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Fassina, leggi Krugman

35 commenti (espandi tutti)

Su Vincenzo, non pensavo che una frase come questa

A me pare che per chi ha voglia ci siano parecchie piu' opportunità rispetto a 20 anni fa, thank God.

meritasse una risposta seria. Le maggiori opportunita' le vedi davvero solo tu, visto che la mobilita' sociale in Italia e' ai minimi storici, e che una grande parte dei nuovi assunti si deve accontentare di lavori precari e sottopagati (ed e' ovvio come in maggioranza contratti precari non vengano utilizzati per favorire la flessibilita' ma piuttosto per ridurre il costo del lavoro).

Nel parlare dei consumi, ti dimentichi casualmente di menzionare la voce abitazione. La possibilita' di acquistare una propria abitazione si e' incredibilmente ridotta rispetto a 20 anni fa per chiunque non goda di un consistente appoggio familiare (e qui ritorniamo al problema della mobilita' sociale), e gli affitti nelle grandi citta' (dove guarda caso c'e' il lavoro) sono al limite dell'insostenibile per gli stipendi della maggioranza dei neo assunti.

E guarda bene che ad essere enormemente piu' basso in Italia rispetto a Francia, Germania o UK e' il costo del lavoro complessivo (quello che tu dipendente costi al datore di lavoro), non solo lo stipendio netto. Dati alla mano, la pressione fiscale in Francia e' addirittura maggiore che in Italia, ma gli stipendi sono piu' alti. Certo, il costo del lavoro dipende dalla sua produttivita', ma sarebbe il caso di domandarsi perche' la produttivita' in Italia sia tanto bassa, ovvero perche' l'imprenditoria italiana sia cosi' polarizzata su attivita' a basso valore aggiunto.

Infine, visto che abbiamo scelto di sotto-investire nell'istruzione rispetto ad altri paesi europei, un sacco di giovani (guarda caso, mediamente chi nongode di una famiglia culturalmente in grado di integrare l'offerta formativa) non sviluppano capacita' adeguati ad un mercato del lavoro maggiormente competitivo (o "turbolento" come qualcuno ama definirlo), ne tantomeno le capacita' innovative necessarie per fondare attivita' imprenditoriali ad alto valore aggiunto. 

Un fenomeno inevitabile come la globalizzazione sta evidentemente pesando molto, ma mi sembra evidente che le classi piu' svantaggiate stiano anche (o soprattutto) scontando le scelte miopi (o interesate) fatte negli ultimi decenni dalle elites imprenditoriali e politiche, e che chiedergli di sostenerne quasi esclusivamente il peso negativo (o rifiutare l'evidenza che questo stia accadendo) sia miope e sbagliato.

ma sarebbe il caso di domandarsi perche' la produttivita' in Italia sia tanto bassa, ovvero perche' l'imprenditoria italiana sia cosi' polarizzata su attivita' a basso valore aggiunto.

Qui ho due ipotesi, che non si escludono a vicenda ma si sommano.

La prima è che per produrre beni ad alto valore aggiunto occorre avere manodopera adeguata, professionalmente preparata e questa scarseggia. Non è inesistente ma è poca e tra la poca che c'è la migliore tende ad andare all'estero. Problema quindi di errate scelte di orientamento professionale e di scarsa qualità nella formazione. Servono anche capitali per gli investimenti in macchinari, e anche questi latitano. Preferiscono rischiare in altri lidi.

La seconda è relativa all'eccessivo peso delle microimprese in Italia, perché come è anche ovvio minore è il numero di dipendenti, minore la produttività (salvo rarissime eccezioni che non è il caso di considerare e non si verificano in Italia). La maggior produttività (valore aggiunto al costo dei fattori diviso addetti - pagati e non) si registra nelle grandi imprese e cala via via con le medie, piccole e micro. Da noi le micro sono ... vado a memoria ... il 96% del totale ed impiegano 1/3 circa della manodopera (numeri meno spannometrici a richiesta) ed in quelle imprese è anche basso il salario medio (nel senso che in una grande impresa guadagni dal 20 al 30% di piu, cosa ovvia se leghi il salario alla produttività. Quindi la manodopera qualificata tenderà ad andare verso le grandi aziende, che possono permettersi di pagare stipendi maggiori. Ergo le tante piccole e medie aziende italiani galleggiano tipicamente con lavorazioni a basso valore aggiunto. Riconosciute le dovute eccezioni che confermano la regola.

