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L'angolo della posta. Si possono criticare le vacche sacre?

12 commenti (espandi tutti)

Il tono di questo blog e' uno dei pregi, e se qualche volta e' piu' feroce del mio livello ottimale di ferocia, che ci posso fare? E' parte del pacchetto.

Cerco pero' di contribuire costruttivamente al dibattito nella speranza che il Sig. Rodota' legga anche cose scritte da altri.

Una posizione forse piu' difendibile - una linea meno sottile - e' la seguente: non si puo' scommettere sulla vita di terzi. Da questo ne segue che i "survival bonds" sono inaccettabili, se la loro rendita dipende da persone con un nome e un cognome - non importa quante.  Ne segue anche, pero', che le polizze vita non potrebbero essere trasferibili, e qui e' ovvio che la linea sottile definita dal Sig. Rodota' va in fumo. La questione e' spinosa (spinoza)?

Generalmente i contratti di assicurazione non sono trasferibili. Ci sono vari requisiti legali che distinguono un contratto di assicurazione da una scommessa, e due di questi sono l'esistenza di un "insurable interest" e di "utmost good faith". (Non ci provo a tradurli in italiano; chi conosce i termini tecnici in Italiano e' il benvenuto a condividerli con il lettore). Per esempio, non posso assicurare la TUA casa contro il fuoco. Questo per varie ragioni, ma immagino che la principale sia evitare la possibilita' che un individuo disonesto assicuri le cose (altrui) che intende bruciare.

Perche' invece la polizza vita e' trasferibile? Beh - intanto e' difficile stabilire l'insurable interest perche' l'assicurato e' anche l'oggetto dell'assicurazione. Percio', se l'assicurato passa a miglior vita, i soldi devono per forza andare a qualcun altro. Questo da sempre ha creato incentivi all'omicidio (o altre piu' sottili e piu' realistiche forme di crimine troppo complicate per essere spiegate qui), ma il legislatore ha stabilito che il beneficio sociale di permettere l'assicurazione sulla vita e' abbastanza grande da permettere una deroga al principio dell'insurable interest. Inoltre, la buona fede e' presunta - a nessuno piace uccidere o bruciare case, ma dovendo scegliere, penso che nessuno di noi scelga la prima. In altre parole, l'assicurazione sulla vita non crea azzardo morale come quella sull'incendio.

Certo, trasferire il beneficio della polizza al consorte o ai figli e' una cosa, trasferirlo a chiunque e' un'altra. Il legislatore (almeno in USA) non e' stato abbastanza preciso su questo punto e la materia ora come ora e' regolata da una sentenza del 1911 della Corte Suprema (Grigsby vs. Russell).

Con questa premessa, mi permetto di fare due osservazioni. Primo, il beneficio sociale di creare "survival bonds" e' grande. Il "rischio di longevita' " e' un rischio macroeconomico ben definito, e bond del genere permetterebbero di avere pensioni piu' sicure per la gente comune. Dove, come in USA, la maggior parte della pensione viene da risparmio privato, chi vuole essere sicuro di avere un reddito fino alla fine dei propri giorni puo' convertire i propri risparmi in un vitalizio. Il rischio di longevita' implicito in questo vitalizio e' interamente assorbito da chi paga e riceve i vitalizi, mentre cosi' potrebbe essere distribuito verso altri soggetti che sarebbero piu' in grado di sopportarlo.

E' possibile pero' - secondo - che le vite di questi 500 anziani siano la chiave a guadagni di entita' stratosferica per chi si assume il rischio di longevita' (gli investitori). Un giorno, qualcuno potrebbe avere l'incentivo ad avvelenare il pozzo a cui questi anziani attingono acqua, e facilitarne la dipartita. Scenario poco realistico, senza dubbio, ma non impossibile. Come per le polizze vita trasferibili, e' probabile che altri schemi piu' complicati ma ugualmente inaccettabili siano possibili. Se si ritiene che questa considerazione sia piu' importante della precedente, si dovrebbero vietare sia i survival bond nominali, sia la trasferibilita' di polizze vita a persone al di fuori della famiglia in senso stretto, secondo il principio di cui sopra che non si puo' scommettere sulla vita di terzi. Poi, pero', i titolari di polizze vita che vogliono sbarazzarsene non potrebbero venderle a terzi, e per esempio lo Stato dovrebbe imporre alle compagnie assicurative di ricomprarle a condizioni prestabilite o simili.

Cosi', a naso, io sono a favore dei survival bond. Non li trovo ne' piu' scandalosi ne' meno utili dei bond indicizzati all'inflazione, un altro strumento fondamentale per favorire una migliore gestione del rischio macroeconomico (in questo caso di inflazione). Certo, chi ha fortuna coi BTP€i sta guadagnando mentre un nonnetto che aveva BTP tradizionali vede i risparmi di una vita erosi dall'inflazione... ma che ci possiamo fare? D'altro canto, e' buona cosa fermarsi e riflettere se non possiamo trovare un altro modo per ottenere lo stesso obiettivo (diversificare il rischio di longevita') senza dover scommettere sulla vita di persone con nome e cognome.

E' possibile pero' - secondo - che le vite di questi 500 anziani siano la chiave a guadagni di entita' stratosferica per chi si assume il rischio di longevita' (gli investitori). Un giorno, qualcuno potrebbe avere l'incentivo ad avvelenare il pozzo a cui questi anziani attingono acqua, e facilitarne la dipartita.

