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Quanta flessibilità è necessaria?

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Le scelte sulla quantità di valore aggiunto non sono guidate da una fantomatica "classe dirigente" unificata che decide se è meglio produrre Panda o Golf, e neanche dal Ministero dello Sviluppo Economico.  Dipendono in primis da fattori istituzionali, eventualmente influenzabili dalla azione politica.

 

L'ovvieta' che la politica produttiva di un paese e' determinata dalla sintesi di molti fattori ed istanze contrapposte, non contraddice il punto altrettanto ovvio che e' la classe dirigente, per quanto non necessariamente omogenea o coesa (ma la nostra mi sembra singolarmente coesa quando si tratta di arraffare vantaggi), ad essere la prima responsabile del suo sistema paese.

D'altro canto se questo governo non riesce a colpire i cartelli bancari (che tramite le fondazioni influenzano la politica) o ad agire sugli ordini professionali (che il parlamento brulica di avvocati), ma procede come un rullo compressore quando si tratta di lavoratori dipendenti o pensionati, un motivo ci sara', no?

 

Certamente, chi è efficiente e produttivo può permettersi molti lussi.  Ma ogni cosa ha il suo costo da pagare.

 

E' ovvio che i diritti dei lavoratori od il welfare abbiano un costo. Pero' puo' ben vedere che le scelte semantiche tradiscono delle preferenze. Per lei si tratta di un lusso, ovvero un "Oggetto, bene di consumo superfluo, voluttuario, divertimento o spesa che rappresenta un eccesso rispetto alle possibilità economiche (...)"

 

Per altri invece sono degli elementi fondamentali di giustizia sociale che stanno alla base del patto sociale di molti paesi europei.

E' ovvio che i diritti dei lavoratori od il welfare abbiano un costo. Pero' puo' ben vedere che le scelte semantiche tradiscono delle preferenze. Per lei si tratta di un lusso

Per la verità, il termine "lussi" era riferito per lo più ad alcuni aspetti discutibili dei sistemi di Francia e Germania.  C'è quantomeno il sospetto che il miglior risultato in termini di benessere sociale diffuso sia dato dal modello dei paesi scandinavi dove la libertà economica è per molti versi superiore, pur con una marcata redistribuzione dei redditi e una spesa elevata in servizi sociali.

A mio parere, i modelli economici possono essere valutati solo sulla base dei risultati complessivi.  Frasi come "diritti dei lavoratori" o "giustizia sociale" sono abbastanza prive di significato, anche perché nel jargon politico sono un riferimento occulto a politiche che di fatto non danno risultati soddisfacenti in termini occupazionali o di equità, come quelle tradizionalmente attuate nei paesi medterranei (Portogallo, Italia, Grecia, Spagna) che combinavano protezione elevata del posto di lavoro, diffusione dei pensionamenti anticipati per alcune categorie di lavoratori privilegiati e "contrattazione" socializzata a livello nazionale.

C'è quantomeno il sospetto che il miglior risultato in termini di benessere sociale diffuso sia dato dal modello dei paesi scandinavi dove la libertà economica è per molti versi superiore, pur con una marcata redistribuzione dei redditi e una spesa elevata in servizi sociali.

Probabilmente e' vero, anche se, per quel che vale, l'indice complessivo di liberta' economica della Germania e' molto vicino a quello svedese e superiore a quello norvegese.

Comunque io trovo piu' significativo l'esempio di Francia e Germania perche', come l'Inghilterra, sono paesi maggiormente omogenei all'Italia per dimensioni e popolazione. Ce sempre il dubbio che il modello nordico non sia applicabile direttamente in paesi piu' grossi o proporzionalmente meno ricchi di materie prime.

Magari l'inghilterra ha una storia recente di dominio mondiale e la special relation con gli US a differenziarla da noi, ma la Francia e' anche soroprendentemente vicina all'Italia dal punto di vista culturale. E la Germania post riunificazione sta affrontando con successo un problema di disparita' regionale simile alla nostra questione del Mezzogiorno.

 

A mio parere, i modelli economici possono essere valutati solo sulla base dei risultati complessivi. 

 

Giustissimo, basta intendersi su cosa si intenda per "riusultati complessivi". Sicuramente il PIL pro capite, sia assoluto che in rapporto al costo della vita. Ma anche la distribuzione della ricchezza (come l'indice di Gini o equivalenti), la mobilita' sociale, la sicurezza sociale (quanto e' facile rovinarsi di fronte all'avversa fortuna), l'istruzione, la sanita', l'occupazione femminile, etc. Poi sicuramente i dati sul deficit ed il debito sono importanti per valutare la sostenibilita' di un certo modello.

 

Frasi come "diritti dei lavoratori" o "giustizia sociale" sono abbastanza prive di significato, anche perché nel jargon politico sono un riferimento occulto a politiche che di fatto non danno risultati soddisfacenti in termini occupazionali o di equità, come quelle tradizionalmente attuate nei paesi medterranei (Portogallo, Italia, Grecia, Spagna)

Aridaje, tu tanto per cambiare li asssoci ai Pigs (nel jargon politico di chi, di grazia?), ma guarda che, ad esempio, la Francia ha una lunga storia di lotte per la giustizia sociale e i diritti dei lavoratori fin da quando Spagna, Portogallo e Grecia erano sotto le loro brave dittature. E anche da prima, a dire il vero.

E ti giuro che in Francia sono frasi con un significato ben preciso (sempre che tu non sia un immigrato magrebino di II o III generazione, ma nessun paese e' perfetto), e non sono certo un riferimento occulto alle politiche dei Pigs.