 

 

occorre avere manodopera adeguata, professionalmente preparata e questa scarseggia. Non è inesistente ma è poca e tra la poca che c'è la migliore tende ad andare all'estero

Com' era quella cosa del "if you pay peanuts..." :-)

Aggiungerei che le piccole imprese hanno tendenzialmente meno soldi da investire in R&D e fanno più fatica ad adeguarsi a normative e certificazioni varie, questo ovviamente aumenta il gap con i concorrenti stranieri sui prodotti a valore aggiunto.

 

La prima è che per produrre beni ad alto valore aggiunto occorre avere manodopera adeguata (...)

Appunto, ma in italia abbiamo scelto di sotto-investire nell'istruzione. E non c'e' indicazione che si voglia invertire la china, anzi.

La seconda è relativa all'eccessivo peso delle microimprese in Italia

Ancora d'accordo, anche se bisogna notare che anche la media e grande industria italiana non eccedono certo in innovazione. Un esempio su tutti la Fiat, che infatti soffre le pene dell'inferno perche non fa modelli nuovi. Ma per l'appunto mi sembra che questo abbia poco a che fare con lo statuto dei lavoratori, a meno che tu non voglia sostenere che le imprese restano micro soprattutto per non superare la fatidica soglia dell'articolo 18. Se no uno dovrebbe poi spiegare come mai in un paese con protezioni altrettanto forti come la Francia le microimprese incidano di meno...

In francia le protezioni sono universali oppure calibrate su una determinata soglia occupazionale?
E' una domanda vera, nel senso che non lo so.

Ma se sono universali, come vagamente immagino, ecco la probabile risposta.

In francia le protezioni sono universali oppure calibrate su una determinata soglia occupazionale?
E' una domanda vera, nel senso che non lo so.

Ho cercato di rispondere sotto. Sulla soglia non sono sicuro, ma i contratti di prova (nouvelles embauches mi pare) che hanno due anni prima di trasformarsi in contratti a tempo indeterminato, sono limitati alle imprese sotto i 20 dipendenti. In Germania invece la soglia per il diritto di reintegro oscilla tra i 5 ed i 10 dipendenti.

anche la media e grande industria italiana non eccedono certo in innovazione

Questo "decadimento" è però recente (post anni 80...ad occhio) prima la Fiat, ma anche la Piaggio, la Benetton, la Ferrero sono state aziende innovative nei prodotti e nel marketing.

Questo "decadimento" è però recente (post anni 80...ad occhio) prima la Fiat, ma anche la Piaggio, la Benetton, la Ferrero sono state aziende innovative nei prodotti e nel marketing.

Beh, sono comunque gia' 20-30 anni. Comunque anche gli stipendi di una grande impresa come la Fiat sono molto piu' bassi dei livelli dell'industria automobilistica francese o tedesca.

Quando prima del noto referendum sindacale Marchionne e' andato in TV promettendo, in cambio del si', un adeguamento salariale verso le condizioni francesi o tedesche, io come molti ho pensato che potesse essere la strada giusta. Hanno vinto i si', ma mi sembra proprio che la Fiat non stia cercando di mettersi nelle condizioni per rispettare le promesse fatte, visto che si ostina a continuare a produrre modelli scarsi e/o a basso valore aggiunto (e infatti sta perdendo quote di mercato). Degli investimenti promessi neanche l'ombra, mentre ora Marchionne cerca di spostare l'asticella piu' in la' attaccando i contratti collettivi ed il diritto di reintegro, tutte cose presenti nel modello tedesco o francese a cui, parole sue, dovevamo aspirare. Ci sarebbe da trarne qualche amara conclusione.

A me risulta che il 98% circa delle imprese europee (UE) siano classificate SME (small and medium enterprises). Il problema dovrebbe essere comune ...

Può essere ma anche no!
Il "98% delle imprese a livello europeo" non ci dice che percentuale di piccole abbiamo in Italia.

Il dato in percentuale tende ad ingannare.

Provo a spiegarmi con un esempio cretino (me lo perdoni): immaginiamo di avere 10000 imprese idrauliche 9800 individuali e 200 formate da 1000 lavoratori l'una. Le 200 con 1000 operai l'una si occupano del fabbisogno di Germania, Francia ecc, le 9800 individuali sono tutte in Italia. La statistica direbbe che l'Europa ha il 98% di imprese individuali nel settore.

Insomma bisogna vedere nel dettaglio quante medie e quante piccole ed in che settori prima di tirar le somme (però, "a naso" tendo a pensarla come Francesco Forti)

No, sono ben distribuite, anche se non in modo perfettamente omogeno.

