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Quanta flessibilità è necessaria?

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Per quanto riguarda le delocalizzazioni, poi,basta che l'azienda minacci soltanto di delocalizzare per dimostrare di essere dalla parte del più forte.

Questo è vero, però esistono diverse condizioni di cui tenere conto: (1) la minaccia di trasferire l'azienda deve essere credibile, ovvero deve esistere contendibilità.  Qui è la concorrenza tra i diversi sistemi istituzionali a fare la differenza, più che il costo del lavoro in sé.  La Serbia è un caso emblematico: ha avviato un vasto programma di riforme neoliberali dopo la fine del regime di Slobodan Miloshevich.  Possibile che l'Italia non sia in grado di fare altrettanto? (2) deve esistere un sovrappiù da spartire tra azienda e lavoratori, a causa del potere di mercato di una o ambedue le parti.  Gli stabilimenti FIAT hanno verosimilmente un certo potere di monopsonio nell'economia locale, quindi è plausibile che la minaccia di trasferire la produzione altrove faccia stare decisamente peggio i lavoratori, costringendoli a traslocare e/o riqualificarsi.  Però questo non è certamente un caso tipico nella situazione italiana.  (3) i sindacati non possono in ogni caso rimediare a questa situazione, a meno di non istituire misure protezionistiche, o coalizzarsi con le equivalenti organizzazioni serbe (coalizione comunque difficile a causa della divergenza di interessi).

Gentile tizioc, condivido quanto scrive.
Mi permetterei di aggiungere: 4) un sistema dell'istruzione che consenta di poter trovare in loco le professionalità utili alla produzione.
E questo non sempre si realizza.
5) una legislazione che reprime le aspirazioni a maggiori diritti da parte dei lavoratori.
Ed, ancora una volta, ritorniamo alla posizione del più forte.