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Uno spettro si aggira per l'Europa (e per l'Italia): l'abuso del diritto

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da Iva news

Abuso del diritto e detrazione dell'Iva secondo la Corte UE

diRenato Portale

 

In anteprima da Iva news n.20/2011

Secondo i giudici del Lussemburgo, anche se in linea di principio la detrazione non può essere negata in quanto si comprometterebbe la “neutralità” dell’imposta, la presenza di pratiche abusive (se accertate) non dà la possibilità di recuperare l'IVA pagata a monte.
La questione sottoposta alla Corte di Giustizia nasce da una controversia che vede contrapposte una società con sede nella Repubblica Slovacca e l'amministrazione fiscale del suo Paese. Con una sequenza ravvicinata di atti, alcune società, rappresentate tutte dal medesimo soggetto, procedevano in primo luogo alla richiesta di registrazione di un’invenzione industriale e, successivamente, una rivendeva all'altra la propria quota di comproprietà del brevetto.

L'operazione veniva assoggettata ad imposta, ma l'IVA non veniva versata dalla società cedente che, compiuta l’operazione, veniva sciolta senza liquidazione.
La società acquirente portava in detrazione l'imposta pagata ma il credito veniva negato dall’Autorità fiscale competente. Dopo una serie di decisioni tutte favorevoli al fisco slovacco, la controversia arriva alla Corte Suprema che decide di sospendere il giudizio e porre ai giudici della Corte UE alcune questioni pregiudiziali.

La decisione dei giudici comunitari - La Corte esamina la natura dell’operazione posta in essere dall’operatore, confermando quanto già precisato in precedenti decisioni: ogni operazione economica, sino allo stadio del commercio al minuto e, quindi, sino al passaggio del bene o del servizio al consumo finale, deve essere considerata soggetta ad imposta a prescindere dalle finalità o dagli scopi. Anche le operazioni "economiche" di natura elusiva, quindi, devono essere assoggettate
a IVA. Il diritto alla detrazione dell'IVA assolta a monte è la necessaria conseguenza del principio dei neutralità dell'imposta. Il sistema dell'IVA, basato sulla rivalsa e la detrazione deve sollevare interamente l’imprenditore dall’onere dell’imposta dovuta o pagata nell’ambito di tutte le sue attività economiche, garantendo così la perfetta neutralità fiscale.

Tale principio, però, non può essere usato in maniera "abusiva", per privare l'erario delle entrate fiscali, cosa che si verifica nel momento in cui cessionario o committente chiede la detrazione o il rimborso dell’IVA che il cedente o prestatore fornitore non ha versato all'erario.

IVA non versata dal fornitore e detrazione - In ordine al fatto esaminato la Corte non si esprime direttamente ritenendo che “compete al giudice del rinvio valutare tutte le circostanze pertinenti di tale causa per determinare se, in considerazione della giurisprudenza sopra ricordata, ai fini dell’IVA, un’operazione come quella [esaminata] possa essere considerata come rientrante in una pratica abusiva. Dette circostanze sono caratterizzate in particolare dal fatto che l’invenzione di cui trattasi non ha ancora dato luogo alla registrazione di un brevetto, che il diritto connesso a tale invenzione è detenuto da diverse persone che per la maggior parte sono stabilite al medesimo indirizzo e sono rappresentate dalla medesima persona fisica, che l’IVA dovuta a monte non è stata versata e che la società che ha ceduto la quota di comproprietà è stata sciolta senza liquidazione”.

Tuttavia essa fornisce al giudice nazionale alcuni elementi per orientarlo nella sua decisione. In particolare, la Corte conferma che l’accertamento di una pratica abusiva in materia di IVA presuppone per un verso che le operazioni esaminate, nonostante la corretta applicazione formale delle condizioni previste dalle direttiva e della legislazione nazionale, comportino l’ottenimento di un vantaggio fiscale la cui concessione risulterebbe contraria all’obiettivo perseguito da dette disposizioni e, dall’altro, che da un insieme di elementi oggettivi risulti che lo scopo delle operazioni di cui trattasi si limita unicamente all’ottenimento di tale vantaggio fiscale.
Come si vede, gli elementi dell’abuso sono essenzialmente i seguenti:
i. rispetto (apparente) della forma, (attraverso cui si ottiene…)
ii. un risultato contrario alle disposizioni della direttiva (tenendo conto dell’atteggiamento dell’operatore che pone…)
iii. come unico obiettivo il raggiungimento del vantaggio altrimenti negato.

