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Protezione dell'occupazione: alcuni effetti economici e un'idea per riformare

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L'obiettivo primario di questa proposta, rendere più certi e snelli i costi del licenziamento, lo capisco, ma proprio non riesco a vedere come questo sistema sia in grado di ridurre la dualità del lavoro: dove  sarebbero i disincentivi per l'esorbitante numero di contratti a tempo determinato che esistono oggi in Italia?

dell'esorbitante numero di contratti? Lavoratori, datori, hanno esigenze diverse, stipulano contratti diversi

La dualita' si puo' ridurre o rendendo tutti inamovibili oppure rendento nessuno inamobilie. Credo che gli autori del post abbiano in mente il secondo caso.

Gli incentivi per gli imprenditori che ricorrono al lavoro a tempo determinato sono da una parte il costo ( contributi sociali a metà, nessuna copertura per malattia, no ferie, no XIII, no tfr, no premi) e dall'altra la flessibilità di licenziamento derivante dalla possibilità di non rinnovare il contrato ad ogni scadenza. L'eventuale abolizione dell'articolo 18, riallineerebbe la flessibilità di licenziamento solo parzialmente perchè il licenziamento di un dipendente a tempo indeterminato continuerebbe comunque ad essere regolato dall'articolo 1 della legge 15 luglio 1966, n. 604 inerente " Norme sui licenziamenti individuali". L'articolo sancisce l'illegalità del licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo illegalità però sanabile con la corresponsione al licenziato di una indennità, ma senza obbligo di reintegro . 

Dal punto di vista del costo del lavoro 100 € di imponibile fiscale per il lavoratore (e quindi a parità di netto) costano al datore di lavoro:

---per un lavoratore a tempo indeterminato 187,6 €

---per un co.co.co. 129,7 €

QUI lo sviluppo.

Pertanto il lavoro "precario" continuerà ad essere molto conveniente indipendentemente dall'articolo 18 la cui abolizione agevolerà in infima parte l'assunzione a t.i. dei giovani.

Art 18?

Francesco Forti 23/2/2012 - 13:06

L'eventuale abolizione dell'articolo 18, riallineerebbe la flessibilità di licenziamento solo parzialmente perchè...

Non credo.  Quella che stanno presentando e sarà pronta a fine marzo è una riforma complessiva. Quindi toccherà tutto: contratti, oneri sociali, ammortizzatori.  Non dobbiamo quindi ragionare come se si toccasse solo art 18 lasciando in vita altre leggi.

Il disincentivo sta nell'eliminare tutta quella serie di contrattualizzazioni che nascondono dietro ad un velo di precarietà un posto di lavoro fisso.

Si tratterà di usare finalmente il giusto contratto per le giuste condizioni. Ho un progetto di ricerca? Assumo ricercatori a progetto. Ho bisogno del ragazzo delle fotocopie? Assumo a tempo indeterminato un ragazzo per le fotocopie. Un domani mi comprerò lo scanner e le fotocopie non mi servono più? Licenzierò il ragazzo delle fotocopie. Non ne assumerò 5 in 10 anni, non dovrò spostare il ragazzo delle fotocopie in contabilità anche se non sa una cippa di partita doppia, non assumerò un ingeniere per fare fotocopie solo perché so già che non potrò licenziarlo e dovrò spostarlo altrove.

E' proprio la possibilità di "licenziare il ragazzo delle fotocopie" che non passa perchè giudicata una sconfitta ideologica da una parte del Sindacato e della sinistra. Un riequilibrio che diminuisca  le convenienze mostrate da Lanfranconi contraddice il motivo per cui furono introdotte: proprio per non toccare le tutele degli altri e abbassare il costo del lavoro; due piccioni per le chiacchiere ideologiche di ognuno sulla fava  di chi veniva "precarizzato" ma che, è bene ricordare, fino all'esplodere della crisi 2009,  non suscitava molte proteste, anzi, giovani, studenti, donne, accedevano al lavoro "fuori dai canali presidiati" e andava bene "a tutti"...

giovani, studenti, donne, accedevano al lavoro "fuori dai canali presidiati" e andava bene "a tutti"...

