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Quanta flessibilità è necessaria?

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Secondo il sole 24 ore (qui) la proposta Fornero distingue nei fatti 4 casi di licenziamento:

 - Licenziamento discriminatorio → scatta la nullità dell'atto;
 - Licenziamento disciplinare ingiustificato → a scelta del giudice reintegro o indennizzo tra 15 e 27 mensilità;
 - Licenziamento economico ingiustificato → indennizzo tra 15 e 27 mensilità;
 - Licenziamento giustificato, sia esso disciplinare o economico → niente

Inoltre, i nuovi ammortizzatori sociali scatterebbero (forse, ma ne dubito)) nel 2017, non prima. Ora, mi sorgono tre domande:

1) Ma una soluzione di questo tipo non disincentiverà affatto il ricorso al giudice da parte dei lavoratori nei casi "dubbi": in fondo la scelta tra zero e 15-27 è abbastanza facile.

2) In questo schema, che senso ha mantenere il reintegro per motivi disciplinari ingiustificati? In fondo, significa solo che il datore di lavoro perdente e costretto al reintegro, lo licenzia istantaneamente per motivi economici...Anzi, prevedo che, tranne nei casi più evidenti, i licenziamenti disciplinari spariranno, visto che dal punto di vista del datore di lavoro il licenziamento disciplinare è "dominato" (non so se è il termine sia tecnicamente corretto) da quello economico.

3) Se non si accompagna una simile "rivoluzione" con una riforma altrettanto profonda degli ammortizzatori sociali universali, non si rischia di causare un effetto sociale ed economico devastante, tanto da rischiare una controriforma a breve?

non si rischia di causare un effetto sociale ed economico devastante, tanto da rischiare una controriforma a breve?

secondo alcuni il fine, anzi l'obiettivo indicibile  è proprio quello, abbassare i salari reali:

E veniamo alla nostra "riforma". Al di là degli escamotage che saranno inventati dai sindacati per salvare la faccia, l'articolo 18 sarà reso completamente inefficace. Dal momento che è ormai scontato che il licenziamento potrà essere motivato da ragioni "economiche o organizzative", nessun imprenditore sarà così sprovveduto da attuare licenziamenti discriminatori o persino disciplinari: un problema organizzativo  -  con la necessità di ristrutturazione che hanno tutte le aziende in questa fase  -  si trova molto facilmente. E allora, con i licenziamenti praticamente liberi, succederà una di queste due cose, o meglio tutt'e due. In parte verrà posta la scelta tra riduzioni di salario o un certo numero di licenziamenti; in parte ci si libererà di una parte di lavoratori più anziani per sostituirli, a minor costo, con giovani che nel migliore dei casi entreranno con il contratto di apprendistato, tre anni  -  estendibili a cinque  -  a salario ridotto e con la possibilità di esser mandati via. Ci saranno un po' di ammortizzatori sociali, ma con una durata inferiore agli attuali e con meno gente che avrà la possibilità di passare  -  alla loro scadenza  -  alla pensione, visto che l'età è stata aumentata. Un meccanismo poco appropriato, ma che finora aveva sostituito, anche se non per tutti i lavoratori, le carenze delle protezioni dalla disoccupazione.

oppure ( e parliamo di un liberista come Seminerio...)

http://phastidio.net/2012/03/19/monti-la-fiat-e-la-transizione-italiana-verso-la-poverta/

 

Il problema è che non siamo affatto certi che l’Italia uscirà da questa stagione di riforme (vere e presunte) con maggiore attrattività internazionale. Siamo un paese vecchio, già questo basterebbe a metterci a pesante handicap sulla strada del rinnovamento e del dinamismo. Non abbiamo punti di forza effettivi per la localizzazione di imprese internazionali: non sufficiente tutela dei diritti di proprietà né una pubblica amministrazione funzionante. Forse passeremo attraverso un profondo impoverimento che scardinerà definitivamente ogni residuo sistema di protezione sociale o di diritti, in un processo di “vietnamizzazione”. A quel punto, potremmo pure essere diventati attraenti per realizzare degli “impianti-cacciavite” di produttori manifatturieri esteri, magari costruttori di auto. Ma saremo tutti molto più poveri di oggi.

