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Protezione dell’occupazione: cosa sappiamo e cosa no. Parte 1: teoria

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Ok, vedo che sulla questione del 2% Aldo ha postato i dati cui facevo riferimento, che spiegano perché la prima parte del tuo ragionamento fosse ben lontana dal livello di approfondimento che tu suggerisci agli altri.

Il 2% l'hai suggerito tu, io l'ho preso per buono. Questo senza nemmeno considerare che non era nemmeno lontanamente il punto centrale del mio ragionamento, che è l'immoralità di avere un sistema che concede ad alcuni privilegi facendoli pagare ad altri, senza nessuna correlazione con un eventuale merito. Nella RI ci sono oramai milioni di persone che fanno le stesse identiche cose di qualcun altro, che lavora nello stesso settore, magari nella stessa azienda, alcuni inquadrati con un tipo di contratto ed altri con altri, alcuni protetti, altri no, senza relazione alcuna con la loro produttività o il loro potenziale, o la produttività e il potenziale del loro datore di lavoro. A me non pare un sistema sano o in un qualche modo difendibile.

Ciò che mi irrita ... è che tu continui a contrapporre te stesso che hai capito tutto, ad un "voi" che non ha capito nulla

Onestamente? Perché una volta che si hanno le informazioni necessarie (non ci sono le risorse per offrire quel privilegio a tutti i lavoratori dipendenti in maniera sostenibile), mi sembra che non dovrebbe essere particolarmente difficile raggiungere le necessarie conseguenze.

Non c'è alcuna arroganza o pretesa di superiorità, tant'è vero che non ho alcuna remora ad ammettere che mi ci sono voluti anni per raccogliere e comprendere le informazioni necessarie.

Spero che un giorno l'art. 18 e legislazione similari siano in qualche modo sostenibili in maniera equa, ma purtroppo dubito che avverrà nel corso della mia vita.