Mi spiace, ma non sono d'accordo. Questo può valere se sulla questione hai una visione piuttosto ristretta del paese, ma non vale in generale, sia geograficamente che settorialmente. Nella conversazione su ILI (e simii altri forum) il problema della dualità è centrale da ben prima del 2009, insieme  a quello altrettanto grave per il settore informatico del caporalaggio (mai sentito parlare di body rental?).

Mi sono solo limiato a ricordare che finchè la crisi non ha iniziato a morsicare, purtroppo molto concretamente nei polpacci dei precari, la questione del mercato del lavoro  parallelo e precario (dagli interinali ai co.co.co fino agli stagionali immigrati...) era molto meno dibattuta e sicuramente non al centro dell'azione politica. Uno dei motivi era che fra il 30 e il 60 per cento veniva poi assunto a TI, il mercato tirava e immigrati e la piccola quota di co.co.co a colletto bianco non rappresentavano un problema sociale per nessun (oltre a  loro, ovviamente).

Il caporalaggio nel settore informatico, che mi guardo bene dal sottovalutare, riguarda una infinitesima parte degli immigrati nella filiera agroalimentare a TD (e purtroppo anche a TI in cui tutti fingono di non vedere i sottoinquadramenti e tutto il resto...) e, ribadisco, rimangono fuori da tutti i canali presidiati ufficialmente da associazioni sindacali e datoriali.

La dualità del sistema Italia è più complessa della rappresentazione che se ne fa (anche su NfA) e coinvolge soggetti e assetti istituzionali e "para-istituzionali" per come si sono sviluppati negli ultimi cinquant'anni, diversamente fra nord, centro e sud, fra settori manifatturieri, servizi e PA, ecc. ecc.

Il caporalaggio nel settore informatico, che mi guardo bene dal sottovalutare, riguarda una infinitesima parte degli immigrati nella filiera agroalimentare

Guarda, io non so dove vivi ed in che settore lavori, ma il problema del caporalaggio nell'informatica italiana (ed in generale nel settore tecnologico o comunque nei servizi) è da anni (direi più di 10 a questo punto) talmente più grande del problema del caporalaggio nell'agricoltura sotto ogni punto di vista (impatto economico, numero di persone coinvolte, impatto sociale).

Io direi che non se n'è mai parlato troppo proprio perché le vittime erano e sono perlopiù italiani, giovani, laureati e professionalmente capaci ...

caporalaggi

R. Calzolari 23/2/2012 - 15:14

Non credo si stia parlando della stessa cosa (caporalaggio informatico/caporalaggio nell'agroalimentare) e se la tua quantificazione del problema si allarga al "generale nel settore tecnologico o comunque nei servizi"  ho paura che si allarghi un po' troppo (ai fini della precarietà/sfruttamento occupazionale). Rimangono le due questioni:

1. necessità della riduzione o modifica delle forme contrattuali più fragili e scoperte sapendo che la coperta è stretta e occorrerà "scoprire" qualche piede a TI..;

2. necessità, per realizzare il punto 1. di modificare l'assetto delle competenze di istituzioni, associazioni di rappresentanza e privati in materia e, in buona sostanza dell'attuale modello di welfare.

Sulle motivazioni, un tantinelle sarcastiche, del perchè si sia parlato poco degli italiani, giovani, laureati, ecc. dimentichi: non iscritte/rappresentate da nessuno... ;-)

Non credo si stia parlando della stessa cosa (caporalaggio informatico/caporalaggio nell'agroalimentare

No, il caporalaggio nell'agricoltura ha un impatto infinitesimale per il paese, si tratta perlopiù di immigrati stranieri (al max qualche centinaio di migliaia) a bassissimo capitale umano (e costati comunque 0 EUR al sistema paese) che vengono pagati meno di un eventuale minimo salariale comunque bassissimo. Il caporalaggio nell'informatica coinvolge invece una platea ben maggiore (se ci allarghiamo ai servizi, milioni di persone), spesso ad altissimo capitale umano (e costati al sistema paese l'ira di Dio), che vengono pagati (forse) l'80% in meno di quanto prendono in paesi a pari PIL pro capite dell'Unione Europea, e che conseguentemente o se ne vanno, o se rimangono saranno molto meno produttivi dei loro competitor europei.

