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Protezione dell'occupazione: alcuni effetti economici e un'idea per riformare

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Due articoli, il primo sulla scorta del secondo.

 

Il fatto di postarli non indica affatto un'adesione ai concetti espressi ma il tentativo di riavviare il dibattito. 

 

1) La modifica dell’articolo 18 peggiora ulteriormente la competitività del nostro sistema produttivo (keynes blog)

2) LA STRANA ECONOMIA DELL'ARTICOLO 18, di Roberto Tamborini

 

Il punto chiave del secondo è second me questo:

Stabilito questo punto, dovrebbe essere più semplice individuare il principale effetto di una riduzione del costo di licenziamento: si creano più posti di lavoro ex ante, ma sono quelli via via a più basso rendimento atteso (quelli che non verrebbero attivati se l'asticella fosse più alta). Quindi, come sempre in economia (ma quanti si scordano questo principio basilare), c'è il rovescio della medaglia. Se questo insieme di lavoratori assunti è a basso rendimento, quando l'impresa lo scopre potrà licenziarli. Bene, ma notate che se non ci fosse incertezza sul rendimento dei lavoratori, e l'impresa avesse saputo prima quali erano a basso rendimento, non li avrebbe assunti. Risultato: aumenta il turnover, cioè la creazione /distruzione di posti lavoro, ma non (necessariamente) la creazione netta di posti di lavoro, quelli che sopravvivono ex post. Chi sostiene che in questo modo si alimenta una prassi "usa e getta" del lavoro è forse un po' enfatico, ma dice qualcosa che ha un grano di verità.

L'autore, forse per ragionamenti stile superfisso, sembra non considerare che l'elevato turnover aiuta ad ottenere il best fit tra lavoratore ed impresa e tendenzialnente ogni azienda tenderà ad avere i lavoratori piu' adatti al suo business ed ogni lavoratore tenderà a rimanere nell'azienda in cusi si trova meglio. Questo mogliora molto la produttività, quindi non è un gioco a somma zero, come lasciato intendere. In un mercato fluido, come sperimento in CH, che non ha nemmeno l'indennizzo in caso di  licenziamento economico ma solo ottimi ammortizzatori, migliori come durata e prestazioni economiche di quelli tedeschi, non bisogna solo considerare il licenziamento da parte dell'azienda ma anche quello del lavoratore.  E in CH trovamo la percentuale minore di disoccupazione indigena, quella massima di occupazione maschile e femminile e quella maggiore di lavoratori stranieri.