 

 

 

 

 

 

Ci sono diversi elementi della riforma riguardo ai quali vorrei avere maggiori informazioni e dettagli tecnici:

1. il tempo determinato. Rimarra' e le imprese saranno chiamate a pagare un 1.4% in piu' che verra' utilizzato per finanziare in parte gli ammortizzatori sociali. E' vero che si vuol chiedere all'impresa di pagare un prezzo per la flessibilita', ma non dovrebbero anche i lavoratori a tempo determinato ricevere un premio per accettare la flessibilita'?

2. l'ASPI. Verra' estesa a tutti. Durera' 12 mesi e vale il 75% della retribuzione lorda fino a 1.150 euro, e il 25% per la quota superiore a questa cifra, con un tetto di 1.119 euro lordi. Non dovrebbero questi sussidi essere subordinati alla partecipazione a politiche attive? Quali saranno queste politiche attive? Sara' sostenibile l'Aspi nel medio/lungo periodo?

3. i licenziamenti. Pensavo si sarebbe andati verso un costo di licenziamento crescente rispetto all'anzianita' lavorativa. Inoltre vorrei avere dettagli sull'effettiva applicazione di queste norme: chi definisce se il licenziamento e' discriminatorio? oppure ingiustificato? Se lo decide il giudice, allora non credo ci saranno grosse differenze rispetto alla situazione attuale.


Aspetto di avere piu' infomazioni per poter esprimere un parere.

Ci sono diversi elementi della riforma riguardo ai quali vorrei avere maggiori informazioni e dettagli tecnici:

 

1. il tempo determinato. Rimarra' 

Attualmente non hanno trattenute a fronte di cig ordinaria o speciale e mobilità: ecco il perchè dell'aumento dell'1,4% dei contributi.

Tu speravi dessero qualcosa ai precari? Allora non hai capito la linea di questo governo e chi ne è l'azionista con golden share. Mi aspetto che ai precari sia tolto l'1,4% per compensare il maggior esborso dei datori di lavoro, altro che avere qualcosa!

 

2-L'ASPI vale il 75% della retribuzione lorda fino a 1.150 euro, e il 25% per la quota ...

Attualmente per i lavoratori nel perimetro di chi paga cantributi per cig e mobilità, che sono spèecialmente per durara più generose dell'ASPI, le trattenute a fronte di questi istituti sono sufficienti (il fondo della specifica gestione INPS, nonostante i problemi attuali e degli ultimi due anni, è ancora in attivo); la cig in deroga (a commercio ed artigianato per lo più)  è stata pagata con i fondi FAS del Mezzogiorno. Se si unificano i trattamenti bisognerà unificare le contribuzioni: se così sarà i fondi saranno sufficienti.

 

3..... chi definisce se il licenziamento e' discriminatorio? oppure ingiustificato? Se lo decide il giudice, allora non credo ci saranno grosse differenze rispetto alla situazione attuale

 

Io penso che non cambierà quasi nulla. I datori di lavoro cercheranno di giustificare il licenziamento sempre con il motivo economico ma il licenziato potrà sempre ricorrere al giudice sostenendo che in effetti è discriminatorio. Non è che adesso il d.d.l. se licenzia per motivi discriminatori lo affermi nella motivazione. Anzi, anche se il motivo economico fosse dimostrato, il licenziato potrà sempre sostenere che l'avere scelto lui anzicchè un altro nasconde la vera motivazione discriminatoria. Quindi stessi problemi con lalunghezza della giustizia, stessa incertezza.

D'altro canto Monti non ha detto che adesso la produttività andrà alle stelle ma che sventolerà la nuova legge ovunque. La spocchia della Fornero è irritante.

 

Non credo che un datore di lavoro si svegli la mattina chiedendosi "chi licenzio oggi ...  e che scusa invento?". Se ha difficiltà economiche queste non possono che aumentare se non diminuisce il personale o non rinnova le qualifiche di cui ha bisogno, migliorando la produttività. Il rischio, ancora piu' devastante, è una serie di fallimenti e/o di delocalizzazioni.  Naturalmente puo' sempre chiedere se licenziare il 10% del personale o diminuire a tutti del 10% lo stipendio.  Secondo voi i dipendenti cosa potrebbero (o dovrebbero) decidere?

Non era mia intenzione negare la necessità di superare le attuali tutele o dire che le aziende licenzino senza pensarci.

Solo che la soluzione, amio parere, deve essere coerente e a tutto tondo.