Si parlava prima di SAP. E' consuetudine  piuttosto diffusa che il programmatore e l'analista SAP, nelle grandi e medie aziende, sia un professionista Free-lance contrattualizzato da una media azienda di consulenza informatica.

Il motivo è presto detto, un free lance difficilmente riesce a lavorare per aziende così grandi perché queste chiedono garanzie patrimoniali e continuità di servizio nel tempo.

Queste aziende di consulenze aprono quindi un mercato in cui i free lance non potevano entrare assumendosi il rischio di penali da 5 a 6 zeri, facendo attenzione di avere i ruoli sempre ben coperti a causa del naturale ricambio. Il vantaggio sono consulenze da favola e una flessibilità molto elevata, no clienti no consulenti.

Questo non mi pare un sistema disdicevole, soprattutto con i numeri che ci sono nel settore SAP.

Altra cosa sono i body rental, anche se a volte pure queste sono oppurtunità (p.e. con un sistema del genere venni assunto a tempo indeterminato in una multinazionale), a prezzo di stipendi da fame, l'incertezza di contratti che durano mesi o al più un anno, malattia e ferie a piacere del committente.

Il fattore discriminante sono i soldi, la sicurezza del lavoro e le condizioni generali in cui devi operare.

Queste aziende di consulenze aprono quindi un mercato in cui i free lance non potevano entrare assumendosi il rischio di penali da 5 a 6 zeri

Ti offendi che ti dico che sono stupidaggini? Qui nel RU, io conosco consulenti SAP che si vendono a £1000 al giorno. Pagano il 4%-5% a chi gli trova il lavoro, ed il resto se lo intascano loro (pagandoci le tasse). Vengono assunti dalle multinazionali che trovi su Fortune 500. Direttamente. Esperienza familiare, mia moglie, appena sbarcata nel RU, trovò tramite un'agenzia un incarico da £400 al giorno (ovviamente per una multinazionale), ed il tipo per cui l'avevano trovata (che pagava in totale il 20% all'agenzia di head hunting e a quella di consulenza che agivano come intermediari) non faceva altro che ripeterle che era la consulente più a buon mercato che avesse. Mia moglie era contenta finché non sbarcò una sua amica, e trovò £450/die fuori Londra. A parte gli aneddoti, le cifre sono quelle (da £350 a £1500 al giorno), nel RU i consulenti pagano agli intermediari tra il 2% ed il 25% degli importi contrattuali.

Sai cosa succede nella Repubblica Italiana? Le multinazionali pagano bene o male come nel Regno Unito (tant'è vero che se si affidano ad agenzie internazionali, queste fanno ricerche paneuropee, ed offrono tariffe soltanto leggermente più basse di quelle britanniche, ho diversi amici e conoscenti non italiani che sono venuti a lavorare sia su SAP che su Oracle che su altro per contratti di qualche mese nella RI), ma gli intermediari si mettono in saccoccia tra il 50% ed il 90%.

Sì, non hai letto male. Ecco che a Milano un contratto da 250 Euro al giorno diventa improvvisamente un miraggio, ma al committente il consulente costa lo stesso a Londra come a Milano, o giù di là.

Il sistema è assolutamente disdicevole, tant'è vero che chi ha un minimo di professionalità se ne scappa il prima possibile.

 

P.S.: ora se ci sei dentro, non mi dirai che non sai come funziona? Che tante BR e  altri intermediari simili spuntano quel tipo di crema perché spesso sono gestite da moglie, mariti, cugini, parenti ed amici dei dirigenti delle multinazionali che "gli" ("si" sarebbe più appropriato) ordinano le risorse umane (né più né meno di come "si" ordinano tanta altra roba, pagando latte scremato per latte intero e pappandosi la crema), e che in realtà gli azionisti di quelle multinazionali sono tarlupinati almeno tanto quanto i lavoratori ...

