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Protezione dell’occupazione: cosa sappiamo e cosa no. Parte 1: teoria

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Premetto che non sono economista, solo un appassionato che ultimamente, vista la situazione che c'è in giro, cerca di tenersi informato per evitare fregature.

Premetto anche che per formazione e anche per esperienza lavorativa, lavoro con soddisfazione in una grande  multinazionale americana e ne apprezzo la cultura meritocratica, sono più portato per il liberalismo che per altri sistemi economici.

Sto seguendo ultimamente essenzialmente blog liberali, come ad esempio noisefromamerika appunto (complimenti per l'ottimo livello),  ma anche, visto che bisogna ascoltare tutte le campane, neweconomicperspectives, la casa della MMT, dove ho appena avuto una accesissima discussione proprio con L.R. Wray (non voglio peccare di immodestia, ma non è stato in grado di rispondere, pur avendo una preparazione sicuramente migliore della mia, adeguatamente ad alcune osservazioni che gli ho fatto). Sebbene consideri la MMT un po' un libro dei sogni, penso però che possa fornire alcuni utili spunti di riflessione proprio sul tema del lavoro. Per chi non lfosse informato al riguardo, uno dei loro cavalli di battaglia è l'idea del programma di Job Guarantee da parte del Governo, altrimenti detto ELR (Employer of Last Resources).

Fatta questa lunga premessa, vengo al punto, anzi ai punti.

1) Da non esperto, un appunto che mi sento di muovere alla visione dell'economia che hanno gli esperti è che questi basano la teoria economica su osservazioni fatte in larghissima misura negli ultimi due secoli, un periodo in cui il mondo occidentale è passato da uno stato "arcaico"  caratterizzato da povertà diffusa (anzi diciamo che la maggior parte della gente moriva letteralmente di fame) e di pratica assenza di beni capitali, ad uno di benessere diffuso e di alta concentrazione di beni capitali e anche di beni durevoli. Due secoli fa moltissimi ancora vivevano in case che erano poco più che capanne, oggi molti vivino in confortevoli e robusti edifici.

E' quindi un fatto che negli ultimi due secoli moltissimi sonno stati impiegati nella costruzione di questi beni capitali e di questi beni durevoli come le case (anzi addirittura la ricostruzione dopo le ultime guerre).

Ugualmente moltissimi sono stati impiegati per costruire gli impianti produttivi e poi le automobili per motorizzarci tutti.

Arrivati oggisicuramente la necessità di manodopera per queste attività, che sono molto intensive, si sono ridotte notevolmente. Non c'è più bisogno di costrure molte nuove case per tutti, ma fondamentalmente di mantenere il "parco" esistente e di aggiungere un piccolo numero di nuove costruzioni per fare fronte a mutate esigenze che però non sono sicuramente di enorme impatto. Non c'è bisogno di motorizzare tutti, ma solo di rimpiazzare le macchine troppo vecchie. Non c'è bisogno di tanti nuovi capannoni industriali. Ognuno di noi ha magari cinque o sei cappotti, al massimo ne comprerà uno nuovo ogni due o tre anni e così via. Inoltre il progresso della tecnologia fa sì che laddove prima ci volevano dieci persone ora ne basta una. E' vero che nel frattempo è nata internet, la telefonia mobile e via discorrendo, ma sicuramente nessuna di queste attività può richiedere la quantità di manodopera dell'edilizia. E poi, mica ci possiamo inventare una internet ogni anno. Detto in altre parole pochi possono ormai produrre quanto basta sia per i consumi di tutti noché sia i beni capitali necessari a mantenere lo standard produttivo. Domanda: come fare sì che tutti questi beni vengano distribuiti? Forse l'idea di impiegare gente a pulire parchi, badare agli anziani, catalogare le opere d'arte, cose che in altri tempi non sarebbero state in cima alla lista delle priorità non è poi una pessima idea.

2) E' vero che se i cinesi possono fare le magliette a minor costo è meglio che le facciano loro, ma è anche vero che poi, per potere comprare delle magliette dobbiamo avere qualcosa da dare in cambio, e che i cinesi vogliano comprare. Altrimenti, visto che ci servono, meglio continuare a farcele da soli. D'altra parte se consideriamo una nazione come una grande famiglia dal punto di vista del bilancio, possiamo farci una similitudine. E' sicuramente vero che le pulizie di casa le fa in maniera più efficiente una colf professionista, ma è anche vero che bisogna pagarla. Se posso utilizzare il tempo che risparmio per fare le pulizie di casa per guadagnare più di quanto devo dare alla colf, faccio una operazione intelligente ad assumerla, altrimenti faccio una fesseria. Quindi se chiudo la fabbrica di magliette per produrre, che so, montature da occhiali che vendo ai cinesi, ben venga. Se invece devo dare un sussidio di disoccupazione agli operai che hanno perso il posto, meglio tenersi la fabbrica di magliette a casa.

 

Un'ultima osservazione, da esperienza personale seppure breve. La qualità media dei piccoli imprenditori, almeno intorno a Roma, non è molto elevata.