Stato. Poi fai la riforma del lavoro.
Niente da fare, questo governo dei Professori non ha mantenuto e non manterrà le premesse, anche per colpa delle ingerenze politiche ed esterne (illusioni e promesse nessuna, dato che fin dall'inizio era chiaro che far passare certe riforme sarebbe stata una scommessa dura da vincere).