La mia esperienza è quanto ti dico, non ho avuto la fortuna di lavorare per molte multinazionali. In una il controllo dei costi e del budgeting era condotto a livello maniacale nei piccoli contratti, ad ogni modo per politica non prendevano free lancer. Dopo esser passati a SAP non avevano di fatto un ITC, tutto affidato fuori.

SAP in Italia sembra un casino, ci sono molti consulenti che procedono a suon di procedure Z salvo poi accorgersi che i loro sistemi non sono manutenibili e ogni aggiornamento è fuori discussione. Le aziende visto l'enormità che costa SAP inizialmente si rivolgono a consulenti a più buon mercato. Dopo aver dilapidato soldi su soldi si decidono a lasciar stare e si rivolgono alle aziende più quotate, le quali fatturano cmq meno di 1000 € al giorno per consulente. E le cose cominciano a girare. Ai freelance arriva circa la metà. La cosa stupefancente è che in un progetto di implementazione SAP non  riescono mai a stare nei tempi e nelle cifre stabilite, non esagero se penso che ci sono aziende che ne escono stremate.

Io lavoro ad un terzo di quella somma, ma sono un mero programmatroto Java/Ror.

SAP in Italia sembra un casino, ci sono molti consulenti che procedono a suon di procedure Z salvo poi accorgersi che i loro sistemi non sono manutenibili e ogni aggiornamento è fuori discussione.

E' un problema classico dei mercati in cui l'acquirente non sa cosa compra, ed il venditore riesce a rifilare patacche assurde. Quando dei conoscenti mi chiedono consigli per implementare SAP gli dico sempre che per prima cosa devono procurarsi un capoprogetto interno esperto. Costa, ma molto meno delle cazzate che risparmia.

Amen!

Alessandro Riolo 23/2/2012 - 17:25

 Quando dei conoscenti mi chiedono consigli per implementare SAP gli dico sempre che per prima cosa devono procurarsi un capoprogetto interno esperto. Costa, ma molto meno delle cazzate che risparmia.

Amen. Mia moglie fa quel lavoro, risparmia ai suoi datori di lavoro milioni.

Io lavoro ad un terzo di quella somma, ma sono un mero programmatroto Java/Ror.

Per dare una base quantitativa al nostro discorso, questi sono i dati sulle offerte su SAP a Londra. Vedrai che la mediana è bene o male piatta sulle £450 al giorno dal Settembre 2005. Le offerte pubbliche di oltre £600 sono solo il 10%, ma in realtà sono di più perché per cifre elevate generalmente si tratta confidenzialmente (nel 50% delle offerte su SAP non ci sono le proposte economiche). La misura oraria a £20 è un'aberrazione dovuta al basso numero di offerte catturate (6).


Su Java ci sono il quadruplo di offerte, e c'è più tendenza a pubblicare la proposta economica (75% dei casi), e siamo anche là sui £450 giornalieri (era £500 nel 2010).

 

Il mercato su Ruby è 1/3 di quello SAP, c'è la stessa trasparenza che su Java, ma offrono meno, intorno ai £375 (nota un 10% delle proposte oltre quota £500).

 

Il mercato su .Net è cinque volte quello SAP, stessa trasparenza che su Java, offerte medie sui livelli di Ruby (£375).

 

Per finire un bello sguardo generale. Una buona parte di queste offerte sono per lavori presso multinazionali, attraverso agenzie a cui andrà max 25% (di solito il 20% al primo contratto con uno specifico cliente, poi si va a scendere, la media sarà 10%-15%), quasi sempre a spese del committente.

Beh, le tariffe vanno anche pesate con il costo della vita. 250 € a Milano è una miseria, in periferia ci campi degnamente.

Il mercato degli sviluppatori sta vivendo un cambiamento quasi epocale. Cercando lavoro per programmatori (senza specificare il linguaggio) la stramaggioranza degli annunci sono relativi a factotum php. Devono sapere html 4, 5, css ogni versione, due rdbms, usare photoshop, sistemista linux, opzionale sapere PHP.

.NET poca roba (soprattutto asp), Java qualcosina, Ruby non si vede ancora, C / C++ spariti. Il paradigma web sta sfondando. 

Ovviamente in Italia non sai mai cosa offrono se non ti chiamano, però il fatto che alcuni di questi lavori sono presentati come "stage" formativi con il solo rimborso spese... non credono offrano gran ché.

