Titolo

L'angolo della posta. Si possono criticare le vacche sacre?

4 commenti (espandi tutti)

a malpassotu

luigi 18/2/2012 - 21:47

(Scusa, non so perché non mi fa rispondere direttamente al commento.)

Ti seguivo fino ad un certo punto, poi ti ho perso su:

Dire che l’insieme di opzioni di scelta (a,b) è meglio in termini della libertà che fornisce dell’insieme (a) è contraddetto dal fatto che se (a) è mangiare pastasciutta e (b) è mangiare una bistecca di maiale e io sono un musulmano strettamente
osservante i precetti del Corano per me i due insiemi sono equivalenti in termini di libertà che mi offrono e mai userei la scelta (b) se non costretto dalla fame o obbligato da terzi.

A me sembra che in quest'esempio non sia scandaloso dire che (a,b) è debolmente meglio di (a) o (b), a meno di dire che la possibilità che (b) sia nell'insieme di scelte non influenzi direttamente l'utilità dell'agente, ma non mi sembra il tuo punto. Altrimenti detto, l'agente non sceglie (b), so what?
La repugnance che preoccupa Roth (almeno nell'articolodi JEP linkato sul blog) nell'ambito di market design riguarda, mi pare, proprio questi effetti diretti.

Ti seguivo fino ad un certo punto perché credevo convergessi verso un argomento più sottile. Cambiare l'insieme delle scelte degli agenti cambia l'equilibrio (come questo sia definito è irrilevante) e  restringere l'insieme di scelta potrebbe aumentare il benessere di equilibrio di qualcuno, ad esempio influenzando i prezzi. Stabilire un insieme di beni inalienabili significa determinare i diritti di proprietà su cosa possa essere comprato e venduto. Ciò è analogo a a definire cosa gli agenti possono portare sul mercato come  "dotazioni" , e da queste dipende appunto l'equilibrio.

Luigi, il problema chiaramente non è che cambiando l'insieme di opportunità di qualcuno cambio l'equilibrio. Questo è chiaramente possibile e ci sono esempi chiari di situazioni game theoretic in cui limitare il proprio opportunity set migliora la tua utilità attesa. Pensa al monopolista di beni durevoli della Coase conjecture, che è chiaramente better off se può impedirsi di cambiare i prezzi nel futuro, o al dilemma del prigioniero in cui si elimina per entrambi i giocatori la strategia dominante.

Anche a me l'esempio del musulmano a cui è concesso di mangiare carne di maiale, o del cristiano a cui è concesso mangiar carne il venerdì, non pare funzioni bene, dato che basta rifiutare tale scelta e uno non può essere worse off. È sufficiente però introdurre qualche modifica nel modelo di base per farlo funzionare. Per esempio, potrei avere preferenze intertemporalmente incoerenti; vorrei essere un buon cristiano ma non so resistere di fronte a una succulenta fiorentina anche se è venerdì santo; poi mi pento e penso che vado all'inferno. In questo mondo sto meglio se qualcuno mi impedisce di finire di fronte a una fiorentina il venerdì santo, per esempio vietandone la vendita. Un po' come in certi stati degli USA dove è proibita la vendita dell'alcol la domenica, perché it's the day of the Lord. Il problema, ovviamente, è che poi ci vanno di mezzo pure quelli che del Lord non gliene impippa.  Più seriamente, questo può essere un modo per giustifcare la proibizione del lavoro minorile. Un genitore temporalmente incoerente e che pure vuole fare ciò che è meglio per il figlio può preferire essere obbligato a mandare il figlio a scuola, anziché avere la scelta tra mandarlo a scuola o a lavorare. Se ne può discutere tranquillamente senza fondamentalismi.

È ancora più facile argomentare che l'espansione dell'opportunity set di altri può farmi star peggio, anche senza alcuna interazione diretta, ma questo è banale. Se sono un eterosessuale omofobo e mi disturba l'idea che gli omosessuali si possano sposare, starò peggio nel momento in cui tale diritto viene loro concesso. Questo anche se la cosa non ha alcuna influenza sul mio comportamento, sul comportamento di quelli intorno a me etc.

Comunque, e ci tengo a sottolinearlo, Rodotà non ha prodotto nessun argomento di questo tipo. Si è messo a ragliare perché secondo lui è immorale scrivere contratti ''sulla morte'', ossia sulla durata della vita. Quando si è reso conto che in tal modo finiva per eliminare un sacco di contratti palesementi desiderabili e utili per l'umanità (fondi pensione, assicurazioni sulla vita, vendita nuda proprietà ...) si è inventato una misteriosa sottile linea di demarcazione, in cui scommettere sulla vita comprando un contratto di assicurazione già in essere è cosa ammissibile, mentre scommettere sulla vita in altro modo (per esempio, vendendo e ricomprando immediatamente il contratto di assicurazione vita) non lo è. Come arrampicamento sugli specchi, non c'è male.  Per cui, ribadisco, non mettiamo in bocca a Rodotà cose nobili che non ha detto. Se voleva seriamente discutere di dignità umana e libertà di scelta poteva farlo, se non nel post di Repubblica almeno nella risposta a Debenedetti, e avrebeb dovuto usare argomenti ben più pesanti. Non lo ha fatto perché non aveva nulla da dire al riguardo, se non le ignoranti sciocchezze che aveva detto all'inizio e da cui ha cercato senza successo di scappare con trucchetti da azeccagarbugli. Triste.

