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L'angolo della posta. Si possono criticare le vacche sacre?

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Secondo Malpassotu "l’argomento moralisteggiante di Rodotà non riguarda il fatto che alcuni abbiano venduto volontariamente ecc, ma che non si possano costruire (indipendentemente dalla loro profittabilità) prodotti finanziari che in una qualche misura potrebbero ledere dei diritti delle persone".

A me pare che non si tratti di possibile lesione dei diritti delle persone, ma di un rifiuto a priori di ammettere che la vita umana possa essere presa in considerazione come elemento di un calcolo economico. Se ho inteso bene il meccanismo dei c.d. death bonds, essi non comportano una sottrazione di diritti alle persone la cui sopravvivenza è in questione, risolvendosi invece in una protezione contro il rischio di morte ad una certa epoca (o, semmai, di loro esistenza in vita). Nessuno di coloro si vedrà privato di un diritto, ma a Rodotà ripugna che l'evento vita (o morte) possa essere oggetto di una speculazione economica. Credo che ciò esprima una visione generale dei rapporti umani che lascia pochissimo spazio al calcolo economico, anteponendogli alcuni valori - più o meno definiti - tra i quali l'autonomia personale, esaltata rispetto alla vita biologica, è recessiva nella realtà economica. 

Procedendo oltre: forse in posti come Brasile e India il commercio degli organi non è legale, nonostante la sua asserita diffusione. Sarà colpa dei " paesi occidentali (non meglio identificati)" il cui imperialismo si esplica anche privando agli ultimi della terra di opportunità economiche? L'ostilità per il lavoro minorile nel terzo mondo é un'altra forma di imperialismo o di protezionismo? L'ostilità per l'omosessualità non potrebbe avere un fondamento diverso dal bigottismo, per es. il timore che la sua diffusione oltre un certo livello abbia efffetti demografici?

Non ho risposte su questi punti, ma solo dubbi, li ho esposti come invito ad ulteriori approfondimenti. Certo, se si ragiona seguendo "principi superiori" indiscutibili, le risposte sono facili ...

Quello che mi preoccupa molto, però, è l'osservazione  "non è dando un’opzione in più alle persone che si aumenta (sempre) la loro libertà di scelta", alla quale segue un ragionamento per cui sarebbe impossibile sapere in anticipo se alcune opzioni siano non utilizzabili da (alcuni dei) loro destinatari, non essendo possibile  "conoscere esattamente quali siano le preferenze dei soggetti interessati e quali i vincoli a cui questi sono sottoposti".

Il ragionamento regge solo supponendo che un decisore di ultima istanza offra opzioni in numero definito: ma se si assume un diverso punto di partenza, per cui non si costringono le scelte personali in una gamma limitata, ma si lascia ai soggetti sociali libertà di costruire le proprie opzioni, allora non vi è più bisogno di sapere quanti islamici rifiutano il prosciutto o sono contrari ai trapianti d'organo (questione più seria, forse), si risparmia burocrazia e si previene il dispotismo (ancorché mascherato da democrazia, magari "sociale" o "partecipativa").

  Allo stesso modo, pretendere di vietare prodotti finanziari considerati dannosi da un decisore di ultima istanza presuppone che questo sia onnisciente: non è meglio verificarne in concreto gli effetti, costringendo che li offre alla massima trasparenza e reprimendo i danni davvero verificatisi (NB che questa è l'idea di fondo della regolazione del mercato finanziario in Europa)?     

Tizioc e Pontiroli, grazie innanzitutto della considerazione per aver letto il mio lunghissimo commento. Ho già ecceduto per i miei gusti in quanto a presenzialismo, per cui mi limiterò solo a fare una precisazione.

Pontiroli dice: "Il ragionamento regge solo supponendo che un decisore di ultima istanza offra opzioni in numero definito".

No, non è così. Il ragionamento vale anche in "ambienti economici" classici, cioè banalmente su spazi euclidei di dimensioni qualsiasi, in cui un'opzione è un punto nello spazio. Per approfondimenti e conferma la rimanderei ad un lavoro che su questo blog ho citato già: Barberà, Bossert, Pattanaik - Ranking sets of objects - 2004, è in un Handbook ma trova il pdf online.