Odio profondamente questa cialtroneria...

Parlo in prima persona, faccio il consulente informatico. Ho vissuto 7 anni a Milano, 4 a Dusseldorf e da gennaio sono a Londra.

Posso confermare anche per mia esperienza diretta che i prezzi sono quelli, a parte in finanza dove si parte dai 600 pounds al giorno e si arriva ai 1000 (sempre per programmatori Java).
La vita a Londra complessivamente non e' piu' cara di Milano. Case e trasporti costano di piu' ma paghi un filo meno tasse e la vita in generale (vestiti cibo servizi) costa abbastanza di meno. In Germania costava molto di meno ma le tasse sono piu' alte che in Italia e devi pagare la sanita' privata se sei professionista.

Da programmatore (il meno pagato dei consulenti SAP) a Milano viaggiavo sui 350, e altri consulenti eran sui 500. In Belgio prendevo un 200 in piu', mentre per lavori a Roma o dintorni sentivo sempre offerte ridicole da 200 in giu.

Insomma, il mercato italiano e' povero, ma non direi che si fa la fame.Anche gli amici che fanno i dipendenti la prendono sui 40k/anno: ridicolo per il settore, ma non tanto da pianger miseria.

Da programmatore (il meno pagato dei consulenti SAP) a Milano viaggiavo sui 350, e altri consulenti eran sui 500

La Repubblica Italiana non è Milano (e quando ho citato Milano, pensavo a consulenze ICT in generale, non solo SAP).


per lavori a Roma o dintorni sentivo sempre offerte ridicole da 200 in giu


CVD.

La Repubblica Italiana non è Milano

Fammi puntualizzare anche un'altra cosa: la RI è un paese ben più industrializzato del RU, ed a parità di tante altre misure tra i due paesi, io mi sarei aspettato più richiesta su SAP nella RI che nel RU. Ci saranno tanti motivi per cui non è così, ma devo confessarti che molti mi sembrano disdicevoli.

Ecco che a Milano un contratto da 250 Euro al giorno diventa improvvisamente un miraggio, ma al committente il consulente costa lo stesso a Londra come a Milano, o giù di là.

Fuori Milano forse, ma almeno li no. A naso pagano sempre un 30-40% in meno che nel resto d'europa.

Tornando a bomba, che c'entra l' industrializzazione? Qui c'e' un po' meno industria ma ci sono un sacco di banche, utilities,assicurazioni, catene commerciali, aziende petrolifere,...

Tutte grosse e con SAP / Oracle o simili.

Boots e Ryman avran quasi certamente uno dei due, le farmacie o cartolerie italiane e' tanto se hanno un pc.

Soprattutto, qui l'economia cresce un po', e quindi il mercato si allarga molto piu in fretta che in Italia.

Poi come ben sai c'e' un sacco di gente che pur di stare in Italia lavorerebbe (semi)gratis, tipo gli elettronici in ST, assunti sui 20k€/anno e valutati sui 200k$/anno in US.E questi deprimono il mercato, anche se alla fine il problema e' il solito: gli skill sono relativamente abbondanti rispetto alla richiesta.

Sì, Milano la citavo io, ma facendolo non intendevo su SAP (anche perché non avrei avuto idea delle medie SAP su Milano). Sull'industrializzazione mia moglie ha sempre lavorato per multinazionali o conglomerate industriali, per cui magari è una mia forma mentis, quando penso a software SAP penso a questo genere di committenza.