Le differenze sono piccole ma significative.

Molto probabilmente ci sono in alcune condizioni quadro che favoriscono la crescita di mico e piccole altre condizioni che invece ostacolano questa crescita.

Discorso simile per la produttività. Ho preso i dati 2008 perché nel database sono piu' facili da gestire (altrimenti per 2009 e 2010-11 dovrei fare centinaia di operationi per trasferire i dati in una visione unica) Qui facendo 100% la produttività delle large (>250) si vede la produttività di micro, small e medium-sized. In Italia è meno della metà e le micro avete visto quante sono. È chiaro che in Italia la produttività media nazionale è bassa e stagnante. Da notare che pero' lo stipendio nelle micro non è la metà ... è piu' elevato, proporzionalmnte (come quota del valore aggiunto) ma .... non vorrei portare il tutto troppo fuori tema.

 

2008 micro small medium-sized SMEs large total
Svezia 67.0% 69.3% 81.5% 71.9% 100.0% 82.1%
Austria 60.1% 68.9% 91.8% 72.0% 100.0% 81.2%
Regno unito 78.7% 79.1% 99.2% 84.6% 100.0% 91.5%
Francia 72.6% 76.7% 82.3% 76.5% 100.0% 85.5%
Germania 67.1% 68.8% 83.5% 73.0% 100.0% 83.7%
Italia 46.9% 71.9% 87.4% 59.8% 100.0% 67.4%
Spagna 48.1% 64.6% 80.1% 59.6% 100.0% 68.4%
Olanda 58.7% 86.3% 110.0% 80.3% 100.0% 86.7%

Interessante. Sembrerebbe quindi che una medio/piccola non sia "obbligata" ad avere una bassa produttiva dalle sue dimensioni, sono altre le "variabili" in gioco. Devo rivedere i miei pregiudizi !

PS

A proposito: chiedo agli amministratori di cancellare al più presto questi commenti. Prima che mia moglie li legga (lei ha sempre sostenuto che una piccola azienda può comunque rimanere competitiva, mentre io sostengo il contrario :-) )

In effetti "micro" è già un concetto generico. Se per esempio la metà delle micro fosse costituita aziende individuali con un solo addetto (il titolare) è chiaro la produttività è diversa da quando sono in media tutti 4o 5 dipendenti. Non è che per forza una micro sia improduttiva (dipende da cosa si occupa e dal contesto innovativo che ha intorno) ma è per forza di cose meno produttiva delle large. Le uniche eccezioni che o trovato sono in norvegia e danimarca, per le micro aziende che si occupano della parte estrattiva di prodotti energetici.

Fatta 100% la produttività 2008 delle large UE27, abbiamo:
Micro 54.3% Small 70%, Medie 81.3%. La produttività nazionale appare essere il 77% rispetto alle large da sole. Qeste le medie. Come vedi sopra l'Italia è sotto la media. Chiaramente micro e piccole possono essere piu' produttive se fanno rete insieme ed hanno un supporto locale di tipo universitario per l'innovazione tecnologica.

La bassa produttività delle micro puo acnhe essere dovuta alla presenza di finti contratti di lavoro fatti da P.IVA che nella realtà nulla sono che collaboratori/dipendenti?

Inoltre possono incidere le differenze nord/sud? E l'evasione fiscale?

Lo chiedo perché nelle piccole imprese del nordest si corre come matti e mi sembra strano questo dato.

Posso provare una risposta, una societa' piccola e' molto piu' flessibile e reattiva ma una societa' grande puo' "processare" molte unita' con relativamente meno input. Per es. un tempo era questo il motivo per cui i "carrozzieri" come Bertone e Pininfarina producevano versioni speciali mentre le grandi case si concentravano sulla produzione di massa. Poi venne Toyota e cambio' tutto ma questa e' un'altra storia.

Gianni il confronto è tra la produttività di aziende di dimensioni simili ma in paesi diversi. Il grafico postato sopra dice che le medio/piccole Italia sono molto meno produttive delle loro omologhe straniere

 

Gianni il confronto è tra la produttività di aziende di dimensioni simili ma in paesi diversi. Il grafico postato sopra dice che le medio/piccole Italia sono molto meno produttive delle loro omologhe straniere

basta che le straniere producano software e le italiane impaglino i fiaschi

Scusami allora. Non avevo capito. Per come la ricordo io l'Italia e' rimasta indietro sulle nuove tecnologie. Mi sai dire se il confronto e' a parita' di industria?

