Titolo

Quanta flessibilità è necessaria?

3 commenti (espandi tutti)

Questa coniugazione potrebbe essere un semplice effetto ottico, la vedi, immaginiamo di vederla, perché siamo troppo vicini. I sistemi paesi sono sistemi complessi, hanno un'inerzia enorme, e determinati colpi di fortuna che ne hanno determinato una certa direzione potrebbero non ripetersi più (e magari in futuro potrebbero essere perseguitati dalla sfortuna)

Guarda, stai mettendo la testa sotto la sabbia, attribuire la situazione economica e sociale di Francia e Germania ad una botta di culo semplicemente perche' non fitta il tuo elementare schemino teorico (e le tue implicite aspirazioni sul tipo di societa' in cui ti piace vivere) e' abbastanza infantile.

 

Un tema piu' interessante sarebbe discutere della sostenibilita' del modello sociale europeo alla luce dei cambiamenti globali degli ultimi decenni. E' abbastanza evidente che USA e Nord America hanno goduto per lunghi decenni di un certo monopolio produttivo a livello mondiale. Questo ha creato benessere e ha facilitato l'introduzione di un welfare state (anche come ricompensa implicita per le enormi sofferenze patite nella WWII).

 

Ora che a produrre beni sono capaci quasi tutti, questo meccanismo e' entrato in crisi. Per ora, chi ha puntato su un sistema produttivo ad alta qualita' e tecnologia e' riuscito a tenere botta, chi come noi si e' specializzato in prodotti a basso costo e bassa tecnologia no, ma sarebbe interessante discutere seriamente di scenari e strategie future.

 

Guarda, stai mettendo la testa sotto la sabbia, attribuire la situazione economica e sociale di Francia e Germania ad una botta di culo semplicemente perche' non fitta il tuo elementare schemino teorico (e le tue implicite aspirazioni sul tipo di societa' in cui ti piace vivere) e' abbastanza infantile.

Quello che a me pare abbastanza infantile è un atteggiamento pieno di pregiudizi nei confronti del proprio interlocutore. Non ho idea di chi tu sia, non ho idea di aver discusso in passato alcunché con te, sarà capitato pure ed immagino ti verrà facile dimostrarlo, me non puoi certo pretendere che le persone stiano lì a ricordare te e le tue idee, e presuppongo per chiunque, che magari mi abbia incrociato in due battute su un forum, sia abbastanza difficile ricordarsi di me o delle mie idee, a meno che non abbiano ipersemplificato e ridotto il tutto a qualche pregiudizio. Sinceramente non saprei da dove iniziare se volessi dare una summa delle mie idee in un paio di righe, dubito che per un perfetto sconosciuto che avrà letto al massimo un centinaio di mie righe sia in alcun modo possibile straparlare di "fittare", che poi in italiano ha pure un significato ben diverso da quello che stai usando (adeguare, calzare, adattare sarebbero state tutte traduzioni migliori, ed avrebbero tutte mancato il punto ugualmente, di qualche unità astronomica).

Un tema piu' interessante sarebbe discutere della sostenibilita' del modello sociale europeo alla luce dei cambiamenti globali

E non vedo come questo sia in contrasto con le mie affermazioni in questo thread, o altrove.

Per ora, chi ha puntato su un sistema produttivo ad alta qualita' e tecnologia e' riuscito a tenere botta

Quel "per ora" è a mio modo di vedere un errore concettuale. L'innovazione può creare ricchezza, anche in maniera non lineare. Non la crea necessariamente, e non la crea in tutti i possibili casi immaginabili, ma ci mette in condizioni di poter creare ricchezza. Questo non jeri, oggi, domani o per ora, ma sempre. In mancanza di innovazione, invece, puoi creare ricchezza "per ora" (nomen omen, tra l'altro).

chi come noi si e' specializzato in prodotti a basso costo e bassa tecnologia no

Mi dispiace per te, ma puoi sempre cercare di passare dalla parte di chi cerca di specializzarsi in prodotti innovativi, come cerco da sempre di fare io. Che ci riesca o meno, credimi, è molto meno importante del fatto che ci provi. Il costo o la tecnologia, che siano bassi o alti, conta meno, molto meno, dell'innovatività. Almeno per me, e per come vedo il mondo.

Guarda, Alessandro, mi scuso per l'aggressivita' del mio ultimo commento che a rileggermi ho trovato eccessiva.

Pero'  trovo molto fastidioso questo modo di dibattere sul mercato del lavoro italiano, ovvero citare solo gli esempi empirici che supportano certe tesi teoriche. Gli altri dati (abbastanza sotto gli occhi di tutti giacche' Germania e Francia sono a due passi) si ignorano, o se proprio ci si sbatte sopra sono l'eccezione che conferma la regola (tutta fortuna).

 

Mi dispiace per te, ma puoi sempre cercare di passare dalla parte di chi cerca di specializzarsi in prodotti innovativi, come cerco da sempre di fare io.

Ottimo per te, ma guarda che con "noi" non intendevo il sottoscritto ed i suoi amichetti, intendevo l'Italia.