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Protezione dell’occupazione: cosa sappiamo e cosa no. Parte 1: teoria

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Quindi, Giulio, siccome nella RI c'è stè difetto di voler contrattare il miglioramento delle condizioni di lavoro (ecc. ecc.) che ha prodotto un centinaio di Contratti Collettivi Nazionali e almeno una decina di migliaia di accordi decentrati e aziendali) ma che naturalmente incidono pochissimo sulla stragrande maggioranza delle micro imprese (per motivi che ho spiegato alle 17,96 del 27/02) il problema sarebbe fare contrattazione decentrata...

Visto che stiamo parlando di datori di lavoro (artigiani e commercio: almeno una milionata e mezzo) che sono nella top ten dell'evasione fiscale riuscendo nel miracolo di pagare stipendi ai dipendenti maggiori dei profitti realizzati e messi a bilancio per il fisco e che dell'art. 18 se ne fottono allegramente, cosa ci azzeccano con il post, la sua analisi di fondo e le possibilità di agire sugli effetti negativi della protezione del posto di lavoro in presenza di contrattazione collettiva?

Dice: ma no, ci si riferisce alle grandi imprese dove ci sarebbe il combinato disposto di vincoli (art.18) e tabelle contrattauli da rispettare.  Eròre, come dicono a Roma, neppure lì c'è il problema: oltre agli accordi FIAT di Marchionne/CISL e UIL ce ne sono almeno un centinaio in giro per l'Italia che derogano, ampliano, svincolano (dal 18, e da tanti altri articoli)  senza bisogno di nessuna manovra normativa.  La questione è Altra: l'area dei precari (co.co.co, finte IVA e una parte di interinali) oggi sono solo uno strumento in più per gestire la giungla del lavoro italica, con tanti imprenditori semianalfabeti che campano con sotterfugi ed evasione e tanti altri che tirano la carretta (con i loro dipendenti) per tutti; con differenziali organizzativi, culturali, economici fra nord e sud paurosi e "compensati" solo falsi ammortizzatori sociali (PI parassitario e lavoro in nero a dimensioni ciclopiche).

Tutto ciò non è solo "una situazione complicata" è un terreno in cui le elaborazioni teoriche "a prescindere" non funzionano e servono solo se le si collega ad altri piani: cosa rende in RU sopportabile  1.700.000 piccoli imprenditori senza avere gli effetti devastanti (ma anche di produzione di PIL...) italiani? E' forse  il modello di relazioni industriali delle Trade Union e il diritto di sciopero "all'inglese" ad aiutare? Possibile che le forme e le tradizioni dell'associazionismo imprenditoriale della RI non c'entri nulla?