Titolo

L'angolo della posta. Si possono criticare le vacche sacre?

1 commento (espandi tutti)

Sandro Brusco continua (forse) giustamente a criticare lo scritto di Rodotà, ma non motiva l’utilizzo di una certa “forma” nel primo e evidentemente di un’altra forma nel secondo post per come richiesto nella lettera dell’affezionato lettore. Si limita a ribadire che è tale e tanta “l’arretratezza culturale e intellettuale di Rodotà” da meritare un rosario di insulti.

A parte che Il rosario di insulti io proprio non lo vedo, mi permetto di sottolineare questo passaggio:


Se fosse solo questo però, la bizza di un intellettuale abituato a dir quello che gli pare senza riflettere troppo,  la vicenda non avrebbe meritato l'attenzione prestata. La ragione per cui invece rispondere con durezza era necessario sta nell'ultimo pezzo dell'articolo, quando il nostro si lancia nella tirata contro ''la considerazione tutta efficientistica del lavoro'' che consegna le vite degli individui ''alla logica della merce''. Al di là della bizza, questa è purtroppo la spia del modo di pensare non solo di Rodotà ma di una parte importante delle classi dirigenti italiane. Se il significato di queste considerazioni non vi è chiaro, permettetemi di spiegarle. Rodotà rivendica un programma politico in cui una casta di mandarini illuminati decide cosa i cittadini possono fare e cosa no, almeno in campo economico. La sua lettura della situazione italiana, che non è affatto isolata ed è al contrario assai diffusa, è che il principale problema sta in un ecceso di libertà economica, che permette a tutte le peggiori nefandezze di esplicarsi. Per rimediare a tale situazioni, gli illuminati giuristi devono scrutare con attenzione le linee sottili che, a loro insindicabile giudizo, non vanno varcate, facendole diventare autentiche ed impenetrabili barriere.