In questo mondo sto meglio se qualcuno mi impedisce di finire di fronte a una fiorentina il venerdì santo, ... Il problema, ovviamente, è che poi ci vanno di mezzo pure quelli che del Lord non gliene impippa.

Domanda scontata: posso impegnarmi con una convenzione vincolante di fronte ad un terzo (esempio banale: lo Stato), come forma di commitment device?  Alcuni potrebbero argomentare che un impegno del genere violerebbe il principio di autonomia individuale, perché non mi lascia la possibilità di cambiare il mio stesso sistema di valori, quindi rischio di essere asservito alle mie decisioni passate.  Però questo problema non si presenta nella pratica, poiché segnalare una "crisi di coscienza" è abbastanza fattibile, e non intacca l'utilità del commitment in situazioni normali.  Infatti talvolta viene applicato, ad esempio per evitare il gioco d'azzardo, o anche in campo religioso.

Ciao a tutti. Come al solito in ritardo, faccio una serie di considerazioni, di cui la quattro e' conclusiva.

1) E' ovvio che ci sono beni non commerciabili. L’amore e’ uno di questi, ma anche la reputazione accademica e’ un’altro. Questi sono non commerciabili by definition. 

Il problema e' che non e' possibile negoziare qualcosa di cui non si dispone. Penso che su questo punto siamo tutti d'accordo e limitiamoci a discutere beni che sono nella disponibilita' di qualcuno o che possone essere da qualcuno prodotti.

 

2) Anche rispetto all'insieme dei beni in principio commerciabili, il riferimento di Sandro Brusco a transazioni "volontarie" non e' sufficiente, secondo me, a  comprendere il nocciolo della questione. 

Se per volantaria intendiamo una transazione che e' volontariamente realizzata da due o piu' persone, diventa ovvio che il fatto che alcune transazioni volontarie  siano proibite non dovrebbe sorprendere nessuno. L'esempio del killer assoldato per uccidere un terzo e' lampante.  

Se invece per volontaria intendiamo una transazione che e' voluta da tutte le parti che la transazione puo' potenzialmente influenzare, incorriamo nel paradosso,  osservato da Sandro stesso, che qualcuno potrebbe sempre sentirsi offeso da una transazione volontaria di altri (alcuni si sentono magari anche offesi dal solo pensiero che la transazione possa essere realizzata da qualche parte, anche se da loro non vista).

Quindi, la nostra definizione va necessariamente modificata nel senso che una transazione e' volontaria se e' voluta da tutte le parti i cui interessi *leggittimi* sono influenzati. Dove per legittimi devono intendersi gli interessi *degni* di tutela. Ma proprio qui sta il problema nel ragionamento di Sandro. Non possiamo stabilire quali siano gli interessi degni di tutela a meno di non chiamare in causa quello che Sandro chiama il "bene supremo", e che possiamo semplicemente chiamare l'arbitrio del legislatore. 

 

3) E' chiaro quindi, secondo me, che l'origine della proibizione di transazione deve ricercarsi, non superficialmente nella ripugnanza come sembra essere la tesi di Al  Roth, ma nella esistenza di esternalita' prodotte dalla transazione che ledono interessi degni di tutela.

Tale esternalita' puo' prendere varie forme. Nel caso della proibizione di vendere il voto, l'idea e' che attraverso la vendita del voto confliggerebbe proprio con l'obiettivo che la votazione si pone, cioe' l'idea di "one man one vote" (penso che questo argomento sia dovuto a Buchanan et al.). Nel caso della proibizione della  prostituzione io non mi stupirei che l'idea sia quello che la prostituzione riduce il valore del marriage per le donne (questo va nella direzione del punto sollevato da Luigi che il set di diritti cambia l'equilibrio ed i prezzi di altri beni). 

In altri casi l'esternalita' e' meno compelling. COme nel caso delle transazioni ripugnanti. In questo caso, a mio avviso, la radice della proibizione e' da ricercare  indietro nel tempo. Come ho letto in un libro di Pinker (ma non se questa tesi sia originariamente sua e penso sia conventional wisdom), le ripugnanze potrebbero essere il frutto di risposte instintive a comportamenti che direttamente mettono a rischio un gruppo, o ultimately il pool genetico stesso.

4) Detto questo, e' ovvio che Rodota' fallisce miseramente nel fornire argomentazioni a favore della sua tesi. E' anche ovvio che il punto che fa Sandro e' indiscutibile (magari io non userei lo stesso tono - lo farei in caso di conversazione orale - ma a me ha fatto sorridere e allora perche' no, se accontenta i  lettori). Ma  forse l'anziano giursita, che forse non ha piu' tempo per pensare in modo approfondito alle questioni, sta cercando di ricordarci che il progresso umano corre veloce e  che bisognerebbe riflettere di piu' sui limiti che eventualmente il mercato dovrebbe avere. Perche' dove porta il ragionamento di Sandro portato alle  estreme conseguenze?  Perche' non permettere alle persone di vendere i propri organi (un occhio, per esempio, come in un film con Sordi di cui non ricordo il nome)?  Perche' non permettere contratti di schiavitu? (visto che permettiamo di contrarre debito e ripagare con salario futuro)? 

PS: in tutto questo non ho discusso la questione del partenalismo, che mi sembra sia stata implicitamente sollevata dal Malpassotu. Ma questa e' un'altra storia.