Inserire maggiore flessibilità in uscita e non rafforzare\universalizzare contestualmente gli ammortizzatori sociali è ricetta per un disastro; distinguere in questo modo tra licenziamenti disciplinari ingiusti e economici ingiustificati è ipocrita: se l'azienda vuole licenziare mr. X per motivi disciplinari e se lo vede negato per motivi non discriminatori è OVVIO che procederà con quello economico (nel nuovo sistema) e non ci trovo nulla di immorale, aggiungerei.

In breve, pur preferendo una soluzione stile-Ichino (magari estesa anche a chi aveva meno di 10\15 anni di anzianità, se necessario), avrei almeno rovato più semplice e lineare eliminare tutte queste manfrine, inserire un firing cost basato sulla anzianità per tutti i casi non disciplinari, e mantenere la sola tutela dai licenziamenti discriminatori o antisindacali.

Invece, la soluzione temo aumenterà i ricorsi in tribunale e genererà ulteriori differenze di interpretazione giuridica (licenziare per motivi economici nel caso quello disciplinare sia giudicato ingiusto è discriminatorio o no?) Tutto qui.

P.S.

Giuseppe Ferrari 21/3/2012 - 21:16

Aggiungo che con "controriforma" intendo la possibilità, temo concreta, che nel prossimo parlamento si possa costituire una maggioranza "trasversale" al grido di "No al Governo delle Banche, si al ritorno dell'articolo 18", facendoci perdere una occasione storica e probabilmente unica.

Tanto prima o poi, qualcosa andrà fatto. Sul lato della tassazione non credo proprio che questo governo o i prossimi vadano ad abbassare significativamente i costi sul lavoro per le imprese. Sul lato della libertà d'impresa, non è in procinto una liberalizzazione del settore bancario, ma probabilmente un giorno si renderanno conto dell'inutilità delle fondazioni. Non ci spero comunque. Non rimane altro che la riforma del mercato del lavoro, per il momento e futuro molto prossimo. Potrebbero tagliare decisamente i costi dello Stato e tagliare le tasse al contempo, liberalizzando quello che rimane, ma non vedo spiragli di possibilità con questa élite di merda (vero Brunetta?). Saranno costretti, se non ora molto presto. Con la situazione del debito pubblico e i relativi interessi da pagare, devi cercare di favorire la crescita economica. Altrimenti muori, e sì che una nuova ondata di populismo e totalitarismo arriverà a quel punto (qualche politico sarebbe addirittura favorevole, pur di non vedere i "banchieri" al potere...).

...questa riforma del mercato del lavoro che sta varando questo governo, sarà quasi completamente inutile per la crescita economica. Prima devi abbassare i costi alle imprese, rifondare il sistema degli ammortizzatori sociali, tagliare le spese inutili dello Stato. Poi fai la riforma del lavoro.
Niente da fare, questo governo dei Professori non ha mantenuto e non manterrà le premesse, anche per colpa delle ingerenze politiche ed esterne (illusioni e promesse nessuna, dato che fin dall'inizio era chiaro che far passare certe riforme sarebbe stata una scommessa dura da vincere).

Non credo che un datore di lavoro si svegli la mattina chiedendosi "chi licenzio oggi ... e che scusa invento?"

 

Ma che discorsi,come se non esistano e non siano mai esistiti gli abusi di potere di qualche dirigente o di qualche imprenditore. Gia che ci siamo eliminiamo pure il mobbing va.

E' un po' come dire, visto che il cittadino medio non e' che si alzi e vada a rapinare una banca o a sparare a qualcuno i reati di rapina o omicidio non sono poi cosi' necessari.

 

Tra l'altro tu stesso riconosci che la vita aziendale in italia e' anche fatta di cordate, scambio di favori e giochi di potere. Pensi che siano cosi' rari gli abusi di potere in questo ambientino di gentlemen?

Non credo che un datore di lavoro si svegli la mattina chiedendosi "chi licenzio oggi ...  e che scusa invento?"

Come si traduce in italiano rank and yank? Ordina e strappa? Classifica e retrocedi?

 

Mia madre in Siciliano lo chiamava "arrisetta y γietta". Ovviamente lei non si riferiva a persone, ma a cose, è una di quelle persone a cui non piace conservare cose inutili "agnuni agnuni", ma il concetto è quello ...