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Uno spettro si aggira per l'Europa (e per l'Italia): l'abuso del diritto

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D&G si lamentano e accusano l'Italia di latrocinio. E minacciano di abbandonare il paese (e qualcuno risponde «Prego la porta è aperta»).

E' utile provare a chiarire come stanno le cose.

Sorprendentemente, il marchio D&G apparteneva in comproprietà alle persone fisiche D&G.

D&G possiedono la D&G srl, la quale controlla Dolce e Gabbana srl, licenziataria dei marchi con facoltà di sub-licenza. La società operativa è Dolce e Gabbana Industria spa, controllata da Dolce e Gabbana srl, sub-licenziataria dei marchi.

Viene allora costituita Dolce e Gabbana Luxembourg sarl, controllata dalla GADO sarl (posseduta da D&G persone fisiche). Queste due società hanno sede in Lussemburgo.

D&G persone fisiche cedono il marchio a GADO sarl per il prezzo di € 360.000.000.

GADO sarl concede i marchi in licenza a Dolce e Gabbana srl a fronte del pagamento di royalties determinate in percentuale sul fatturato.

I diritti sul marchio, quindi, sono percepiti non più da D&G persone fisiche ma da GADO sarl, lussemburghese. GADO sarl stipula con il governo di Lussemburgo un accordo per cui le imposte pagate sono pari alla percentuale fissa del 4%. Un bel risparmio, non c'è che dire. 

L'AF contesta a D&G, appunto, l'abuso del diritto e in particolare di avere ceduto il marchio a prezzo incongruo e allo scopo essenziale di trasferire redditi all'estero. L'AF, in particolare, contesta la natura di società estere delle due lussemburghesi. Per l'AF quelle due società sono in realtà due società italiane "esterovestite", perchè tutte le decisioni vengono prese in Italia. (E' curioso che non vi sia condivisione del valore del marchio: nel contratto di vendita è di 360 ml, secondo la stima di una società di consulenza vale 2,2 mld, secondo la Guardia di Finanza 550 ml, secondo l'AF circa 1,2 mld  - traggo questi dati da una nota di commento al provvedimento del GUP pubblicata in una rivista giuridica).

Tutto questo non basta, però, perchè a D&G, oltre all'elusione, viene contestato anche il reato di truffa ai danni dello Stato.

Il GUP di Milano però ritiene che le condotte elusive non hanno nè possono avere rilevanza penale tributaria (tanto più che l'AF non ha dimostrato che D&G hanno percepito un corrispettivo superiore a € 360.000.000) nè che si possa ravvisare il delitto di truffa ai danni dello Stato, non avendo D&G posto in essere alcun congegno artificioso (tutta l'operazione è il frutto, infatti, di atti realmente stipulati e le società recano nomi riconducibili chiaramente a D&G).

La Cassazione Penale annulla l'ordinanza del GUP e rinvia per la decisione a un nuovo GUP.

Si tratta, quindi, di due piani diversi: uno riguarda l'elusione, questione di natura tributaria, l'altro riguarda l'eventuale reato commesso. La prima non implica automaticamente il secondo. Il secondo presuppone la prima. E ogni questione corre su binari diversi: dell'elusione si discute in Commissione Tributaria, dell'eventuale reato in Tribunale.

I commenti agli strali di D&G su twitter si sprecano (ma non facevano meglio a star zitti, chi li consiglia?). Tutti li accusano di evadere il fisco e, sostanzialmente, di essere due delinquenti. E i giornali ci marciano.

Ma la Cassazione non ha detto che D&G sono colpevoli, ha solo annullato l'ordinanza ...

 

 

"D&G si lamentano e accusano l'Italia di latrocinio. E minacciano di abbandonare il paese (e qualcuno risponde «Prego la porta è aperta»)."

Sbaglio oppure D&G sono il sologruppo importante del settore della moda che ha mantenuto in Italia (a Legnano) sede sociale, design e produzione? Non gli ci vorrebbe molto a trasferirsi fisicamente a Lugano (mezz'ora di auto) insieme alla sede sociale ed al design (i disegnatori diventerebbero frontalieri, e pagherebbero anch'essi le tasse in Svizzera) e la produzione per esempio in Thailandia.