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L'angolo della posta. Si possono criticare le vacche sacre?

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A me pare che Rodotà prenda una cantonata pazzesca quando sostiene che "la vita entra a far parte del mercato". In realtà l'oggetto del contratto non è certo la vita ma, molto più semplicemente il denaro. In altre parole non si "scommette" la vita delle persone, ma sulla durata della loro vita. La durata delle vita è solo il parametro che determina l'alea e che in definitiva determina la convenienza del contratto per le parti .

Sicchè se Rodotà si fosse ricordato di essere stato un giurista si sarebbe altresì ricordato che contratti sulla cui liceità non vi è dubbio alcuno, ma la cui convenienza dipende dalla durata della vita di persone determinate è pieno l'ordinamento.

Solo per fare due esempi banalissimi:

- in caso di acquisto di nuda proprietà con riserva di usufrutto vitalizio in favore del venditore (o viceversa in caso di costituzione di usufrutto vitalizio) l'acquirente (o il proprietario)  tanto più ci guadagna tanto prima muore l'usufruttuario.

- il contratto di assicurazione sulla vita può ben essere parametrato alla vita di un terzo come dispone espressamente l'art. 1919 c.c.  (ma il terzo deve prestare il proprio consenso)

A me pare che il bond di cui si tratta non sia per nulla diverso da un perfettamente lecito contratto di assicurazione sulla vita di un terzo (peraltro, se non ho capito male, i terzi nel caso in esame il consenso lo avevano anche prestato avendo fornito i propri dati sanitari), già previsto come lecito dal non certo particolarmente liberista legislatore del '42 (e forse anche da quello del 1865, ma dovrei controllare il cc abrogato).

La cosa sconvolgente è che Rodotà non se ne sia accorto o abbia fatto finta di non accorgersene.

p.s. si potrebbe discutere sulla necessità del consenso del terzo e sulla ratio della norma che lo prevede (art. 1919 comma 2 c.c.) e sarebbe certamente una discussione interessante.