Questo non si esclude possa essere la strada che uno Stato in difficoltà persegue per alleggerire le uscite previdenziali. Conosce nome e cognome di ogni percettore di prestazioni previdenziali.  Incassa i contributi e paga le pensioni. Per questo possiamo sostenere che nelle pensioni c'è un problema etico?

Haha certo che c'e' un problema etico quando chi paga le pensioni e' lo stesso che decide l'accisa sul tabacco. A proposito, c'era un romanzo bellissimo di Asimov (Paria dei Cieli) in cui, tra le altre cose, i cittadini erano forzati all'eutanasia al raggiungimento dei 60 anni.

Comunque - se proprio vogliamo spaccare il capello - sono due cose diverse. Tutti i contratti intertemporali, non solo le pensioni, creano un incentivo a sbarazzarsi della controparte. Questo e' inevitabile. Ma il problema e' diverso perche' e' una parte del contratto che si sbarazza dell'altra. C'e' una certa cavalleria insomma. Mentre, un contratto che crea l'incentivo a sbarazzarsi di terzi - eh, quello e' un passo piu' in la'.

Haha certo che c'e' un problema etico quando chi paga le pensioni e' lo stesso che decide l'accisa sul tabacco.

però in termini di spesa complessiva, ti costa di più curare i malati di cancro che dare le pensioni

A proposito, c'era un romanzo bellissimo di Asimov (Paria dei Cieli) in cui, tra le altre cose, i cittadini erano forzati all'eutanasia al raggiungimento dei 60 anni.

però in quello o in Logan's Run il problema era la scarsità assoluta di risorse, non c'era nessun" incentivo" a sopprimere le persone in alternativa a un'altra politica, tipo aumentare la produttività o l'età pensionabile. 

però in termini di spesa complessiva, ti costa di più curare i malati di cancro che dare le pensioni

Penso proprio di no:

Over the course of the study, the average cost for treating a lung cancer patient went up $7,139, to an average of $39,891.

però in termini di spesa complessiva, ti costa di più curare i malati di cancro che dare le pensioni.

Un attimo: la spesa per curare un caso di cancro sale ma le possibilità di successo pure.

Quindi alla fine se la cura ha successo (mettiamo al 50%) ti ritrovi sia la spesa per la cura sia la pensione da erogare, grazie al successo sanitario, che come sappiamo comporta inevitabilmente l'appuntamento della stessa persona con un nuovo caso sanitario da gestire.

... si scontra con una tremenda contraddizione. Tanto meglio funziona, tanto più malattie gravissime vengono guarite o almeno curate, tanto più cresce il numero di pazienti che sopravvivono e possono quindi ammalarsi di nuovo. Chi muore di TBC a 25 anni non si ammalerà di tumore alla prostata a 70. E ovviamente più avanzate sono le cure, più salgono i costi, e alla fine in ogni caso tutti muoiono. Tutto questo genera immensa frustrazione fra coloro che cercano di gestire un sistema sanitario.

 

Per quanto ne so l'unica soluzione fu trovata da Santa Madre Teresa si Calcutta che più che il premio Nobel per la pace avrebbe meritato quello per l'economia: 

"Le persone portate all'ospizio venivano assistite e avevano, nel caso, la possibilità di morire con dignità secondo i riti della propria fede: ai musulmani si leggeva il Corano, agli indù si dava acqua del Gange, e i cattolici ricevevano l'estrema unzione[9]. "  come vedete si tratta di interventi semplice e molto a buon mercato, ed alla fine ti fanno pure beata...

Chi muore di TBC a 25 anni non si ammalerà di tumore alla prostata a 70. 

però chi non muore di TBC a 25 anni lavora fino a 65-68 e mette soldi nel sistema sanitario e pensionistico. 

Anche chi sopravvive a una malattia grave con una qualità della vita decente costa meno in termini di assistenza di uno totalmente invalido



abbiamo risolto sia i problemi della sanita' che la spesa per pensioni. Per l'educazione pure. 

Grande commento! Mi aspettavo che questo thread finisse "banalmente" con la riscoperta dell' eugenetica e della Rupe Tarpea ma con questo colpo di classe siamo andati oltre ;-)

Comunque ci aveva gia pensato Stan lee con Thanos fautore del "totale genocidio stellare", un' economista geniale sebbene poco ortodosso :-D

Grazie

Mattia Landoni 17/2/2012 - 16:59

Apprezzo i commenti di tutti su cancro, pensioni ed eutanasia. Era soltanto una battuta off-topic, nel caso qualcuno si fosse sentito offeso.

r.

tizioc 17/2/2012 - 12:56

Ma il problema e' diverso perche' e' una parte del contratto che si sbarazza dell'altra. C'e' una certa cavalleria insomma. Mentre, un contratto che crea l'incentivo a sbarazzarsi di terzi - eh, quello e' un passo piu' in la'.

Non direi proprio, anzi: il terzo ha il non trascurabile vantaggio di poter dimostrare che non ha nulla a che fare con la persona su cui scommette.  Non ha neanche bisogno di sapere chi è (certo può darsi che lo debba sapere se sorge una controversia di qualche tipo, ma in tal caso la scommessa non è più operativa).  E in ogni caso sobbarcandosi il rischio elimina l'incentivo che originariamente gravava sull'assicuratore, il quale in molti casi deve contrattare con la controparte, accertarsi che sia rispettato il principio indennitario etc.  Quindi sembra che una "scommessa" di questo tipo sia eticamente preferibile allo stesso contratto di assicurazione, perché banalmente il rischio che qualcuno venga accoppato per risparmiare sul vitalizio si riduce.