Nel database ci sono una sessantina di suddivisioni (tipi di aziende del secondario e del terziario) per cui con tempo e impegno è possibile fare ogni confronto.

Sicuramente il somerso distorce molte statistiche ma qui parliamo di valore aggiunto ufficliale e di unità lavorative ufficliali, stipendi e contributi. La statistica UE in questo caso divide il valore aggiunto ufficliale (al costo del fattori) per la somma di tutti gli addetti, sia stipendiati sia i titolari "non pagati" che poi prelevano dagli utili. se non fossero conteggiate spese di personale "in nero" la produttività sarebbe piu alta. Se è piu' bassa vuol dire che forse si dichiara meno valore aggiunto.

Ritengo che si siano due ordini di fattori.

Il primo, costante in tutti i paesi, vede la produttività elevata di grandi complessi strutturati in modo che migliaia di addetti facciano il loro lavoro, specializzato. Nelle piccole e micro invece poche persone cercano di fare un po' di tutto (soprattutto per spendere meno in caso di crisi) e quindi mi sembra evidente che non si puo' avere la stessa produttività. Se oltre al proprio core business uno fa di tutto (sito internet, contabilità, pulizie, la fatturazione, la pubblicità, ..) non puo' pretendere una produttività stratosferica.

Il secondo riguarda il contesto quadro in cui l'impresa è inserita (non solo EU quindi ma Italia, Veneto, Sicilia, ... Trento) e le lavorazioni che fa. Come dicevo, in norvegia e danimarca ci sono microimprese con una produttività elevatissima (evidentemente sono microimprese che gestiscono singoli pozzi e piccole minere) ma noi cosa produciamo - quanto a valore aggiunto - rispetto a quanto sanno produrre i vicini?

 

Lo chiedo perché nelle piccole imprese del nordest si corre come matti e mi sembra strano questo dato.

 

la produttività non si fa correndo ma facendo bene prodotti di qualità.

il benzinaio sulla MI-CO corre come un matto ma produce poco v.a.

Picasso poteva lavorare anche un'ora la settimana e realizzare una produttività altissima.

Aldo,non sono convinto della sua affermazione circa la produttività.

La produttività misura quanto produco in un ora di lavoro, il valore aggiunto dovrebbe dipendere dalle conoscenze incorporate nel prodotto servizio e si concretizza nella disponibilità del mercato a riconoscerlo.Picasso poteva realizzare un enorme valore aggiunto ma la produttività data da un'ora a settimana è pur sempre scarsa

La produttività misura quanto produco in un ora di lavoro il valore aggiunto è un altra cosa,dovrebbe dipendere dalle conoscenze incorporate nel prodotto servizio.Picasso poteva realizzare un enorme valore aggiunto ma la produttività data da un'ora a settimana è pur sempre scarsa.

credo che siano infiniti i metodi per misurare la produttività. Di solito si divide una cosa per qualche cosa d'altro. Non so perché tu proponga un criterio orario. Meglio un capolavoro da 1 miliardo all'anno, fatto i 6 giorni, oppure 3000 merdine fatte in 5 minuti ma che valgono insieme 10'000 euro al massimo?

Io penso che tra i tanti sistemi, il valore aggiunto diviso il numero di addetti non sia sbagliato, se sono addetti equivalenti (quindi un'unità standard che contiene il tempo).

Yes Francesco.

Ho usato quanto si produce in un ora lavoro,potevo usare quanto produce un addetto ecc

Il fatto dovrebbe essere che a parità di produttività ottengo più ricchezza netta producendo beni che incorporano alto valore aggiunto.L'impianto di merendine sfruttato al massimo produce una certa quantità di valore aggiunto il pittore sfruttato al massimo della capacità produttiva produce più ricchezza netta data dal suo talento e dalla sua capacità

Mi permetto di rispondere io:

l'esempio di Picasso è effettivamente fuorviante, ma è sacrosanto dire che la produttività non si fa correndo, si fa lavorando bene ed in modo organizzato.

Ad esempio, io lavoro per aziende tedesche: non corre nessuno, tutto è organizzato per avere la massima efficienza, se qualcosa da problemi si segnala e ci sono persone preposte a cercare una soluzione once and for all. Ognuno sa qual è la sua funzione ed esiste una procedura per ogni cosa.

In alcune aziende italiane che conosco si corre come matti senza nessuno che si mette a fare due conti costi/benefici con il risultato che lavorano di più, ma male e ottengono risultati inferiori, sia come qualità sia come guadagni. Certo poi ci possiamo vantare di essere flessibili e che "noi si che ci facciamo un culo" però...

