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Uno spettro si aggira per l'Europa (e per l'Italia): l'abuso del diritto

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Grazie della segnalazione, più tardi aggiusto tutto (anche alcuni links che non funzionano)

articolo condivisibile- tuttavia occorrono alcune precisazioni.

è previsto l'istituto dell'interpello, richiesta di parere al'agenzia delle entrate, strumento che viene utilizzato frequentemente in caso di operazioni complesse.

per quanto riguarda la donazione dal padre al figlio con successiva vendita dell'immobile la fattispecie è relativa agli anni precedenti al 2006. successivamente il legislatore ha modificato la norma impedendo non la donazione ma il beneficio fiscale e la giurisprudenza ritiene che si tratti di norma interpretativa. Quindi è evidente che si trattava di un comportamento "furbo" 

per quanto rigurda l'affermazione di Ponzellini e di report: "dal punto di vista tributario finirà con una transazione e la banca ci guadagnerà comunque" non è molto esatta in quanto il presupposto di report "ho quadagnato 700 m. e ne pago solo 300 presuppone che tutto l'utile conseguito vada al fisco.

avremmo una aliquota del 100% e non attorno al 30% (ires + irap)     

A parte il fatto che è discutibile che tale operazione, oggi, non sia più possibile (non posso entrare in dettagli in questa sede) è proprio il parlare di "comportamento furbo" che non convince. 

O il fisco dimostra che quella donazione è fittizia (o, il che è lo stesso, che è il genitore ad avere incassato il prezzo del  vendita) oppure l'operazione integra un lecito risparmio di imposta.

Colpire il contribuente argomentando dal fatto che "ha fatto il furbo" significa che costui deve sempre scegliere l'operazione negoziale più onerosa. Il che non è ammissibile.

 

Purtroppo e' ancora peggio.

La conseguenza come scrivevi e' l'incertezza del diritto, che si tramuta di fatto in una forma di strisciante incertezza operativa, non sei mai al 100% sicuro di aver scelto la via giusta, non e' sempre chiaro quale sia la via "sicura".

E' un approccio mi si perdoni il termine forte di tipo "mafioso"

 

Purtroppo e' ancora peggio.

La conseguenza come scrivevi e' l'incertezza del diritto, che si tramuta di fatto in una forma di strisciante incertezza operativa, non sei mai al 100% sicuro di aver scelto la via giusta, non e' sempre chiaro quale sia la via "sicura".

E' un approccio mi si perdoni il termine forte di tipo "mafioso"

Non c'e' bisogno di scomodare la mafia: l'incertezza e la negoziabilita' del diritto corrisponde proprio alla tradizione giuridica italiana, non a caso esemplificata con espressioni riassuntive e ben caratterizzanti come "la legge di applica ai nemici e si interpreta per gli amici", e "Italia, terra di leggi draconiane temperate dalla generale inosservanza". Questa evoluzione della Cassazione italiana e' in linea con le tradizioni italiane, spiace poi che ci sia anche un disdicevole inizio di italianizzazione dell'Europa.

Un altro problema, parallelo, e' l'evoluzione in atto in quasi tutti gli Stati occidentali moderni, verso livelli di intermediazione dell'ordine del 50% del PIL. Secondo me questi livelli di intermediazione iniziano ad essere incompatibili con un sistema di legge liberale e garantista incentrato sulla protezione dell'individuo dallo Stato.  In Italia tale sistema di legge liberale non e' mai esistito e la legge e' stata storicamente sempre brandita dal potere (Stato ed elites) contro il cittadino comune.  Ma anche nei Paesi dove un sistema legale liberale si era sviluppato storicamente esiste secondo me il rischio di che il sistema legale liberale si trasformi sempre piu' in un sistema illiberale statalista al servizio delle esigenze dello Stato e primariamente del Fisco, contro il cittadino comune.

Non mi stupisce che la Cassazione italiana sia all'avanguardia in questa ulteriore degenerazione del diritto, ma mi addolora vedere che anche Paesi piu' civili mostrano inclinazioni simili.