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Fassina, leggi Krugman

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Quanto al punto b) , lavorando in banca in Italia, confermo che oggi (sottolineo oggi post esperienza sub-prime), il credito lo vedi con il binocolo se non dimostri di avere reddito disponibile sufficente e sicuro e, il più delle volte, una garanzia fidejussoria di parenti che, magari, hanno un pò di risparmi presso la banca che eroga.

Eppure, se mi guardo indietro, posso testimoniare che nel 2007 i criteri di concessione erano molto più permissivi e nel credito immobiliare si finanziava fino al 120% del valore di stima dell'immobile (in quel caso il reddito doveva essere più alto).

Quindi, in quegli anni,  redditi bassi ed a bassa potenzialità di crescita non erano un eccessivo ostacolo per l'accesso al credito. Alla luce di quanto è  successo dopo (aumento dei crediti inesigibili a seguito della morosità del debitore che si è visto diminuire lo stipendio netto per effetto della Cassa integrazione, ecc. ecc) il difetto di valutazione del merito creditizio è apparso lampante.

Per inciso quindi,  torando al modello di funzionamento dell'economia, come si spiega una  così marchiana sotto-valutazione del rischio? Con i tassi tenuti eccessivamente bassi da parte delle banche centrali? E perché sono stati tenuti così bassi, forse per paura di mettere in crisi il meccanismo che garantiva tassi di crescita del PIL altrimenti poco sostenibili?

Il punto a) si presta, credo, a qualche ulteriore approfondimento teorico che scaturisce dall'osservazione della realtà. Si può reagire al reddito basso in vari modi: ce ne sono alcuni che si potrebbero definire "virtuosi" in termini di effeto che producono sul PIL, altri che, viceversa, hanno effetti recessivi. Fra i primi direi rientrano: 1) Lavorare di più, il che vuol dire fare straordinari (se  te lo consentono) o cercare un secondo/terzo lavoro (anche lavorare fuori orarrio scolastico rientra nella casistica) fino a che il trade off fisico fra tempo lavoro e tempo riposo  lo consente. 2) Aumantare la forza lavoro, facendo lavorare tutti i compinenti del nucleo familiare che sono in condizione di farlo (si può ragionevolmente essere tutti d'accorodo che i due estremi siano rappresentati dai 13enni e dai 75enni). Fra le modalità "recessive", rientra il consumare di meno e quindi ridurre i consumi fino al livello minimo di sussistenza o anche sotto, ma allora appoggiandosi a qualche ente caritatevole per soddisfare i bisogni di sussistenza (questo giochino lo si può modellizzare benissimo, basta stimare quanto costa oggi il livello di sussistenza e moltiplicarlo per il n° di componenti della famiglia che non sono in grado di lavorare).

Ecco, mi domando: l'indebitarsi, quarta modalità per reagire al basso reddito, a quale categoria appartiene? Fa bene o male alla crescita del PIL?

Ah!, dimenticavo, c'è anche una quinta possibilità di reagire al baso reddito: provare ad avere più di 1.000 ero di remunerazione del mio lavoro, che così, forse, potrei fare a meno di indebitarmi per consentire a mio figlio di fequentare l'università a Milano (che da solo, con quanto prende facendo in nero il cameriere la sera dalle 18,30 alle 1, non ce la fà a campare, visto i costi della Bocconi, l'affitto, il cibo, i libri, i trasporti, ecc. ecc. E fortuna che ho un unico figlio!), oppure potrei dedicare un pò di più di tempo al riposo (ed a mia moglie) anziché sobbarcarmi il secondo lavoro.

Ecco, andate a dirlo a Mister 1.000 euro che la Distribuzione del reddito non c'entra niente con il maggior indebitamento!