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Quanta flessibilità è necessaria?

6 commenti (espandi tutti)

Commenti come questo sono deprimenti, soprattutto su un sito come questo dove si cerca di evitare la chiacchiera da bar. Ho già risposto a un altro commentatore che dovreste essere contenti che gli imprenditori italiani siano dei totali incapaci, vuol dire che si aprono prospettive interessanti per persone indubbiamente capaci come voi. Se invece vogliamo rimuovere questa "ipotesi di incapacità", uno potrebbe provare a pensare che il sistema di segnali in Italia è tutto sballato, con un'educazione superiore di scarsa qualità, poco selettiva e che tende ad appiattire i valori ed un'istruzione universitaria di livello medio-basso e generalmente poco vicina all'impresa. In un contesto simile voi chi assumereste? Lasciando perdere i figli che tanto in un modo e nell'altro finiscono a carico, non vedo cosa ci sia di stupefacente nel fatto che si usi la "segnalazione". Tra l'altro riduce notevolmente i costi di transazione, non vedo perché in un momento di crisi uno debba regalare soldi agli head hunter.

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tizioc 21/3/2012 - 02:30

Lasciando perdere i figli che tanto in un modo e nell'altro finiscono a carico, non vedo cosa ci sia di stupefacente nel fatto che si usi la "segnalazione". Tra l'altro riduce notevolmente i costi di transazione, non vedo perché in un momento di crisi uno debba regalare soldi agli head hunter.

Quindi lei sostiene che la "raccomandazione" (almeno nel privato) viene usata prevalentemente come screening per selezionare i candidati potenzialmente più produttivi, come avviene di norma negli Stati Uniti?  Un'ipotesi interessante, ben motivata e per certi aspetti provocatoria. Sarebbe però utile trovare dati empirici che possano fornire indizi a riguardo.

dal bar

chemist 21/3/2012 - 11:03

Il tuo riferimento agli head hunter mi fa pensare che tu ragioni in termini di assunzione di "executives". Forse perché gli altri livelli non pesano?

A me sembra che una assunzione sia un investimento importante e che chi se ne occupa, imprenditore o manager che sia, dovrebbe essere disposto ad investire tempo ed intelligenza (prima che denaro) per fare un buon lavoro.

Se le conoscenze sono un canale nulla di male, ma la mia esperienza personale, l’evidenza empirica che si evince dal confronto tra le offerte di lavoro rese pubbliche in Italia ed all’estero, e studi come quelli proposti nel mio commento sopra mi portano a pensare che questa sensibilità latiti.

A parte l’assunzione, anche il processo di promozione all’interno dell’azienda ha una importanza cruciale: qui è davvero difficile quantificare il fenomeno, posso solo dire che mi pare che la tendenza a promuovere persone secondo criteri che hanno poco a che fare coll’interesse dell’azienda ed hanno più a che fare con la “vicinanza” in senso lato (o anche con la ricattabilità in qualche caso) sia alquanto diffusa. Ma ripeto, sarebbe difficilissimo quantificare questo punto al di fuori del livello aneddotico.

Ultima nota: sembri pensare che in generale il processo di creazione e distruzione di aziende sia qualcosa di rapido, basta un capitale e la volontà… cosa probabilmente vera in certi settori e totalmente falsa in altri. Prova a ri-creare la Boeing da zero…

"Se le conoscenze sono un canale nulla di male," ... giusto, ma in realtà sotto c'è una lunga fila di favori da rendere. A deve un favore a B e B gli chiede di assumere il figlio. A cerca tra le conoscenze chi debba ancora rendergli un favore e chiama C. E' quindi una questione di potere, perché se faccio tanti favori poi potrò chiedere che vengano resi. Mi pare che cosi' funzioni in Italia, per esperienza diretta quando ci vivevo. Non so però come un simile aspetto, anedottico, possa emergere ed essere quantificato in studi seri e rigorosi.

Mi pare che cosi' funzioni in Italia, per esperienza diretta quando ci vivevo. Non so però come un simile aspetto, anedottico, possa emergere ed essere quantificato in studi seri e rigorosi.

La correlazione tra gli stipendi di genitori e figli ceteris paribus e' un buon indicatore.

Qualche tempo fa e' uscito uno studio secondo il quale in Italia, a parita' di curriculum studiorum, a 5 anni dopo la laurea la retribuzione dei figli dei dirigenti era sensibilmente piu' elevata di quella dei figli di impiegati e operai. Ora, non so dirti se la metodologia dello studio e' sensata, ma il risultato sembra confermare quanto tu dici.

L'articolo che hai citato fa una descrizione positiva della situazione - cresce l'intermediazione informale - dopodiché senza uno straccio di dato butta li' che "livelli di intermediazione informale così alti – anche tra le posizioni lavorative elevate – rappresentano una implicita selezione avversa rispetto ai talenti e al merito". Io direi che "possono rappresentare", al massimo. Se mio figlio ha un double degree program MIT-Caltech non credo che assumendolo stia generando adverse selection.

Tra l'altro vorrei sottolineare codesto passaggio meraviglioso, che dice parecchio sull'approccio ideologico dell'autore: "Appare singolare la differente indignazione che l’ereditarietà suscita in politica e in economia. Inammissibile appare una trasmissione ereditaria del potere politico, di padre in figlio, di stampo aristocratico. Molto più tollerata è invece l’ereditarietà dei beni economici, del potere industriale, del patrimonio immobiliare. Se la prima non è più una minaccia, la seconda è un problema crescente, non nuovo, al quale la progressività del fisco, le imposte dirette e la tassa di successione ponevano un piccolo limite, svolgendo una rigenerante azione redistributiva".

Purtroppo devo disattivare l'HTML editor, ma "rigenerante" andrebbe grassettato e sottolineato. Ho parlato di Head Hunter ma mettici il termine che preferisci, chiunque offra un servizio di intermediazione si fa pagare. Ripeto, se diminuisce la domanda di lavoro a parità di offerta vi aspettate un aumento del peso relativo dell'assunzione del conoscente o una diminuzione? A me pare banale!