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Protezione dell'occupazione: alcuni effetti economici e un'idea per riformare

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Un argomento spesso usato ed abusato afferma che l’art. 18 impedisca alle imprese di crescere e che rimuoverlo aiuterebbe a risolvere il problema del nanismo delle imprese italiane. Borgarello, Garibaldi e Pacelli (2004) e Schivardi e Torrini (2008) analizzano l’effetto dell’art. 18 sulla dimensione delle imprese italiane, guardando alla propensione delle imprese a crescere intorno alla soglia critica di 15 dipendenti. Entrambi i lavori concordano sul fatto che l’effetto soglia esiste, cioè la probabilità di assumere uno o più dipendenti decresce intorno alla soglia di 15 dipendenti, ma è un effetto che si aggira intorno al 2% ed è quantitativamente troppo limitato per spiegare perché le dimensioni delle imprese italiane sia molto minore rispetto alla media europea (per maggiori dettagli si veda il post di Fabiano Schivardi su LaVoce.info).

Mi sono imbattuto in questi dati ISTAT (tassi di natalità e mortalità delle aziende, vedere tabelle excel, scheda TAV 1) da cui risulta che ogni anno vi è un tasso lordo di turnover di aziende con dipendenti prossimo al 20% (media di 5 anni =19.5%).

In che significa che ogni anno solo 80% delle imprese che c'erano prima rimane. Quel 20% che cambia è costituito da un 10.6% che apre ed un 9% che chiude. Il dato diventa ancora piu' macroscopico nel settore delle costruzioni, in cui ISTAT segnala un turnover del 29%.

Non parliamo delle microaziende composte dal solo titolare ma di aziende che hanno almeno un dipendente o che lo hanno assunto anche dopo.

 

Mi sembra un dato enorme che forse nasconde un modo per aggirare l'art 18. Chiudo un azienda (licenziando tutti) e ne apro un'altra, assumendo chi voglio.  Inoltre questo dato potrebbe spiegare la mancanza di un evidente addensamento di aziende sotto i 15 dip.  Semplicemente chiudo un'azienda e ne apro due. Purtroppo ISTAT non dice quanti dipendenti sono coinvolti in questo giro di chiusure ed aperture. In linea di massima penso anche un milione l'anno.

 

 

Semplicemente chiudo un'azienda e ne apro due. 

devono essere in comuni diversi e in ogni caso ne puoi aprire massimo quattro.

Tali disposizioni si applicano altresì ai datori di lavoro, imprenditori e non

imprenditori, che nell'ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti

ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque

dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non

raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non

imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro.

le imprese di costruzioni che spariscono di solito lo fanno con il malloppo versato da chi ha prenotato un appartamento.

Grazie delle precisazioni ma mi pongo alcune domande.

Siamo in presenza di uno stato di polizia per cui se oggi chiudo l'azienda A, che fa macchine da scrivere (che nessuno vuole piu' comprare) , domani non posso aprire nello stesso comune l'azienda B, che fa robottini aspirapolvere ed altre che fanno oggetti diversi?. Ma veramente?  Poi il riferimento che quoti si riferisce a imprenditori che " nell'ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti".  Appunto, io suppongo che la chiusura di quasi un 10% di imprese sia da mettere in relazione in buona parte a quelle che sono sotto quella soglia e non vogliono superarla.