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Protezione dell'occupazione: alcuni effetti economici e un'idea per riformare

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Art. 18

marco esposito 23/2/2012 - 19:58

Chissà perchè sono convinto che l'art.18 sia la classica pagliuzza nell'occhio, e i sindacati fan casino (Camusso fa casino) perchè non contano più un piffero fra i lavoratori.

 

Per questo non partecipo all'interessante dibattito su UK vs Italy (di cui mi ero occupato con un post sulle società), perchè in gioco c'è di tutto , non solo l'art.18, scemi i sindacati a non capirlo. Non per niente Marchionne ha sempre parlato di "relazioni industriali" e mai di art. 18.

 

Sui numeri: la CGIA di Mestre ha calcolato in 156.000 le aziende che ricadono sotto l'articolo 18, mentre le controversie nel 2006 sono state circa 9.000. Ovvero circa il 6%. Non male.

Anche io ho lo stesso "sospetto".

 

Qualcuno nei commenti sopra tirava in ballo anche gli avvocati.

 

In fono se le relazioni tra lavoratori e datori di lavoro fossero più snelle, trasparenti ed eque, basterebbero sindacati più snelli per gestire i casi realmente problematici ingiusti e discriminatori.

 

Moltissima gente dovrebbe trovarsi da lavorare, dopo anni, un bel problema (per loro).

Non per niente Marchionne ha sempre parlato di "relazioni industriali" e mai di art. 18.

Il Sig. Marchionne risponde così ad una domanda sull'art. 18 sul CdS di oggi:

Tra queste spicca la riforma del mercato del lavoro. Che cosa pensa dell'articolo 18? 
«Che ce l'ha solo l'Italia. Meglio assicurare le stesse tutele ai lavoratori in uscita in modi diversi, analoghi a quelli in uso negli altri Paesi. Diversamente, le imprese estere non capiscono e non vengono qui a investire».