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Protezione dell'occupazione: alcuni effetti economici e un'idea per riformare

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Il meccanismo proposto funziona se si trascura che, specialmente in un periodo come questo, chi fosse licenziato e indennizzato o finanche dimessosi (costretto come alternativa al licenziamente)  non troverà mai più un posto di lavoro. Poichè solo un irresponsabile si dimetterebbe volontariamente senza già avere un nuovo posto, il licenziamento individuale sarebbe evidente ed il possibile nuovo datore di lavoro penserà che il candidato abbia magari stuprato paio di colleghe o rubato almeno metà ufficio o officina o menato l'ex datore di lavoro o il capo o mezzo ufficio o reparto.

A nulla servirebbe una dichiarazione dei motivi del licenziamento: essere licenziati a torto o ragione costituisce uno stigma che preclude ad una nuova assunzione.

Era una risposta seria?

Io in vita mia mi sono sia dimesso (in Sicilia, da un TI), sia mi hanno fatto "redundant" (nel RU, il mio lavoro era volato offshore in Messico, dove con il mio stipendio ci pagavano un team di 3 persone con esperienza pluriennale (*)), e non ho mai avuto problemi a trovare un altro lavoro. Aneddotico per quanto possa sembrare, più o meno tutte le persone che conosco che in una maniera o nell'altra hanno perso il lavoro, prima o poi ne hanno trovato un altro.

Bisogna cambiare il sistema italiano in maniera che queste stigmate di cui parli (se ne parlavi seriamente) diventino materia di studio soltanto per chi si occupa di storia dell'economia.

(*) capitasse oggi, ci pagherebbero almeno 15 laureati con esperienza in India. Credimi, è un ottimo incentivo a produrre più valore tramite innovazione originale ;)

Tu sei laureato (ingegnere se ricordo bene) e puoi offrire una professionalità specifica 

Pensi che lo stesso possa valere per un operaio generico quando le applicazoni per un posto di lavoro possono essere una ventina? Perchè mai il datore di lavoro dovrebbe scegliere l'uno su venti licenziato da un'altra impresa?

Spesso ai commentatori questo aspetto sfugge perchè la loro esperienza di assunzione è legata a un concorso dove il rapporto datore di lavoro candidato è di solito impersonale.

Non sono sempre stato laureato, ad esempio quando mi sono dimesso da un TI in Sicilia non lo ero. La soluzione al problema che poni, in generale, è quella di fare in modo che l'operaio generico si (ri)qualifichi. Andrebbe generalizzato il concetto di Work for the Dole.

Magari non eri ancora laureato ma già potevi offrire una certa professionalità specifica.

In ogni modo erano altri tempi ed eri molto giovane: allora un giovane senza responsabilità di famiglia e con quel livello di offerta di lavoro poteva anche licenziarsi e cercare un nuovo posto.

Pensa ad un operaio quarantenne con due figli, oggi. 

p.s. T.I. = industria di tlc, corretto?

cosaè una R.U.?

Prima mi scuso, ma sono abituato ad usare spesso determinati acronomi, tra i quali:

TI: Tempo Indeterminato

RU: Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord

Io penso al disoccupato quarantenne con due figli, e penso che se la comunità se lo può permettere (e la comunità italiana oggi se lo può permettere, *), dovrebbe avere accesso ad ammortizzatori sociali simili a quelli di altri paesi europei (ayuda spagnola, JSA britannica, altro acronimo, sta per job seekers' allowance), integrati da prestazioni aggiuntive se ci sono figli a carico e c'è un patrimonio familiare inferiore ad un tot, e magari implementati meglio che in questi altri paesi (così guadagniamo competitività), seguendo cioé il modello australiano (do ut des, mai dare soldi in cambio di nulla).

(*) L'altro giorno, mi è capitato di notare che con un giorno di CIG ci si pagano fino a 4 giorni di ayuda o JSA. Tassiamo le pensioni immeritate sopra un tot, ed ecco finanziato l'ambaradan.

Esistono ancora, nel 2010, "operai generici" senza alcuna particolare formazione professionale specifica? Male! Eccco perché la nostra produttività è bassa, oltre a tanti altri motivi.

e certo che esistono, l'operaio generico costa meno! Poi che faccia lavoro da specializzato è un altro paio di maniche.

EDIT: Bugs del sito: OS: mac os x 10.6, browser chrome, mi ha dato parecchi errori di password nel pubblicare il commento (ero già loggato), l'editor HTML non funziona bene.

Se l'operaio specializzato viene inquadrato come generico perché "costa meno", a me fa supporre che ci siano già troppe cose che non vanno.

Il problema suggerito da Aldo é da prendere in considerazione. L'effetto stigma non é da escludere e se presente potrebbe avere degli effetti negativi sulla durata della ricerca di una nuova occupazione (ad esempio accelerando l'uscita dalla disoccupazione ed aumentando il rischio di un mismatch).

 

Poi dipende sicuramente da tanti altri fattori, dalla congiuntura del mercato del lavoro e dal costo relativo di cercare lavoro da occupati piuttosto che da disoccupati. 

 

Ad esempio, ricordo uno articolo che mostrava come (a parita' di una serie di fattori aziendali ed personali) individui licenziati collettivamente nel corso di grosse ristrutturazioni aziendali godessero di migliori opportunita' occupazionali rispetto a lavoratori licenziati individualmente.

 

 

Oggi per licenziare collettivamente, che è l'unico modo per un sacco di aziende di ristrutturarsi, occorre che l'azienda sia sindacalizzata. Un domani un'azienda potrà licenziare individualmente 20 dipendenti senza che nessuno metta bocca. E' una manna per le PMI e un "dramma" per i dipendenti a cui tocca l'onta del licenziamento, oltre al danno la beffa.

Ma io mi chiedo, impedire il licenziamento in termini discriminatori cosa vuol dire? Se ho un dipendente che nel tempo è diventato problematico e causa tensioni, litigi e crea un pessimo ambiente nell'ufficio me lo devo tenere perché se lo licenzio l'ho discriminato?

Parlo per esperienza personale, non avevo mai visto una cosa del genere.