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Uno spettro si aggira per l'Europa (e per l'Italia): l'abuso del diritto

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Il buon senso richiederebbe che, a parità di aliquota, l'IVA a credito debba essere sistematicamente inferiore dell'IVA a debito, altrimenti non c'è valore aggiunto.

Vi sono alcune situazione in cui i beni venduti sono soggetti ad aliquote agevolate mentre quelli acquistati sono soggetti prevalentemente ad aliquota ordinaria. In tali casi, ben noti all'Agenzia delle entrate si creano dei crediti d'imposta fisiologici. Ad esempio il costruttore che vende 'prime case' soggette ad IVA al 4% avrà sicuramente un credito IVA (mentre l'agenzia delle entrate andrà a controllare che l'acquirente abbia effettivamente diritto all'agevolazione). Più difficile che si formi un credito d'imposta quando vende con IVA al 10%.

La sostanza è che quando una azienda che produce beni  non soggetti ad IVA agevolata chiede il rimborso di un sostanzioso credito d'imposta c'è puzza di bruciato.