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Protezione dell'occupazione: alcuni effetti economici e un'idea per riformare

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Al di fuori dei casi di discriminazione, che implicano un giudizio da parte di un tribunale, dove chi afferma di essere stato discriminato dovrebbe avere l'onere della prova, ritengo che il lavoro non vada “protetto” ma che vadano tutelati economicamente i periodi di disoccupazione tra un lavoro e l'altro, tramite un'assicurazione obbligatoria e universale (anche i dipendenti pubblici) senza alcun limite dimensionale aziendale.

Sono quindi contrario a indennità crescenti con l'anzianità (facciamo un TFR bis?) e favorevole alla eliminazione di ogni forma di cassa integrazione, ordinaria, straordinaria ed in deroga; a favore di un'assicurazione universale obbligatoria pagata in parti uguali tra datore e lavoratore dipendente, un po' come avviene in buona parte dell'europa continentale. Questo tipo di ammortizzatore prenderebbe in carico anche i casi di ristrutturazione e crisi (senza quindi licenziamento) per periodi pero' solo inferiori all'anno e si preoccuparebbe anche della riqualificazione professionale del dipendenti, al fine di reintrodurli nel mercato del lavoro opportunamente formati. Varrebbe anche nel caso in cui è il lavoratore a licenziarsi (con in questo caso una franchigia iniziale).
Oppurtuni programmi di start-up potrebbero anche aiutare chi vuole mettersi in proprio (formazione, tutoring e sostegno nei primi anni).

Il problema come noto è dato dalle risorse. Avendo a suo tempo indicato un differente sistema di finanziamento del SSN (da beveridge a bismark) che potrebbe portare all'abbandono dell'IRAP, le aziende potrebbero avere circa 33 miliardi a disposizione per finanziare questi ammortizzatori.

Enteremmo nella normalità europea, con sussidi di disoccupazione alla tedesca, da cui esci se rifiuti un'occasione.

Francamente il modello danese mi sembra troppo oneroso (4 anni, pur a scalare, ma con un prelievo dell'8% a carico dei soli lavoratori) e penso che in Italia 400-500 giorni lavorativi (a seconda dell'età) all'75% e con copertura previdenziale siano un buon punto di inizio.

Naturalmente bisogna anche eliminare ogni altra barriera che ostacoli la crescita dimensionale delle imprese e obbligi di fatto il sistema all'attuale controproducente nanismo. Dico controproducente perché è noto che micro e piccole imprese hanno produttività dimezzata rispetto alle grandi (come si puo' verificare partendo da questi datc) e soffrono piu' delle grandi del carico burocratico e delle norme fiscali.