Io forse sono l'unico ingegnere siciliano che a ST non ha mai nemmeno mandato il CV :))

BTW, di un'altra grossa (ex?) realtà ICT siciliana ho sentito dire qualcosa in più, Italtel (hearsay da più fonti, mai lavorato direttamente per loro), ed all'epoca (anni '90) la mia impressione da questi racconti era che uno dei motivi per cui mentre i loro concorrenti (Nokia, Ericsson, Alcatel) diventavano colossi e producevano oceani di utili, loro riuscivano nell'impresa di generare perdite anche abbastanza pesanti (che in quella congiunzione astrale era francamente poco meno che stupefacente), erano appunto le leggi a protezione del posto di lavoro anziché del lavoratore. Ho incontrato molti tecnici Italtel che erano certamente alla pari dei loro colleghi altrove nel globo terracqueo, che mi raccontavano che avevano centinaia, se non migliaia, di colleghi con la quinta elementare, o meno, che erano stati assunti (con un approccio clientelare) per fare telefoni in bachelite o cose di quel livello, e che non potendosi licenziare, non si riusciva a riconvertire (questo mentre Palermo scoppiava di giovani ingegneri che si sarebbero venduti per 4 copechi). Ora non so quanta verità ci fosse, e quanto la conseguente analisi fosse effettivamente fondata, ma mi pare abbastanza verisimile.

In un altro paese, con un altro sistema paese (magari con ammortizzatori sociali e senza i TI iperprotetti), l'Italtel sarebbe magari potuta diventare un colosso della TLC.

Mah

Claudio Brogliato 24/2/2012 - 00:03

Considera che a Londra hanno sede un sacco di multinazionali, poco importa se gli impianti sono all'estero. Implementare SAP è una richiesta che parte dai massimi livelli, il progetto si basa dove ci sono i cervelli.

L'Italia è un paese più frammentato, tante PMI che non hanno le dimensioni da poter "sopportare" SAP.

 

P.s.

Volevo scrivere supportare, ma non so perché SAP si apprezza fino al secondo/terzo livello sotto il CEO. Da là in poi si sopporta, ai livelli più bassi si odia :-D.

dipende

marcello urbani 24/2/2012 - 02:35

la mia decennale esperienza è che dopo il tempo di assestamento (tipicamente circa 2 anni) lo apprezzano anche i quadri e gli impiegati di medio livello. Solo i controller lo amano davvero :)

Però chiuderei la parentesi.

E' vero che in teoria esistono 46 tipi di contratto in Italia ma le imprese ne utilizzano in pratica solo 4: il tempo indeterminato, il dipendente a tempo determinato, il cococo a progetto e  la finta partita IVA. Di modi per aggirare il tempo indeterminato ne esistono infiniti, potenzialemnte anche la nuova norma di Monti che permette di aprire agli under 35 una società con 1 euro. Il problema è che finchè il costo del licenziamento per un contratto indeterminato è così più alto, l'impresa ha sempre un vantaggio a fare questi contratti. E se metti un limite ad uno (per esempio divieto di rinnovo di contratti determinati o progetti per i cococo) le imprese passano ad altro tipo di contratto temporaneo o finta partita IVA come nei vasi comunicanti. Non basta neanche uguagliare aliquote contributive (che già è difficile per come protestano i veri lavoratori autonomi) per annullare i vantaggi di un qualunque contratto temporaneo finchè il costo di licenziamento rimane così alto per il tempo indeterminato. Per il resto però il contratto indeterinato conviene all'impresa che non deve trovare trucchi per assumere a tempo deterinato e non rischia che il lavoratore a tempo determinato vada dal giudice.

L'idea è quindi di rendere il costo del licenziamento più certo e quindi minore per l'impresa, nell'assunzione che la maggior parte dei lavoratori accetterebbe l'indennità subito e solo quelli che pensano di essere stati discriminati si arrischiano in un lungo contenzioso. Se si riuscisse anche a sostituire la reintegra (anche se in equilibrio il lavoratore ne ususfruisce raramente) sarebbe ancor meglio, ma politicamente mi pare difficile e poi bisognerebbe compensarla in denaro, a quel punto il costo dell'indennità di licenziamento per alcune imprese  sarebbe troppo alto. In questo caso si potrebbe pensare che, per agevolare questa scelta, lo Stato (o le regioni oggi per competenza) si accolino le spese di riqualificazione del lavoratore. La regione Lombardia aveva pensato una cosa simile, ma se l'è rimangiata.

 

lo Stato (o le regioni oggi per competenza) si accolino le spese di riqualificazione del lavoratore

Chiedo scusa ma, abbiamo una qualche idea di come funge il cosiddetto sistema formativo al quale si appoggiano Regioni come la Lombardia...?