Corrado,cerco di esprimere meglio ciò che intendevo dire.

 A mio parere è fuorviante identificare il concetto di produttività con quello di valore aggiunto.

Per esempio,se prendo Nutella e un'altra ipotetica impresa'Cioco Cream'che opera nello stesso settore con una stessa organizzazione del lavoro serve gli stessi mercati , clienti, utilizza gli stessi impianti,  processi produttivi, canali distributivi ecc.verosimilmente avrà la stessa produttività ma il valore aggiunto dubito che corrisponda appunto perchè il prodotto nutella ha un valore differenziale dato da risorse inimitabili dalla concorrenza che verosimilmente gli permette di aumentare il mark up e quindi il valore aggiunto 

ok, sono anche d'accordo (per questo dicevo che l'esempio di Picasso è fuorviante).

Io dico una cosa diversa (che mi è sembrato intendesse dire anche Aldo): correre "come matti" e "fare fatica" non significa automaticamente essere produttivi.

tu pensi alla produttività della linea di montaggio quella che si chiama efficienza

producendo qualità o un marketing efficace che permette di godere di prezzi maggiori fa parte della produttività

fai l'errore dei nostri "prenditori" che pensano che tutto dipenda dalla produttività del lavoro e trascurano innovazione, qualità, servizio, puntualità nelle consegne, assistenza postvendita, consistenza nei prezzi e reputazione; tutte queste cose aumentano il valore del prodotto anche se uguale ad uno venduto da un concorrente senza però queste caratteristiche.

Produttività è anche fare quello che si vende just in time minimizzando il costo dei magazzini 

fai l'errore dei nostri "prenditori" che pensano che tutto dipenda dalla produttività del lavoro e trascurano innovazione, qualità, servizio, puntualità nelle consegne, assistenza postvendita, consistenza nei prezzi e reputazione; tutte queste cose aumentano il valore del prodotto anche se uguale ad uno venduto da un concorrente senza però queste caratteristiche.

Ma come,se ho fatto l'esempio di Nutella proprio per sottolineare quest'aspetto.vabò

Appunto, hai fatto l'esempio di un prodotto che per vari motivi ha maggior valore aggiunto.
La produttività degli addetti la possiamo misurare in Kg di prodotto per unità di tempo (allora tutti gli addetti sembrano uguali, che facciano Nutella o altro cioccolato, se hanno pari efficenza) oppure in valore aggiunto diviso addetti. La UE ha deciso di usare questo parametro ed io quello ho indicato.

Che tu sappia: i dati sulla produttività delle italiane possono essere influenzati in modo sensibile dal "sommerso" o dai vari giochini contabili (azienda "reale" una che diventa due aziende per il fisco ecc) ?

Basta impedire l'accesso alla moglie, non vedo perché noi non dovremmo leggere i commenti di Corrado Ruggeri anche nei prossimi giorni!

99.84% sono SME (il 91.8% sono Micro, il 6.9% sono piccole, 1.1% medie) e 0.2% grandi.

Per L'italia il dato delle micro sale al 94.61% le le PME/PMI sono il 99.92%

Questo in UE27 dati 2008

Chiaramente i dati variano localmente: in germania le large sono di piu' (8840 contro le 3096 italiane) e le micro di meno (83% contro appunto 94.61).

Anche la produttività a seconda della dimensione aziendale varia da paese a paese ma è costante il calo della produttività in funzione del minor numero di dipendneti.

Qui trovate ogni dato statistico di dettaglio. Il database (in fogli excel) è notevole.

 

Dati molto interessanti. Si' e' vero non e' possibile vedere enormi differenze sulla % del numero di micro imprese (definite come 0-9 addetti), ma:

- per vedere le "micro" Italian style andrebbe vista la % di imprese con 1 solo addetto

- difficile valutare la quota di imprese con +250 addetti, dato che sono cosi' poche percentualmente; utile invece e' fare il ratio tra la percentuale di imprese 250+ tra un paese e l'altro: si vede cosi' che la Francia ha un numero di aziende 250+ due volte e mezzo l'Italia nel 2008 (0.19%/0.08%); non poco

Anche, un buon indicatore in questo senso e' la percentuale di lavoratori autonomi sul totale degli occupati; a memoria, l'ultimo numero che sapevo per l'italia era circa il 23%, contro qualcosa come il circa 10% in Francia e Germania, e qualcosa attorno al 30% in Grecia e Turchia