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Quanta flessibilità è necessaria?

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non si rischia di causare un effetto sociale ed economico devastante, tanto da rischiare una controriforma a breve?

secondo alcuni il fine, anzi l'obiettivo indicibile  è proprio quello, abbassare i salari reali:

E veniamo alla nostra "riforma". Al di là degli escamotage che saranno inventati dai sindacati per salvare la faccia, l'articolo 18 sarà reso completamente inefficace. Dal momento che è ormai scontato che il licenziamento potrà essere motivato da ragioni "economiche o organizzative", nessun imprenditore sarà così sprovveduto da attuare licenziamenti discriminatori o persino disciplinari: un problema organizzativo  -  con la necessità di ristrutturazione che hanno tutte le aziende in questa fase  -  si trova molto facilmente. E allora, con i licenziamenti praticamente liberi, succederà una di queste due cose, o meglio tutt'e due. In parte verrà posta la scelta tra riduzioni di salario o un certo numero di licenziamenti; in parte ci si libererà di una parte di lavoratori più anziani per sostituirli, a minor costo, con giovani che nel migliore dei casi entreranno con il contratto di apprendistato, tre anni  -  estendibili a cinque  -  a salario ridotto e con la possibilità di esser mandati via. Ci saranno un po' di ammortizzatori sociali, ma con una durata inferiore agli attuali e con meno gente che avrà la possibilità di passare  -  alla loro scadenza  -  alla pensione, visto che l'età è stata aumentata. Un meccanismo poco appropriato, ma che finora aveva sostituito, anche se non per tutti i lavoratori, le carenze delle protezioni dalla disoccupazione.

oppure ( e parliamo di un liberista come Seminerio...)

http://phastidio.net/2012/03/19/monti-la-fiat-e-la-transizione-italiana-verso-la-poverta/

 

Il problema è che non siamo affatto certi che l’Italia uscirà da questa stagione di riforme (vere e presunte) con maggiore attrattività internazionale. Siamo un paese vecchio, già questo basterebbe a metterci a pesante handicap sulla strada del rinnovamento e del dinamismo. Non abbiamo punti di forza effettivi per la localizzazione di imprese internazionali: non sufficiente tutela dei diritti di proprietà né una pubblica amministrazione funzionante. Forse passeremo attraverso un profondo impoverimento che scardinerà definitivamente ogni residuo sistema di protezione sociale o di diritti, in un processo di “vietnamizzazione”. A quel punto, potremmo pure essere diventati attraenti per realizzare degli “impianti-cacciavite” di produttori manifatturieri esteri, magari costruttori di auto. Ma saremo tutti molto più poveri di oggi.