A parte le solite mega aziende/gruppi in cui il problema non si pone chè ci pensano da sole e con i soldi "zerotrenta" (dei loro lavoratori) e qualche rara struttura di formazione professionale seria (di vecchia tradizione e legata, non a caso, all'ingresso in quei grandi gruppi), tutto il resto è meglio non toccarlo.

Dai corsi per estetiste  e parrucchieri per i disoccupati a quelli  "antistress" per quelli in mobilità. Il tutto per foraggiare (tutti tengono famiglia) qualche migliaio di persone del circuito della formazione.

Non a caso, in tutte le opzioni di modifica dell'impianto Mercato del Lavoro si scommette sulla leva della formazione per sostenere gli esodati, i licenziati, i licenziabili, gli apprendisti in entrata, ecc. ma nessuno spiega chi e come dovrebbe fungere visto che non c'è repertorio nazionale delle professioni in comune,  che esistono 150 CCNL con inquadramenti/declaratorie/profili diversi (e che rinviano alla contrattazione aziendale).

Oggi, nel Belpaese nessuno (oltre allo stesso datore di lavoro) può certificare un percorso formativo professionale e gli unici abilitati a scrivere di professionalità e inquadramento sono le parti sociali nei CCNL. In ogni Regione invece si inventano repertori, curricula formativi o "modelli di apprendimento" per i contenuti trasversali. Robe che se provi a spiegarlo ad un francese, un inglese, ecc. c'è da ridere.

 

Nel costo del lavoro t.i. vs t.d. la differente contribuzione pesa per il 14% ma ad essa si aggiungono:

accantonamenti tfr : 8%

tredicesima: 8,3%

ferie pagate : 8,3%

malattia pagata: 2%

per un totale di circa il 45%

 

Non ho invece ancora capito quanto pesi la "difficoltà di licenziamento" distribuita su tutti gli occupati. Si sa che i ricorsi per articolo 18 sono circa 6000 anno non si sa quanti licenziamenti individuali siano risolti in via amichevole. Poichè  i lavoratori coperti da articolo 18   sono circa 7,8 milioni, ipotizzando una indennità pari a due anni di stipendio (una esagerazione), perchè il costo dei licenziamenti individuali incida del 10'% sul costo totale del lavoro il numero dei licenziamenti indennizzati  dovrebbe essere oltre 660 mila.(8,5%)

( con M costo annuo, M/1,7 , numero licenziati indennizzati ---> n*M*2/1,7 =  7,8*M*0,1)

Mi sembrano tanti (ci sono anche i collettivi) e ciò nonostante incidono meno di un quarto della differenza di costo t.i. / t.d..  Considerando un'impresa di 16 addetti il costo di un licenziamento indennizzato senza causa / anno  inciderebbe sul costo totale del lavoro per il 7,35% e anche con causa,che durasse 5 anni e in cui il d.d.l. soccombesse, l'incidenza  sul costo totale del lavoro sarebbe minore del 23%.

Mi sembra pertanto che il lavoro a t.d. sia preferito a quello a t.i. non tanto per i costi dei licenziamenti quanto per il suo costo per il d.d.l a parità di netto mensile al lavoratore.

 

L'idea è quindi di rendere il costo del licenziamento più certo e quindi minore per l'impresa, 

Condivido buona parte della vostra analisi, è ben scritta e vale la lettura, ma purtroppo, come già osservato, non ne condivido le conclusioni, perché le trovo troppo blande e conservative.

Quel genere di soluzioni potevano, non dico andare bene, ma almeno aiutare a mitigare la decadenza del sistema paese 20-25 anni fa, ma oggi non sono chiaramente sufficienti nemmeno per quello.

Nel mondo reale, per competere globalmente con successo, bisogna giocare in maniera offensiva e rimanere sempre e costantemente all'avanguardia. Una soluzione che vi faccia distaccare, o vi faccia superare, meno rapidamente, avrebbe potuto aiutare almeno 1 generazione se adottata un quarto di secolo fa, ma oggi non vedo che tipo di vantaggi potrebbe portare.

Vere e profonde riforme strutturali sono necessarie ed oramai improrogabili.