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Quanta flessibilità è necessaria?

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il mercato

chemist 20/3/2012 - 23:16

OK, lascia perdere l'aggettivo provocatorio e se vogliamo gratuito... a me pare che il mercato stia già fortemente penalizzando molti imprenditori italiani, come si nota dalle condizioni traballanti delle aziende o dalla loro chiusura. Preferirei avere imprenditori più bravi a scegliere i propri collaboratori che un cimitero di falliti e mezzi falliti.
Nel contesto della flessibilità del lavoro, la mia osservazione è che la scarsa capacità (culturale) di apprezzare chi porta valore all'azienda è un fattore che pesa... sospetto poco legato (anche se in parte lo è) alla difficoltà a licenziare... perché sia le assunzioni che le promozioni sono insufficientemente legate a potenzialità e performance (rispettivamente).

o.t.

aldo lanfranconi 20/3/2012 - 23:25

chemist sospetto che tu lavori dove lavoravo io.

nem mio profilo se vuoi c'è la mia email

Nel contesto della flessibilità del lavoro, la mia osservazione è che la scarsa capacità (culturale) di apprezzare chi porta valore all'azienda è un fattore che pesa...


Concordo. Oltretutto, c'e' un eccessivo puntare sul fattore K (case, edifici, macchinari, etc.), come se gli investimenti in assets fossero considerati molto piu' sicuri che quelli sul personale. Ma dubito che la cosa sia culturale, ci deve essere qualche incentivo perverso da qualche parte (spero, perche' piu' facile da aggiustare...).