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Protezione dell’occupazione: cosa sappiamo e cosa no. Parte 1: teoria

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Caro Bisin, certo che ho letto il post. Dai non c'e' alcun bisogno di stizzirsi, veramente cerco solo di discutere. La bottom line del vostro ragionamento mi sembra sia che la protezione degli insiders abbia causato o, più leggermente, indotto la bassa protezione, precarizzazione, degli outsiders. Non so quanto effettivamente sia un gioco a somma zero questo. Potrei essere d'accordo che se il mercato del lavoro e' troppo ingessato si fa fatica a discriminare la produttivita' dei lavoratori. Ma qui parte la vostra ipotesi

Supponiamo (l’ipotesi è ragionevole) che le decisioni di assunzione e di licenziamento siano dovute a un calcolo di produttività.

 

Questa ipotesi sarebbe innocua se pensassi che gli imprenditori italiani si muovano secondo  questo meccanismo, ma non sono così sicuro. Come fanno a resistere sul mercato? Beh, semplicemente perché nonostante la concorrenza sul mercato internazionale all'interno una massa di imprese di bassa qualità resistono in forza di posizioni di vantaggio rilevanti.

qui cerchi di smentire un fatto, cioè la bassa produttività Italiana, con l'ipotesi, cioè l'incompetenza degli imprenditori.
La produttività scarsa italiana è dimostrata, mentre l'incompetenza imprenditoriale NO
d'altronnde se un imprenditore è incompetente il mercato lo fa fallire.
Però non si spiega come molti imprenditori decidano di delocalizzare anche in paesi come ls Svizzera e le imprese riescano a sopravvivere.
La bassa produttività è dovuta a vari fattori.
La poca libertà contrattuale e le protezioni (i privilegi) di una cerchia di dipendenti sono una causa fondamentale
Non serve a nulla pretendere la protezione se poi ciò porta ad una massiccia delocalizzazione

E chi vuole smentire nulla. La bassa produttività é certa. Qui si discute sulle possibili cause della bassa produttività, e fra le tante ne stavamo discutendo due in particolare. Ovvero se relativamente  possa contare di più una frizione sul mercato del lavoro di un particolare tipo (art 18) o altre imperfezioni sul "mercato delle imprese" (vedi altri post per vedere cosa intendo con questa espressione). Ora dovresti tu dimostrarmi che le imperfezioni del mercato del lavoro sono quelle che CAUSANO la bassa produttività e in piú che sono quelle relativamente più importanti rispetto all'altra menzionata. E mi pare che ancora sono pochissime le evidenze empiriche tra effetti di possibili riforme su art 18 oppure su meccanismi che incentivino gli imprenditori a migliorare le loro capacità (skills). Per quanto riguarda delocalizzazione-Svizzera; hai mai sentito di una cosa tipo self-selection? Sarei proprio curioso di sapere di che tipo d'imprenditore parliamo? E leggiti i post prima di partire a razzo.

ok la classe imprenditoriale italiana è un cesso, nel concreto cosa proponi? campi di formazione con la scritta all'ingresso "la conoscenza rende liberi"? te l'hanno ripetuto in tutte le salse, un imprenditore incapace alla lunga fallisce: è uno di quei casi in cui il mercato tende a fare bene da sé senza bisogno dell'intervento del regolatore. peraltro non ti seguo, se sei assolutamente convinto della scadente qualità della classe imprenditoriale italiana dovresti fare i salti di gioia, perché il mercato italiano sarebbe pieno di opportunità per fare impresa e quindi soldi!

x cajamarca

enrico 28/2/2012 - 21:54

è presto detto.
Sia che un'impresa sia soggetta o meno all'articolo 18 (nella gran parte dei casi) non può licenziare un dipendente per assumerne un altro più produttivo.
è considerato comportamento anti sindacale.
Poi se a questo aggiungi l'alta pressione fiscale, la burocrazia elefantica, la corruzione, gli studi di settore e il gioco è fatto.
Se fosse solo un problema di "selezione della classe imprenditoriale" allora non delocalizzerebbero, poichè fallirebbero in qualsiasi paese