Abuso del diritto e frode fiscale - L’abuso del diritto, così come delineato dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia, si differenzia nettamente dalla frode fiscale. In questo caso, infatti, le norme non vengono semplicemente aggirate, ma palesemente infrante, con un disegno, normalmente preordinato, di raggiungere non il risparmio ma il guadagno dell’imposta, sotto forma di danno erariale. Nella sentenza in esame questo aspetto non è chiaramente delineato, ma si può evincere dalle indicazioni date al giudice nazionale al quale è stata rimessa la questione.
Tale giudice, infatti dovrà tenere conto che:
1) il diritto ceduto (la quota di comproprietà industriale di un’invenzione) non aveva ancora dato luogo alla registrazione di un brevetto;
2) il diritto connesso a tale invenzione era detenuto da diverse persone che per la maggior parte erano stabilite al medesimo indirizzo ed erano rappresentate dalla medesima persona fisica;
3) l’IVA dovuta a monte non era stata versata dalla società cedente;
4) la medesima società che aveva ceduto la quota di comproprietà era stata sciolta senza liquidazione.
Tutte circostanze che sembrano descrivere un comportamento fraudolento, piuttosto che un abuso di diritto, almeno secondo la costruzione effettuata dalla giurisprudenza comunitaria.

E' il caso Tanoarch, da me linkato nell'articolo.

E' il caso Tanoarch, da me linkato nell'articolo.

Secondo la tua personale opinione era evasione o elusione?

Secondo la mia opinione (è gratis, se vuoi buttala) è truffa. Organizzi un giro di società, tutte a te riconducibili, fra di loro si detraggono l'IVA, tranne la prima che chiude senza versare le tasse è una truffa bella e buona.

D'altronde in Italia siamo un pelino avanti e questo tipo di truffe, perchè, ripeto, è innanzitutto una truffa, e dopo evasione, e mai elusione, sono organizzate che la prima emettitrice è una società intestata a un extracomunitario senza né arte né parte, in modo che non sia riconducibile all'ultimo soggetto beneficiario del giro.

 

 

La sentenza della CGUE non prende posizione. Sarà il giudice del rinvio a decidere se c'è stato o no abuso del diritto.

La sentenza è citata perchè al § 51 riconferma il principio espresso nelle precedenti sentenze.

Queste le conclusioni della sentenza:

1)      Un soggetto passivo può, in linea di principio, avvalersi del diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto versata o dovuta a monte per una prestazione di servizi effettuata a titolo oneroso, laddove il diritto nazionale applicabile consenta la cessione di una quota di comproprietà di un’invenzione che conferisce un diritto su quest’ultima.

2)      Compete al giudice del rinvio accertare, tenuto conto di tutte le circostanze di fatto che caratterizzano la prestazione di servizi di cui trattasi nella causa principale, l’esistenza o l’insussistenza di un abuso di diritto per quanto riguarda il diritto a detrazione dell’imposta sul valore aggiunto versata a monte.

 

Il buon senso richiederebbe che, a parità di aliquota, l'IVA a credito debba essere sistematicamente inferiore dell'IVA a debito, altrimenti non c'è valore aggiunto.

Vi sono alcune situazione in cui i beni venduti sono soggetti ad aliquote agevolate mentre quelli acquistati sono soggetti prevalentemente ad aliquota ordinaria. In tali casi, ben noti all'Agenzia delle entrate si creano dei crediti d'imposta fisiologici. Ad esempio il costruttore che vende 'prime case' soggette ad IVA al 4% avrà sicuramente un credito IVA (mentre l'agenzia delle entrate andrà a controllare che l'acquirente abbia effettivamente diritto all'agevolazione). Più difficile che si formi un credito d'imposta quando vende con IVA al 10%.

La sostanza è che quando una azienda che produce beni  non soggetti ad IVA agevolata chiede il rimborso di un sostanzioso credito d'imposta c'è puzza di bruciato.